Lo scaccomatto si farà con le torri


L’accelerazione del 5G, dovuta alla pandemia e ai bisogni tecnologici che ha provocato, farà del 2021 un anno di svolta per le Towers italiane, già rivoluzionate dalla fusione Tim-Vodafone in Inwit e dalla moltiplicazione delle microcelle di Cellnex. Nel frattempo anche le infrastrutture televisive di RaiWay ed EiTowers puntano (davvero) a “incontrarsi”

“Il 2021 sarà l’anno delle torri Tlc, e si genererà un movimento tale da coinvolgere anche i broadcaster televisivi” sostiene, dati alla mano, Emilio Villacidro, consigliere di ANFoV, Associazione Nazionale Fornitori di Videoinformazione, che costituisce un osservatorio quanto mai autorevole se si vuole tastare il polso tecnologico del Paese. “Non si può pensare diversamente – continua Villacidro – davanti a un indotto che, pur nell’anno della pandemia, ha dato solo segnali di crescita. Perché, è vero, c’è stata la nascita del colosso Inwit generato dalla fusione di Tim e Vodafone, impegnato ora a gestire qualcosa come 22mila torri sparse sul territorio nazionale. Ma bisogna rilevare anche la vitalità espressa, in termini di acquisizioni e partnership, da un operatore come Cellnex”.

In effetti, per quanto riguarda le torri per le telecomunicazioni, il quadro prospettato da Villacidro, trova immediata conferma in quanto – cosa di questi giorni – dichiara ai media Giovanni Ferigo, amministratore delegato di Inwit annunciando da qui al 2023 un piano di nuove torri squisitamente “Smart”, cioè più piccole, installabili in tempi brevi, dotate di soluzioni aperte, “multi-operatore”, in grado di colmare il Digital Divide che affligge notoriamente il nostro Paese.

Se pensiamo che, dopo lunga gestazione, Inwit Torri nasce l’altro ieri – nel marzo di quest’anno – l’annuncio di Ferigo fa capire come sia stata costituita da soggetti troppo forti per non imprimere uno sviluppo immediato alla propria fusione. “Le infrastrutture di Telecom-Tim e la liquidità di Vodafone fanno pensare che già nel 2021 Inwit darà una scossa potente al mercato italiano – continua Villacidro. – E’ inevitabile, pensando che da questa fusione è nato il secondo gruppo europeo per le telecomunicazioni wireless, subito alimentato da una domanda di rilevazione dati e di lavoro a distanza inevitabilmente aumentata nell’anno della pandemia in una sistema dove l’attività in remoto, sanitariamante sicura, ha acquisito all’improvviso un’importanza cruciale”.

Già, perché come fa intendere il consigliere di ANFoV, fra i pochi dati certi riguardanti la ripresa globale dopo la pandemia di covid, uno riguarda la sua stretta connessione con la tecnologia internet di quinta generazione, nota come 5G, non solo più rapida e duttile delle quattro precedenti, ma in grado anche di gestire una quantità di device per unità di superficie “almeno” dieci volte superiore a quanto avviene attualmente. Se con il 4G si arriva a un massimo di 100mila dispositivi per chilometro quadrato, il 5G permette di passare a un milione, con potenzialità applicative tendenti all’illimitato nella produzione industriale così come nei servizi. Solo per citare un settore come la sanità, oggi al centro di ogni attenzione, è alle risorse del 5G che si ci si affida per introdurre pratiche di portata epocale come la chirurgia a distanza, effettuata con l’impiego di robot, e l’utilizzazione dei “wearables”, i dispositivi indossati giorno dopo giorno per un monitoraggio preventivo di patologie come infarto, ictus e diabete.

Di dimensioni piccole, relative in questo caso alle “microcelle” così funzionali all’avvento del 5G, parla anche Emilio Tenaglia, Director Operations di Cellnex Italia. Come operatore indipendente di infrastrutture, la spagnola Cellnex gestisce nel nostro Paese 12mila dei 60mila siti di cui è dotato il proprio portafoglio europeo. “Su molti di questi impianti stiamo intensificando l’installazione di microcelle multi-operatore, indispensabili per garantire una comunicazione permanente e ottimale – spiega Tenaglia. – E’ l’unica soluzione tecnologica in grado di tutelare traffico telefonico e internet in luoghi sovraffollati come stadi e stazioni, ma anche dentro centri commerciali, ultimo in ordine di tempo il Maximo inaugurato a Roma, servito da un nostro apposito sistema di microcelle”.

