Sapere cos’è la smart readiness è importante


Verso la fine di giugno l’ENEA, l’agenzia nazionale che si occupa di energia, ambiente e sviluppo economico sostenibile, ha pubblicato il settimo Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica (RAEE). Documento ponderoso, oltre 280 pagine. E tra tutte queste pagine ce n’è una che interessa particolarmente il mercato dello smart building. Il testo è intitolato “Smart readiness indicator: indicatore di predisposizione all’intelligenza degli edifici” che all’inizio puntualizza che «un maggiore utilizzo delle tecnologie intelligenti dovrebbe consentire notevoli risparmi energetici ed economici nella gestione degli edifici e allo stesso tempo migliora il comfort degli utenti».

Ecco, smart readiness è un nuovo concetto cui probabilmente si dovrà entrare in confidenza. Scrivono, infatti, i due autori Costanzo e Di Pietra che «uno dei principali punti della proposta di modifica della Energy Performance of Building Directive (EPBD, è la direttiva della Ue sul rendimento energetico nell’edilizia che promuove il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici, fornendo una guida per le decisioni di investimento) è quello di sfruttare al meglio le cosiddette tecnologie intelligenti. In particolare, l’articolo 8 prevede che, entro il 31 dicembre 2019, la Commissione adotti un atto delegato che istituisca un sistema comune europeo facoltativo per valutare la predisposizione all’intelligenza (smart readiness) degli edifici, ovvero la capacità di adattare il proprio funzionamento alle esigenze sia dell’occupante sia della rete e di migliorare l’efficienza energetica e la prestazione complessiva».

L’Europa sta, insomma, mettendo a punto l’indicatore della predisposizione all’intelligenza dell’edificio (Smart Readiness Indicator – SRI) che, per quanto non vincolante «è destinato a una facile comprensione da parte del consumatore nel valutare la capacità tecnologica degli edifici a interagire con i loro occupanti in una logica demand-response e con le infrastrutture energetiche (a livello di distretto) al quale l’edificio è connesso», si legge ancora nel testo.

Secondo i due autori questo nuovo strumento «potrebbe costituire un incentivo all’integrazione di soluzioni tecnologicamente avanzate basate su sistemi ITC per l’efficienza energetica negli edifici, che possono sia consentire condizioni abitative più sane e confortevoli, sia facilitare l’integrazione con impianti di generazione distribuita alimentati da fonte rinnovabile».

Nel frattempo, la Commissione europea ha commissionato uno studio per la definizione e l’implementazione della metodologia di calcolo dello SRI. Studio che dovrebbe concludersi alla fine di questo anno, ma che ha già prodotto «un catalogo di servizi intelligenti capaci di ottimizzare l’interazione edificio-occupanti, l’interazione edificio-rete e l’interoperabilità tra le diverse tecnologie (principio, quest’ultimo, giudicato come prerequisito essenziale)». I servizi intelligenti individuati sono raggruppati in 11 Domini: riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria, ventilazione meccanica, illuminazione, sistemi dinamici d’involucro (controllo dell’apertura delle finestre), produzione energetica in loco, Demand Side Management (DSM), ricarica di veicoli elettrici, monitoraggio e controllo.

Il testo specifica, infine, le fonti e i riferimenti scelti per i vari domini. «Per i domini che prevedono i sistemi di controllo BACS (Building Automation Control System), come riscaldamento, condizionamento, acqua calda sanitaria e controllo della temperatura, la principale fonte è stata la EN 15232-1:2017; per i sistemi di controllo dell’illuminazione si è fatto riferimento alla CEN/CENELEC Smart House Roadmap (2010); per la generazione locale di energia e il Demand Side Management il principale riferimento è stata la Smart Grid Standardization Roadmap (IEC 2010)».

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