Nuovo switch off e DVB-T2, ne ha parlato la TV


Il 20 giugno prossimo a Bologna nella sessione mattutina del 1° Forum Smart Installer interverranno Marco Pellegrinato di Mediaset e Sebastiano Trigila della Fondazione Ugo Bordoni 
sul nuovo switch off della televisione italiana e sull’infrastruttura per la nuova televisione. Il nuovo switch off, che segue quello ultimato appena nel 2012 con il passaggio dalla TV analogica a quella digitale, è programmato tra il 2020 e il 2022 e si rende necessario perché l’Unione europea ha deciso di destinare al 5G le frequenze in banda 700 Mhz, ora occupate dalla televisione. Il risultato è che le attuali trasmissioni del digitale terrestre saranno spente a favore dello standard di trasmissione DVB-T2 con standard di compressione video HEVC.

Gli telespettatori dovranno adeguarsi, acquistando un decoder oppure un nuovo televisore. Viceversa, non si potranno più vedere i programmi, ma solo una composizione “cubista” di pixel scomposti. La qual cosa, cioè il nuovo switch off, non pare piacere affatto agli italiani. Almeno stando al servizio che Report, il programma di Rai 3, ha dedicato all’argomento, andato in onda lunedì scorso, 7 maggio.

«La difficoltà – ha spiegato a suo tempo un articolo del sito DDay.it – è che i cambi non riguarderanno un canale ma tutti e non saranno neppure tutti all’unisono; quindi è facile prevedere grandi disagi per gli utenti, anche per coloro che avranno adeguato il proprio TV, e la necessità di interventi probabilmente ripetuti da parte degli antennisti». Per non dire, inoltre, che gli incentivi previsti nella legge Finanziaria 2018 a favore dei cittadini sono scarsini. «Stimando un possibile incentivo di 25 euro a decoder, si riuscirebbe a coprire al massimo 4 milioni di schermi, mentre per gli altri 6 milioni sarebbe necessario un adeguamento spontaneo a totale carico degli utenti», ha calcolato DDay.it.

Neanche i broadcaster, specie quelli locali, sono entusiasti di questa rivoluzione, già scottati dalla precedente esperienza: dovranno fare comunque di necessità virtù, “stringersi” nelle frequenze che restano a loro disposizione, trovando un accordo che garantisca lo spazio per tutti (alle emittenti saranno destinati 600 milioni). Resta il fatto (consolatorio, forse, dato il perdurante bisogno di risorse per il nostro bilancio) che lo Stato conta di incassare 2,5 miliardi di euro dalle gare per le nuove frequenze destinate agli operatori tlc.

Per vedere il servizio di Report, cliccate qui.

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