La rotta italiana verso l’idrogeno verde è ancora da tracciare


Presentato l’Hydrogen Innovation Report 2022: nel nostro Paese traguardi ambiziosi ma quadro normativo e investimenti restano indefiniti

È troppo presto o troppo tardi? Domanda che ci si è posti spesso in tema di adozione delle fonti rinnovabili, con risposte variabili a seconda della sorgente di energia presa in considerazione. Domanda che resta di forte attualità se ad esserne oggetto è l’idrogeno, ben presente da anni nei ragionamenti degli addetti ai lavori, ma sostanzialmente lontano dai riflettori dei mezzi di comunicazione. Ciò non significa che non ci siano occasioni per approfondire l’argomento, come la recente presentazione dell’Hydrogen Innovation Report 2022.

Principale obiettivo dello studio, quello di analizzare le potenzialità legate allo sviluppo del mercato dell’idrogeno in Italia, focalizzandosi sugli utilizzi finali in quei settori che risultano difficilmente elettrificabili – come acciaio e fonderie, chimica, ceramica, carta e vetro – e per questo definiti come Hard-to-Abate. Senza trascurare alcuni importanti segmenti del trasporto, come quello pesante su gomma, il trasporto navale e aereo, nonché il trasporto su rotaia per le tratte non ancora elettrificate.

Distinguere l’idrogeno

Un rapporto che va letto tenendo ben presente una distinzione fondamentale, ovvero che esistono diverse tipologie di idrogeno, identificate da vari colori, in base alle modalità del suo ottenimento. In particolare, l’idrogeno grigio è quello che viene ricavato, attualmente la quasi totalità, da processi che comportano l’utilizzo di combustibili fossili. Se l’impiego di quest’ultimi avviene però con lo stoccaggio dell’anidride carbonica generata durante la produzione, allora l’idrogeno ricavato viene identificato con il colore blu. L’idrogeno verde è invece quello ottenuto utilizzando esclusivamente fonti energetiche rinnovabili (per lo più attraverso processi di elettrolisi).

Dunque, l’Hydrogen Innovation Report evidenzia come l’Italia è attualmente il quinto Paese europeo per consumo di idrogeno, con circa 0,6 Mton (milioni di tonnellate). Più del 70% della domanda viene dalla raffinazione, circa il 14% dal settore dell’ammoniaca e il resto dalla rimanente industria chimica. La domanda complessiva idrogeno in Europa si attesta invece sulle 8,4 Mton annue. Anche nell’intero continente il settore della raffinazione è il principale utilizzatore con il 49% del totale, seguito dalla produzione di ammoniaca (31%) e di metanolo (5%).

Il passaggio al blu e al verde

Il rapporto sottolinea quindi come, dal punto di vista tecnologico, per questi settori non sussistono particolari vincoli al passaggio all’idrogeno blu o verde, con varie industrie che già autoproducono e consumano idrogeno (sebbene grigio) per soddisfare i propri fabbisogni. Tuttavia, nel caso di passaggio all’idrogeno blu occorre tenere in considerazione le criticità legate alle necessità di stoccaggio dell’anidride carbonica. Invece, nel caso di passaggio all’idrogeno verde mediante il ricorso a fonti rinnovabili non programmabili (esempi tipici il solare e l’eolico), uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla necessità di alimentazione in continuo dei processi produttivi.

Una transizione che vede il nostro Paese alle prese con vari nodi da sciogliere. Le linee guida nazionali per lo sviluppo graduale del mercato dell’idrogeno prevedono un utilizzo dell’idrogeno blu nel breve-medio termine per far nascere e sviluppare una filiera ad oggi ancora in stato embrionale, mentre l’obiettivo al 2050 è quello di una penetrazione molto più decisa dell’idrogeno verde. Tradotto in cifre, questo significa una penetrazione dell’idrogeno nei consumi energetici finali pari al 2% nel 2030, per arrivare al 20% nel 2050.

Dieci miliardi di risorse

Il problema è che per raggiungere questi obiettivi c’è bisogno di strategie ben precise e correlati investimenti, elementi di cui ancora non c’è traccia. Il report sottolinea, ad esempio, che il raggiungimento del 2% nel mix energetico alla fine del decennio comporterà l’installazione di 5 GW di capacità d’elettrolisi per la produzione di idrogeno e investimenti pari a 10 miliardi di euro. E poiché l’obiettivo per la metà del secolo è dieci volte più grande, anche capacità d’elettrolisi ed investimenti dovranno crescere di conseguenza.

Da qui le raccomandazioni contenute nel rapporto, rivolte ai vari organismi decisionali dello Stato: attuare delle azioni di policy per la crescita delle rinnovabili che comprendano la creazione di un mercato specifico relativo all’idrogeno verde; favorire l’installazione di nuova capacità ottenuta dagli elettrolizzatori e la realizzazione di progetti legati all’idrogeno; realizzare le riforme volte a definire le norme tecniche di sicurezza in merito alla produzione, trasporto, stoccaggio e utilizzo dell’idrogeno.