La nuova Tv viaggia in streaming, con protocolli o senza

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La Tv si fa sempre più streaming.

Anche in Italia, dove i dati appena diffusi sulla diffusione delle Tv streaming dall’agenzia inglese Ovum, focalizzata su telecomunicazioni e digitale, parlano chiaro: crescita continua di Netflix, piattaforma fiction che a fine 2018 ha raggiunto il traguardo del milione e 500mila abbonati, buona tenuta della concorrente Infinity, marchiata Mediaset, attestata sugli 800mila, e pubblico calcistico conteso dalle piattaforme Dazn, i cui paletti sono piantati su Serie B e parte di Serie A, e Sport Eleven, diventata la Tv della Serie C. Per un totale di quattro milioni di abbonati paganti ai canali streaming, ormai non lontani dai sei e mezzo delle pay tv tradizionali, che presentano dati in lieve ma progressivo decremento.

Nel corso del 2019 questa della Tv streaming è una tendenza che ha tutta l’aria di radicalizzarsi. La cosa si fa talmente seria che la Disney, per confermare il lancio della piattaforma Disney+, destinata a spopolare con la sua dotazione di cartoni Marvel e serie animate Pixar, affida l’annuncio a un documento depositato in Borsa, fissando l’appuntamento per l’11 aprile prossimo, “Investor Day” dedicato dalla Disney ai suoi investitori e azionisti.

“Colpisce l’attenzione il fatto che si tratti di canali OTT, acronimo che sta per Over The Top, indicando quanto arriva sui nostri device in streaming direttamente dalla rete di internet – rileva Marco Pellegrinato, vicepresidente di HD Forum Italia – con un impatto decisamente rivoluzionario sui nostri consumi e le nostre abitudini. Ciò obbliga l’intero sistema televisivo a riposizionarsi, come dimostrano gli accordi presi da Netflix con Sky per diffondere i propri contenuti tramite il menù Sky Q. Di sicuro, in uno scenario destinato a continui rivolgimenti, l’installazione televisiva non potrà più prescindere dalla triplice connessione per fibra, Ethernet e antenna, così da lasciare la massima libertà possibile all’utente”.

Poi, ovviamente, c’è streaming e streaming. Non mancano quelli in tutti i sensi “turbolenti”, sia per la discontinuità del segnale che per le reazioni negative provocate da questo gap tecnologico se c’è di mezzo il pagamento di un abbonamento. Fra i casi più eclatanti si segnala quello di Dazn, la piattaforma a cui la Lega Calcio ha ceduto parte dei diritti di trasmissione per il campionato di Serie A in corso. Finché si tratta di una Juventus-Chievo, il sistema regge, ma quando si passa all’audience più massiccia di un Milan-Napoli, la ressa di connessioni ingolfa il segnale, causando un fastidioso e ripetuto effetto “buffering” ovvero continui blocchi e ritardi di immagini.

Dazn è peraltro un canale streaming IPTV che, a differenza dei canali OTT Over The Top, va in onda in modalità più protetta, ovvero CDN, acronimo che sta per Content Delivery Network, rete per la consegna di contenuti a pagamento. Come la definizione indica, si tratta di un sistema di trasmissione il cui accesso garantisce sulla carta una maggiore qualità di servizio grazie al rispetto dei protocolli TCP/IP. Per quanto riguarda Dazn e altri canali sportivi è un accesso che presenta però molte falle, visto l’esponenziale aumento di collegamenti “pirata”. A questo proposito la Lega Calcio di Serie A ha comunicato che a metà campionato sono state rilevate oltre 43mila violazioni, con tendenza a raggiungere ben presto, e superare di gran lunga, le 64mila rilevate in tutto lo scorso campionato.