Scuola, non ci sarà ripresa senza crescita del digitale

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Connessioni da potenziare in modo strutturale e didattica a distanza da inserire al più presto nel Contratto nazionale degli insegnanti: due tra le sfide più decisive che emergono da un nostro reportage fra addetti ai lavori. Ed esempi virtuosi non mancano.

Connessione FTTH, fino a 200 mega in download, ovunque diffusa, per garantire collegamenti stabili, continui, a uso e consumo di molti. Diversamente rischia di restare uno sconnesso labirinto, la scuola italiana che nel prossimo settembre riaprirà faticosamente le porte dopo il lockdown e la tremenda fase 1 della pandemia di coronavirus, abbattutasi la scorsa primavera sul nostro Paese. Gli impegni economici e organizzativi si annunciano considerevoli, come dicono i numeri annunciati il 20 agosto dal Ministero della Pubblica Istruzione, impegnato a garantire 11 milioni di mascherine alla settimana, e quasi tre milioni di banchi monoposto pur di consentire la ripresa delle lezioni. Ma, proprio a fronte di “carichi” del genere, sarebbe uno spreco riportare gli scolari nelle aule senza un’efficienza didattica che risulta impossibile da realizzare, nel pieno di una pandemia ancora in corso, se si abdica a una compiuta e diffusa digitalizzazione delle strutture.

Alla luce di tutto ciò, durante questa sofferta estate di transizione è difficile mettere in fila orientamenti, linee-guida e gerarchie di problemi di una ripresa soggetta a letture del più vario tipo. Se alla fine alcune di queste letture si riveleranno più attendibili di altre, ciò dipenderà anche dalle decisioni concrete che, dalle elementari alle superiori, riguarderanno alternanza di didattica in presenza e a distanza, destinazione degli spazi scolastici, orari, accessi e normative varie.

Di sicuro, la tecnologia delle piattaforme, e dei “device” grazie a cui garantire continuità di connessione fra docenti e studenti, avrà ancora un ruolo centrale nell’organizzazione della didattica, ma in un contesto generale che si presta a interpretazioni anche di segno opposto. A tale proposito, per quanto riguarda il ruolo della didattica a distanza, ormai nota come Dad, si registra da una parte il sostenuto ottimismo ispirato dalla ricerca “Universi-Dad”, svolta dal centro Luigi Bobbio dell’università di Torino, e dall’altra la visione decisamente problematica formulata nel report “Disuguaglianze digitali”, elaborato dall’impresa sociale Con i Bambini assieme alla fondazione OpenPolis.

Al questionario di “Universi-Dad” hanno aderito 3mila398 docenti di atenei italiani, e il 54% di questi professori (ordinari, associati e assistenti) esprime l’augurio che la Dad, affiancata da lezioni in presenza, continui a esercitare un ruolo guida anche nei prossimi anni accademici, a prescindere dall’incombere del virus. È una conclusione basata soprattutto sui numeri fatti registrare dal semestre-Covid dello scorso periodo febbraio-giugno, durante il quale le ore di lezione si sono discostate di poco in negativo da quelle previste, mentre la frequenza da parte degli studenti è rimasta stabile.

Passando dall’università alla scuola, il quadro cambia, lasciando affiorare le criticità evidenziate nella ricerca Disuguaglianze Digitali. È ancora questione di numeri, rilevando che, secondo questo “screening”, il 12,3% dei ragazzi in età scolare – circa 850mila, compresi fra i 6 e i 17 anni – non ha un computer in casa, che il 41,9% abita in ambienti sovraffollati, e che il 57% deve condividere il device con altri componenti della famiglia.

Voci contraddittorie, fra le quali una possibile sintesi rimanda alla celebre favola sulla cicala e la formica scritta da Esopo nella Grecia di oltre 2mila500 anni fa. Scuole-formiche, che hanno creduto nelle opportunità offerte dalla digitalizzazione ben prima del Covid, hanno affrontato il lockdown come una fase di emergenza gestibile grazie al proprio know-how, mentre scuole-cicale, dove l’appuntamento con la formazione tecnologica era costantemente rinviato, hanno rischiato di essere travolte, didatticamente parlando, dalla pandemia.

Alla prima, virtuosa categoria, appartiene senza ombra di dubbio l’istituto Modesto Panetti-Pitagora che a Bari accoglie circa 800 studenti iscritti a corsi diurni e serali, per essere suddivisi fra gli indirizzi elettronico, informatico, chimico, elettrotecnico e “costruzioni”. “Vero, qui non abbiamo perso un solo giorno di lezione – conferma la preside del “Panetti”, Elisabetta Matteo – ma questo è un dato di superficie, che trova ragione d’essere nella filosofia che ispira da anni la didattica di questa scuola”. “Nel nostro istituto, infatti – continua la dirigente scolastica – funzionano da tempo classi digitali modulate secondo il format Flipping Classroom, attivato su piattaforma iTunes. Ciò significa grande importanza affidata al lavoro di ricerca svolto da ogni singolo studente, e ruolo di coaching e di mediazione attribuito al docente”. “La visione generata da questa Dad – conclude la professoressa Matteo – è quella di un gioco di squadra applicato a classi dove insegnanti e ragazzi, grazie alla tecnologia, comunicano in modo più intenso e virtuoso rispetto a quanto di norma avviene nelle tradizionali lezioni frontali”.

