FTTH SI REALIZZA CON CONNESSIONE ALLA RETE DEL ROE D’EDIFICIO: COLAO DOCET


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Non ci poteva essere notizia migliore per far salire la pressione alle stelle in vista di Smart Building Expo!

Nel corso di un question time alla Camera dei deputati, svoltosi il 10 novembre, il Ministro per l’Innovazione tecnologica Vittorio Colao, nel rispondere ad una interrogazione dell’On. Enza Bruno Bossio, Segretario della IX Commissione della Camera, ha dichiarato che, nel quadro del piano Italia a 1 Giga, l’obiettivo è quello di portare la connettività a 6 milioni di “civici” entro il 2026 e che il modello adottato sarà il wholesale only.

Fin qui poco di nuovo, direte. Ma la vera notizia è che, sollecitato al riguardo, il Ministro Colao ha precisato che l’operatore aggiudicatario dovrà realizzare infrastrutture di rete “inclusive del ROE (ripartitore ottico d’edificio ndr) fino all’edificio”. Questo per evitare le storture del passato che di fatto hanno classificato come FTTH reti che arrivavano anche a parecchie decine di metri dagli edifici che dovevano connettere.

La cosa più rilevante al riguardo è che per la prima volta e in modo inequivocabile, viene modificato il concetto di servizio “end to end”, spostando il punto d’accesso alla rete dall’appartamento dell’abbonato (la vecchia borchia) al ROE, ovvero alla base dell’edificio, fissando di fatto un confine netto tra rete “pubblica” e rete “privata”, facendo propri i principi ben enunciati nel Codice europeo delle comunicazioni elettroniche.

Cosa cambia, quindi? Molto, perché finalmente si potrà parlare legittimamente non solo di applicazione della L. 164/2014 e dell’art. 135bis del TU dell’edilizia, ovvero di realizzazione degli impianti multiservizi in fibra ottica negli edifici nuovi e ristrutturati e del loro utilizzo, ma anche di adeguamento degli impianti condominiali esistenti, creando non più conflittualità ma sinergia tra gli operatori wholesale (Fibercop, Open Fiber, ma anche altri operatori minori) e proprietari di immobili, con una netta divisione delle competenze e delle responsabilità. Un’operazione che, come abbiamo a lungo caldeggiato, spalleggiati da numerose realtà della filiera, potrebbe finalmente ridisegnare l’architettura della rete in chiave pertinenziale, sfruttando l’occasione unica del cambio tecnologico dal rame alla fibra per avviare un sistema in grado di cambiare i connotati delle case degli italiani, anche in termini di efficienza energetica.

Potremmo essere quindi (e il condizionale è d’obbligo) all’inizio di una svolta epocale che potrebbe portare ad un’accelerazione fortissima nel processo di adeguamento impiantistico del patrimonio edilizio italiano, specie se alla chiarezza dei concetti dovesse seguire un’azione di push alla sostituzione degli impianti obsoleti (analogamente a quanto sta facendo Arera per le colonne montanti elettriche vetuste), mediante uno stimolo fiscale (voucher) a vantaggio soprattutto dei condomini legalmente costituiti.

Se tutto ciò si dovesse realizzare la filiera sarà chiamata a fare la sua parte e avrà ottime possibilità di agganciare stabilmente la ripresa economica in atto.