Impianti multiservizio: siamo ad un punto di svolta?


Venerdì 13 aprile comincia da Vicenza lo Smart Building Roadshow 2018. Argomento clou del Roadshow sono gli impianti multiservizio, un tema promosso convintamente da Smart Building Italia (vedi per esempio, la collaborazione alla realizzazione della guida con Confindustria Digitale, Assimpredil Ance e Anitec-Assinform) perché infrastruttura determinante per l’affermazione del concetto di edificio in rete. Al proposito pubblichiamo di seguito un articolo a firma di Luca Baldin, project manager di Smart Building, pubblicato dal Giornale dell’Installatore Elettrico (che ringraziamo per la concessione. Per leggere il Giornale in versione digitale occorre registrarsi a questo link).

 

In Italia, un conto è definire le regole del gioco, altro è far sì che i giocatori le rispettino. Un vulnus dettato dalla forma mentis italica, ma anche da un apparato normativo complesso, spesso soggetto ad interpretazione che certamente non favorisce una linearità causa-effetto tra le intenzioni del legislatore e le conseguenze sulla società e sul mercato.

Impianti multiservizio: siamo ad un punto di svolta?Il caso del “nuovo” art. 135 bis del Testo Unico dell’edilizia (DPR 6 giugno 2001 n. 380), inserito dalla Legge 164/2014, ne costituisce quasi un caso di scuola. Cosa prevede l’articolo? Che tutti gli edifici di nuova costruzione e le “ristrutturazioni profonde” la cui domanda di autorizzazione edilizia sia stata presentata dopo il 1° luglio 2015 devono essere equipaggiati con un’infrastruttura fisica multiservizio passiva interna all’edificio.

L’intenzione del legislatore è chiara: spingere affinché gli immobili vengano dotati di un impianto di distribuzione dei segnali digitali favorendo il completamento della rete a banda ultra larga, ovvero la rete in fibra ottica in modalità FTTH (Fiber To The Home). Le abitazioni ad oggi costituiscono, infatti, il vero collo di bottiglia della rete, con impianti “verticali” nella maggioranza dei casi del tutto inadatti a completare l’immenso lavoro di aggiornamento della rete e il raggiungimento degli obiettivi posti dall’agenda digitale italiana ed europea.

Per facilitare l’azione dei tecnici, il CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) ha immediatamente realizzato una guida applicativa (306/22), compendio delle norme tecniche indicate nel provvedimento legislativo che si pone come punto di riferimento per chiunque si appresti a progettare e realizzare gli impianti multiservizio.

Fin qui c’è poco da interpretare, ma il legislatore è andato oltre, prevedendo che l’impianto verticale sia sottoposto a regole analoghe a quelle di qualsiasi altra tratta di rete di tlc in Italia, ovvero che il suo proprietario e/o gestore sia tenuto ad assicurarne l’accesso a qualsiasi operatore che ne faccia richiesta, a condizioni “eque e non discriminatorie”.

Quali sono queste condizioni eque e non discriminatorie anche in ordine al prezzo?

Per circa due anni si è assistito ad una situazione di stallo. L’applicazione della norma ha dovuto fare i conti col rallentamento dell’attività del comparto edilizio e con una certa renitenza all’aggiornamento dei diversi livelli professionali e imprenditoriali coinvolti.

A poco sono valse circolari delle associazioni di categoria ed altre attività di divulgazione e di informazione, non di rado partite dalla filiera produttiva.

Punto di debolezza, stando ai dati resi noti pochi mesi fa dal MISE, è ancora la profonda disinformazione da parte degli uffici tecnici comunali, che dovrebbero svolgere l’attività di controllo; gli impianti multiservizio costituiscono, infatti, parte imprescindibile della documentazione che il progettista e l’impresa devono esibire per ottenere l’agibilità del nuovo immobile e fa parte dei documenti di compravendita che il notaio deve richiedere alla stipula dell’atto. Dato quest’ultimo condiviso dalla giurisprudenza e che va a costituire la vera, potenzialmente pesante “sanzione” indiretta alla non applicazione della legge, con responsabilità in capo a tutti i livelli professionali coinvolti, anche in caso di contenzioso con l’acquirente finale dell’immobile.

Impianti multiservizio: siamo ad un punto di svolta?In tal senso la norma prevede che gli immobili dotati di impianti multiservizio possano valorizzare tale dotazione attraverso l’uso di un’etichetta volontaria (edificio predisposto alla banda larga), ufficializzata dal MISE lo scorso novembre in occasione di Smart Building Expo a Milano. Potete scaricarla qui.

Un riconoscimento che si somma ad altri miranti a valorizzare la dotazione impiantistica degli edifici, come la certificazione della classe energetica, o alcune certificazioni internazionali (Leed o Klimahouse per fare due esempi noti), o ancora la più recente classificazione degli impianti di ricezione satellitare (variante 2 della guida tecnica CEI 100-7). Ma soprattutto una certificazione che si traduce in un aumento del valore, come hanno dimostrato alcune rilevazioni di agenzie di real estate, che hanno quantificato tale aumento tra il 2 e il 5% del valore complessivo dell’immobile, con un miglioramento considerevole in termini di vendibilità.

Qual è quindi il nodo che rimane da sciogliere per vedere finalmente applicato il dettato del 135/bis con il relativo effetto trascinamento per le applicazioni più interessanti in ambito di home and building automation? A detta di molti è la farraginosità del sistema che – probabilmente in modo involontario – la norma determina. Anche soltanto immaginare che una Telco possa riferirsi contrattualmente a migliaia di condomini, chiedendo ad ognuno di essi di assicurare standard di manutenzione degli impianti in linea con la loro contrattualistica, è francamente un’illusione e spiega la ritrosia dei principali operatori ad utilizzare gli impianti già realizzati.

Diverso sarebbe se si imponessero sul mercato dei gestori di tratte terminali della rete come cuscinetto tra Telco e condomini in grado di assicurare la manutenzione in modalità 7/24 e razionalizzare i rapporti tra operatori tlc e proprietari degli immobili e, quindi, degli impianti realizzati. Un passaggio che probabilmente si realizzerà grazie ai meccanismi automatici del mercato che regolano domanda e offerta nel momento in cui la posta in gioco sarà finalmente chiara.

Considerati i primi evidenti segnali di accelerazione nella realizzazione di impianti multiservizio, crediamo di non essere cattivi profeti nell’immaginare in tempi ragionevolmente brevi un intervento dell’autorità garante, a questo punto necessario, per determinare con chiarezza poche cose ma chiare: la soglia entro la quale la richiesta di un prezzo si possa definire equa e, di conseguenza, quando ci si possa opporre legittimamente alla duplicazione dell’impianto. Ed ancora: quali garanzie il proprietario dell’impianto deve assicurare in termini di manutenzione per dare certezze agli utilizzatori della rete.

Certi che poi il mercato farà il resto.

Condividi questo contenuto
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Print this page