Altro dato certo che emerge durante questa estate di transizione riguarda la fine assodata della fase di emergenza didattica, e la necessità conseguente di definire una nuova “normalità” di metodi e procedure, indispensabile per dare un futuro concreto e positivo alla scuola italiana. A riguardo un punto di osservazione qualificante è dato dal liceo scientifico Giovanni Battista Quadri di Vicenza, risultato il primo in Italia, quanto a successive performance universitarie dei propri studenti, nella classifica stilata per il 2019 dalla Fondazione Agnelli.

“È importante fare due premesse – esordisce il professor Mauro Fabris, vicepreside del liceo Quadri. – La prima riguarda il fatto che la Dad non è prevista dal Contratto nazionale degli insegnanti, e la seconda ci rimanda all’elevato spirito di servizio dimostrato durante il lockdown dalla grande maggioranza dei docenti italiani, pronti ad aggiornarsi sulla spinta dell’emergenza, compresi i tantissimi che hanno dovuto colmare in pochi giorni, e non certo per colpa loro, vuoti importanti”.

“Detto questo – continua Fabris – il principale problema che ci troviamo ad affrontare con la riapertura di settembre, è di ordine tecnologico. A quanto si è capito durante le riunioni organizzative svoltesi durante l’estate nella sede della Provincia di Vicenza, circa una scuola su due lamenta forti problemi di connessione, finora affidata ad Adsl di tipo più o meno familiare. Per superare questo gap, ricorrendo alla connessione FTTH in fibra ottica, più potente e affidabile, bisogna fare riferimento a un piano nazionale di ammodernamento delle linee, e quindi ai relativi bandi europei necessari per aggiudicare i lavori necessari. A prima vista, non sembra qualcosa che avrà tempestiva soluzione, comunque staremo a vedere”.

“Bene il potenziamento tecnologico – conclude il vicepreside del Quadri – ma a patto di non perdere di vista la didattica, che rischia di andare in crisi a causa della considerevole frammentazione di orari e turni di presenza a cui andremo incontro. È fondamentale che anche in questo nuovo quadro operativo i docenti mantengano i collegamenti fra di loro, nell’ottica di una reale condivisione delle classi, confrontandosi continuativamente sui metodi perseguiti, i risultati ottenuti, le risposte avute dagli studenti. La banda larga serve fino a un certo punto se la classe cessa di esistere come insieme di persone affidate a un gruppo di docenti”.

Una volta chiarito il ruolo chiave della fibra ottica nella scuola della fase 2, ma anche in una futura fase 3 che sarà “post-Covid” a tutti gli effetti, molti restano i problemi evidenziati, e non risolti, durante la scorsa emergenza. Uno riguarda la formazione tecnologica. Che, per quanto concerne i docenti, andrà prevista dal prossimo contratto nazionale, dove la Dad rientrerà a pieno titolo fra gli obblighi didattici, mentre sul fronte degli studenti deve garantire pari opportunità per tutti, compresi i meno abbienti. “È un tema reale, quanto spinoso” commenta Maria Cristina Benetti, preside del liceo Gian Giorgio Trissino di Valdagno, che in provincia di Vicenza raggruppa 800 studenti divisi fra gli indirizzi classico, linguistico, economico-sociale, scientifico e scienze applicate. “Per quanto riguarda molte famiglie, che risultano essere fra le meno abbienti, la dotazione di un computer a testa per i figli in età scolare – continua la dirigente del Trissino – deve rientrare fra le priorità operative. A tal fine servono misure come sussidi, a favore di quanti hanno meno disponibilità economiche”.

“Inoltre, sarà bene non perdere di vista la manualità – continua Maria Cristina Benetti – perché tablet e pc devono coesistere con i libri, la carta del quaderno e la penna da usare per scrivere a mano quanto richiesto”. “E adesso – conclude la dirigente scolastica vicentina – torno a misurare le aule, per capire, sulla base delle distanze da rispettare, quanti alunni potranno contenere, e secondo quali turni”.

Dalla scuola al mondo della formazione professionale, il passo si accorcia in tempi uniformati dal ricorso alla Dad. Lo conferma Carla Capodiferro, responsabile per la formazione in un’associazione di imprese come la CNA di Bari. “Durante il lockdown – racconta Carla Capodiferro – una formazione veicolata da piattaforme non è stata operazione così semplice, anche se la nostra priorità era stare vicino ad aziende dimostratesi tutt’altro che reticenti verso questo nostri obbiettivo”.

“Nonostante questo spirito di condivisione – continua Capodiferro – bisogna precisare che l’offerta online è enorme, e che scegliere al suo interno non è affatto semplice. Il problema più grande è la fragilità dell’infrastruttura di rete, oltre al fatto che alcune piattaforme non offrono garanzie per la privacy”.

“Ma è anche vero – conclude la dirigente di CNA – che, a fronte di un’emergenza del genere, anni fa avremmo dovuto azzerare tutto, mentre oggi videochiamate, pc e smartphone ci hanno supportato in modo decisivo”.