Su come il know-how Cellnex in fatto di torri Tlc si stia applicando alla realtà italiana, Tenaglia continua: “Abbiamo già installato i nostri sistemi in ospedali come Niguarda di Milano, Borgo Trento di Verona e Ospedali Civili di Brescia, e possiamo vantare successi ottenuti in strutture ritenute fino a poco tempo fa inaccessibili. Cito ad esempio la metropolitana e le nuove torri-grattacielo di Milano, lo stadio di San Siro e lo Juventus Stadium di Torino”.

“Questi interventi continui, e diffusi su tutto il territorio nazionale – asserisce Emilio Villacidro di ANFoV – sono un segnale dell’importanza che riveste il mercato italiano per Cellnex. Un peso inevitabilmente accresciuto con l’acquisizione delle torri di un operatore come WindTre”. Il riferimento è ai dieci miliardi di euro con cui lo scorso novembre Cellnex ha incorporato tutto il patrimonio europeo di antenne del gruppo CK Hutchison, comprensivo degli impianti di Wind Tre, circa settemila, ampliando un portafogli italiano di torri che già comprendeva le oltre duemila acquisite nel 2019 dall’operatore francese Iliad. Sono numeri, movimenti e progetti che avvalorano le stime compiute da una società di consulenza come Gartner. La quale ci dice che solo nel 2020 il 5G ha fruttato oltre otto miliardi di dollari di ricavi per gli investitori, quasi il 100% in più rispetto al 2019.

Difficile pensare che, a fronte di una vitalità, e di prospettive del genere, le torri televisive italiane restino ingabbiate dentro le limitazioni derivate dalla loro attuale sottoutilizzazione, aggravata dal fatto di non essere più depositarie uniche della trasmissione del segnale Tv, affidato anche a nuovi vettori fortemente evolutivi  come la fibra ottica e lo stesso 5G. In particolare, risultano ancora appetibili le circa 150 torri “alte” in dotazione a RaiWay, la società per azioni del gruppo Rai a cui è demandata la rete del segnale televisivo. Si tratta di massicce infrastrutture ben distribuite sul territorio italiano, in grado di essere convertite a nuovi servizi anche in sinergia con altri operatori, a patto di trasformare in business queste non comuni potenzialità.

Il patrimonio è sulla carta così allettante che spesso la Borsa ha provato a dargli le ali, caldeggiando soprattutto la fusione con l’altro soggetto deputato alle torri televisive in Italia, Ei Towers, società che, pur continuando a gestire da proprietaria le 1700 strutture destinate alla trasmissione del segnale del gruppo Mediaset, dalla stessa Mediaset si è staccata allo scopo di svolgere servizi in partnership con altri operatori. Secondo la simulazione divulgata lo scorso settembre da una banca di investimenti come Equita SIM, il matrimonio RaiWay-Ei Towers avrebbe all’epoca fruttato un dividendo di un euro e 4 per ogni azione.

Guarda caso, o forse no, una settimana dopo questo invito alla fusione affidato a un’analisi di mercato, la banca d’affari Goldman Sachs offriva 8 milioni e mezzo di titoli RaiWay a 5,65 euro l’uno, mantenendo il riserbo sul nome del venditore, forse istituzionale, e avvalendosi del sostegno promozionale ancora una volta di Equita, basato sulla convinzione di un’ormai prossima intesa con Ei Towers.

“Profezia” che, rispetto a settembre, ha oggi più possibilità di avverarsi. Succede infatti che, come comunicato sul sito di Borsa Italiana lo scorso dicembre, sotto l’albero di Natale Ei Towers ha ottime possibilità di trovare gli oltre 500 milioni di euro offerti dal gruppo americano Phoenix International (sostenuto dai fondi Blackstone e John Hancock) per l’acquisizione dei 1600 tralicci telefonici della controllata (al 100%) Towertel.

Se l’affare va in porto, una Ei Towers finanziariamente più forte e rimasta con le sole torri televisive da mettere in campo potrebbe avere argomenti più convincenti per una fusione con RaiWay in grado di rafforzare entrambi i soggetti. Certo, è necessario sull’altro versante un Dpcm governativo con cui consentire a RaiWay di firmare l’intesa accettando di ritrovarsi in minoranza all’interno della nuova società (cosa finora mai consentita per la Tv pubblica dalla legge italiana), ma molto fa pensare che nel 2021 anche questo tabù possa cadere.

Potere delle Torri, le pedine di gran lunga più ambite nell’attuale scacchiera delle Tlc italiane.