Troppe Tv da rottamare in trenta mesi:  Switch Off televisivo ad alto rischio

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Lo sostiene Marco Pellegrinato, direttore del settore Ricerca & Sviluppo di Mediaset: “In base ai dati Auditel, ci sono 26 milioni di televisori da sostituire entro settembre 2022, dead-line fissata per ricevere il segnale unicamente nel nuovo standard DVB T2”. In un mercato che cambia meno di sei milioni di pezzi all’anno bisogna quindi prevedere quattordici milioni di acquisti in più. “Qualcosa di impensabile se lo Stato non interviene attraverso iniziative di promozione e informazione”. L’ipotesi è quella di utilizzare a tal fine una percentuale dei sei miliardi di euro incassati per le frequenze cedute agli operatori telefonici.

Switch Off televisivo, ovvero sussidi governativi per la sostituzione di milioni di televisioni obsolete in seguito alla cessione di frequenze (già avvenuta) alla telefonia mobile: un obbiettivo ancora lontano. Al punto che, senza un piano di promozione da una parte, e senza precisi incentivi dall’altra, la dead-line fissata prima per il settembre 2021 (spegnimento anticipato di MPEG2) e successivamente per il giugno del 2022 (spegnimento del DVB-T) rischia di restare illusoria, con inevitabili ripercussioni negative sui business plan dei broadcaster interessati all’introduzione del nuovo standard DVB T2 – HEVC in tutte le case degli italiani.

L’oscuramento totale, per quella data, di tutti gli apparecchi televisivi privi dell’abbinamento DVB T2 – HEVC, appare attualmente come un’ipotesi difficile da realizzare. Per il semplice motivo che si rischia di arrivare al giorno fatidico con milioni di televisori non ancora sostituiti. E quindi spenti, non più utilizzabili da un numero ancora più grande di telespettatori. Qualcosa di impensabile per tutte le tv commerciali, che vivono notoriamente di pubblicità.

A dare contorni e colori a questo scenario ad alto rischio per il mercato televisivo e pubblicitario italiano è Marco Pellegrinato, direttore del settore Ricerca & Sviluppo di Mediaset. Testimonial autorevole, che in quest’intervista esclusiva rilasciata a Smart Building, mette in tavola argomenti forti e numeri ben precisi a sostegno del suo paventato allarme. Qualcosa di condiviso, questo allarme, con le organizzazioni di categoria come Confindustria Radio TV e Anitec Assinform, l’associazione che fa capo ai costruttori di C.E. di cui fanno parte anche i ricevitori televisivi.

– Dottor Pellegrinato, sulla carta le date dello Switch Off concordate dai broadcaster con il governo restano invariate: settembre 2021 per lo spegnimento anticipato del codec più obsoleto, ovvero l’MPEG2, necessario dopo la cessione delle frequenze alla telefonia per rendere efficiente il consumo di banda del sistema trasmissivo, e giugno 2022 per lo spegnimento del DVB-T a favore del DVB T2, il nuovo standard di  trasmissione del digitale terrestre.

“Ottimi propositi, ma al momento destinati a restare sulla carta”.

– Cosa glielo fa dire?

“I numeri. E per spiegarmi meglio, parto da un dato acclarato, relativo al bonus di 50 euro di sussidio per l’acquisto di un ricevitore TV di nuova generazione, approvato dal governo lo scorso anno: per un totale di 151 milioni di euro, da distribuire nell’arco di un triennio, fra le famiglie meno abbienti, certificate tramite gli indicatori ISEE. Parliamo di oltre quattro milioni di nuclei familiari potenzialmente interessati”.

– E come è andata?

“Fino a febbraio del 2020 sono giunte appena 16mila richieste di utilizzazione, e non tutte per la sostituzione dell’apparecchio, dato che era consentito accedere al bonus anche per semplici interventi di potenziamento o integrazione”.

– Un trend molto inferiore a quanto ci si auspicava.

“Proprio così. Qualcosa di paragonabile a un’inezia nel quadro generale riguardante l’utenza televisiva italiana”.

– A proposito della quale, i numeri cosa dicono?

“Questo è un punto cruciale, sul quale ci sono visioni discordi. Secondo  un autorevole ente scientifico di riferimento per il  Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), sul territorio nazionale abbiamo a che fare con un parco di circa 25 milioni di televisori da sostituire, mediamente uno per famiglia, cosa certamente utile ma non sufficiente a coprire l’intero fabbisogno di TV non compatibili con la nuova tecnologia DVB-T2”.

– Pare di capire che esistano stime diverse.

“Che sono quelle dell’Auditel, la società di rilevazione dati dell’ascolto televisivo. Ora, con tutto il rispetto possibile per  i numeri del Ministero, Auditel resta la fonte più attendibile per tutti i broadcaster, in particolare quelli commerciali, che vendono pubblicità in base agli ascolti”.

