Il Digitale in Italia 2020

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Il futuro? Si gioca tra sanità e scuola digitalizzate e maggior sostegno a startup innovative e tecnologia, come afferma Marco Gay (Anitec-Assinform): “Digitale centrale per dare basi solide alla ripartenza

 

Sale il mercato ICT (+2,1% nel 2019): il digitale va rimesso al centro del percorso di rilancio dell’economia del Paese, come afferma Marco Gay. Il digitale deve essere messo al centro di una strategia di rilancio dell’economia che vada oltre il contingente, colga l’urgenza di ammodernare il Paese, renda sostenibile il nuovo debito, dia basi solide alla ripartenza, aiuti ad accedere ai fondi europei. Non può essere l’accessorio delle visioni di sempre.  Mai come oggi servono concretezza e una politica per il digitale.

Con queste parole  Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform di Confindustria che raggruppa le principali aziende ICT, ha commentato a caldo la presentazione del rapporto annuale intitolato Il Digitale in Italia, realizzato grazie alla collaborazione con NetConsulting cube.

Il Digitale in Italia 2020: i dati del rapporto

“Fino a tre mesi fa credevamo di presentare un andamento del mercato digitale italiano in linea con le previsioni. In crescita del 2,1% per il 2019, e atteso crescere anche di un punto in più nel 2020, a conferma di un leggero progresso nella digitalizzazione di imprese, amministrazioni pubbliche e famiglie”, afferma Gay.
Ma poi è arrivata l’emergenza sanitaria, con la prospettiva di un Pil 2020 in calo fino a meno 9%:

“Il mercato ICT 2020 limiterà il calo al 3,1% per recuperare nel 2021, per la capacità del digitale di dare ossigeno all’economia nelle fasi più difficili, la sua anticiclicità e la sua vocazione a sostenere una ripartenza che sarò lunga. Sono aspetti che invocano visioni e politiche adeguate per il digitale, e soprattutto concretezza, anche in vista del sostegno dell’Europa.”

Un 2019 memorabile, però, e che ha consegnato un Paese ancora in ritardo nell’innovazione digitale sì, ma in progresso e con dotazione di sistemi, reti e servizi che ha permesso di attenuare gli effetti del lockdown.
E infatti lo scorso anno il mercato digitale italiano è cresciuto del 2,1% fino a 71,9 miliardi di euro (71.932 milioni), e negli altri comparti la progressione è risultata netta e diffusa: tra servizi ICT a 12.302 milioni (+5,8%); software e soluzioni ICT a 7.694 milioni (+7,8%); dispositivi e sistemi a 19.125 milioni (+1,7%), e contenuti digitali e digital adv a +8,4%.
Un anno nel quale si è confermato il ruolo determinante dell’innovazione, tra IoT, Cybersecurity, Big Data, Piattaforme per la gestione Web, Mobile business (Digital Enabler).

Nei primi mesi del 2020, queste condizioni hanno permesso il lavoro a distanza di milioni di addetti, la continuità delle attività nelle imprese che più hanno investito nel digitale, l’accesso all’informazione, la salvaguardia di servizi pubblici essenziali, dalla sanità sino alla scuola da remoto. Ciò dovrebbe essere all’evidenza di chi, proprio in questi giorni, sta affinando il quadro dei provvedimenti per il rilancio, e invoca la progettualità necessaria ad accedere ai fondi straordinari dell’Unione Europea. Perché il digitale è centrale in una strategia d’intervento che vada oltre il contingente e dia basi solide alla ripartenza, agendo da moltiplicatore. Oggi non è più sufficiente accontentarsi della maggiore capacità di resistere in un momento difficile.

Il Digitale in Italia 2020: quale futuro?

Se in questo 2020 il mercato digitale sarà destinato a scendere, mostrerà, secondo la ricerca, una resilienza maggiore rispetto agli altri settori e ambiti come Cloud, Cyber security e IoT vedranno crescere i propri tassi a due cifre, come ha sottolineato Gay:

La globalizzazione si è manifestata in tutte le sue componenti sollecitando una progettualità già imposta in condizioni di normalità per recuperare efficienza. La necessità di assicurare liquidità alle imprese è prioritaria ora, ed è essenziale che l’erogazione dei crediti recuperi in toto i ritardi.

Per Gay sarà necessario, nei prossimi mesi, investire anche nel comparto ICT, essenziale per dare impulso alla digitalizzazione della PA e della Sanità, accelerare lo sviluppo delle infrastrutture a banda ultralarga fisse e mobili, sostenere startup innovative e ammodernare l’istruzione, anche per colmare il gap di competenze digitali.

Delineati da Anitec-Assinform i piani di intervento per una nuova politica digitale italiana, dando, ad esempio, alle imprese di tutti i settori la possibilità di non rallentare i processi di trasformazione digitale e alle infrastrutture a banda ultra-larga nuova spinta. Per le PA si parla di dare la possibilità di contare su gare di minor complessità e durata, e su risorse e progettualità utili a ricuperare i ritardi di interoperabilità tra Amministrazioni, mentre spazio alle innovative strategie per la scuola, tra infrastrutture e competenze specifiche alla didattica a distanza e alla sanità con una decisa spinta alla digitalizzazione delle in aree chiave, dai grandi database per la prevenzione, alla diffusione in tutte le regioni del Fascicolo Sanitario Elettronico, all’interoperabilità dei sistemi