– E Auditel che numeri propone?

“Sostanzialmente il doppio, ovvero 42 milioni fra primi, secondi e terzi televisori distribuiti nelle prime case degli italiani, quelle cioè che contano per i numeri del Panel Auditel. Ma non basta, perché bisogna aggiungere altri nove milioni di pezzi collocati dentro le seconde case, negli alberghi, nei locali pubblici, all’interno di istituti vari. Per un totale complessivo di più di 51 milioni di apparecchi”.

– Di questi 51 milioni quanti possiamo stimare siano da sostituire?

“La cifra dipende da cosa e da dove si guarda: se traguardiamo la data di Switch Off del DVB-T al 30 giugno 2022, in un periodo di due anni e mezzo, 30 mesi da fine 2019, dobbiamo considerare mancanti all’appello oltre 32 milioni di ricevitori non compatibili con il DVB-T2, di cui oltre 26 milioni giacenti nelle prime case, secondo il Panel Auditel. E se guardiamo al Panel Auditel, quindi a un target da 42 milioni, le TV per famiglia non sono una, ma circa 1,7 e tutte contribuiscono in diversa misura al calcolo dello share.

– Cosa bisogna fare per riequilibrare la situazione fra adesso e il 2022 dello Switch Off?

“Una stima inerziale della vendita di TV su mercato Italia, evidenzia una cifra di poco più di 10 milioni di pezzi nei prossimi trenta mesi, ma ne mancherebbero comunque altri 16 milioni per completare il Panel Auditel. Significherebbe vendere almeno 7 milioni di pezzi in aggiunta al turnover inerziale nei prossimi due anni. Anche volendo essere ottimisti, sembra impensabile”.

– In che senso?

“Che, di fronte alla calma piatta che regna attualmente nel mercato italiano, tolta l’emergenza che stiamo affrontando, le aziende produttrici sono ben lungi dal programmare vendite per un totale di sette milioni di pezzi aggiuntivi al trend corrente, da ora fino a fine 2021, e di altrettanti nell’anno successivo. Chi  si esporrebbe così tanto, rischiando di ritrovarsi i magazzini strapieni di invenduto?”.

– Comprensibile. Per cui?

“Occorre una mobilitazione molto più dinamica, a cui solo lo Stato può dare corpo con una vera e propria rottamazione dei televisori obsoleti. Le soluzioni non mancano. Si può agire in direzione dei costruttori, offrendo loro agevolazioni da tradurre poi in convenienze per l’acquirente. Oppure è possibile andare incontro all’utente, mettendolo in grado di pagare una nuova Tv senza Iva”.

– E sul piano dell’informazione?

“È necessario formare e informare per tempo il cittadino con lettere ad personam che lo rendano consapevole dei sussidi che lo Stato offre, come nel caso dei 50 euro, ma anche di nuove forme di rottamazione o detassazione, mettendo in campo ulteriori incentivi economici, mirati però alla vera sostituzione del parco obsoleto, e non all’incremento del parco TV di casa. L’idea, già applicata, dei due canali test su LCN 100 e 200, dove l’utente può verificare se il suo televisore è pronto allo Switch Off è buona, anche se va perfezionata attraverso messaggi più chiari e dettagliati, e permette già da subito di considerare la sostituzione del proprio ricevitore per tempo e senza le resse degli ultimi giorni. Ricordo che dal 2018 sul mercato Italia possono entrare solo ricevitori TV compatibili con DVB-T2 e dotati del codec HEVC Main 10”.

– Buone strade da percorrere si vedono, quindi.

“Conviene a tutti che siano imboccate. A cominciare dallo Stato che, dopo avere incassato sei miliardi di euro dalla cessione delle ex frequenze televisive agli operatori telefonici, deve rispondere all’Unione Europea dell’utilizzazione di quel ricavo considerevole per l’adeguamento del proprio sistema televisivo agli standard prefissati. Vedo poco probabile imporre per legge il passaggio al digitale di 2° generazione se parecchi milioni di italiani non fossero più in grado di ricevere i normali programmi televisivi, e non lo dico solo per il servizio pubblico ma anche e soprattutto per le TV commerciali, nazionali e locali, che alimentano il circuito pubblicitario da cui lo Stato stesso incassa IVA”.

– Quale Tv aspetta gli italiani, una volta superato lo scoglio dello Switch Off?

“Una Tv di enorme qualità tecnica dei programmi grazie ai nuovi codificatori ad alta efficienza, con formati di elevatissima risoluzione e gamma cromatica mai vista. Ciò sarà possibile puntando in direzione di una multimedialità sempre più evoluta per la fruizione di qualità, sia in modalità live che on-demand, proiettata dalle nuove, performanti interazioni con Internet e con la Rete ottica legata allo sviluppo della telefonia 5G”.