Nasce la Smart Home “Made in Italy”


Dal report dell’osservatorio del Politecnico affiora un mercato finalmente più consapevole di offerte e opportunità della domotica. Nell’anno del covid crolla la domanda di sicurezza e crescono gli altoparlanti digitali e gli elettrodomestici. E mentre si profilano orizzonti di business per la telemedicina, il CES di Las Vegas scopre la Smart Home “olistica” creata a Monza.

“La Home Security cambierà faccia” rivela Laura Friedmann, manager di un brand “creativo” della sicurezza come EZVIZ.

“Ricevere 100 milioni di dati all’anno consente di avere elementi per una produzione e un marketing totalmente nuovi in ambito domotico” chiarisce Mario Salari, responsabile per l’Italia di Ariston Thermo Group.

“Non basta offrire la gestione Smart di tutti i principali servizi domestici. Per renderli attrattivi occorrono relazioni intense e continuative, come quelle garantite da una consulenza telefonica che funziona sette giorni su sette, 24 ore su 24” spiega Angelo Massari, responsabile per Internet of Things (IoT) di Edison Energia.

“Lavoriamo alla formazione di Smart Family dentro Smart Home, fornendo a ogni individuo non solo la Rete, ma anche gli oggetti Smart di cui ha bisogno per la sua vita quotidiana” asserisce Michele Frassini, responsabile IoT per Vodafone Italia.

Già bastano queste quattro frasi-spot a comunicare l’importanza dell’evento in cui sono state lanciate all’attenzione generale, ovvero la presentazione del dossier 2020 sulla Smart Home realizzato dall’osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano. Titolo del report, gravido di un senso acquisito durante un anno anomalo e infausto come quello che ci siamo lasciati alle spalle, “Stay at home, stay in a Smart Home, la casa intelligente alla prova del Covid”.

Come le frasi iniziali fanno capire molto bene, si è trattato di un anno destinato a fungere da spartiacque “anche” nella storia delle nostre abitazioni, rese giocoforza sempre più “sensibili” e inclusive di un sacco di elementi determinati dalla pandemia di Covid e dalle sue limitazioni in fatto di distanze, confinamento casalingo, nuovi comportamenti sociali e culturali. In particolare, per l’Italia è qualcosa di simile a un anno zero. “Già, perché a fine 2020, il mercato nazionale della domotica mostra una discreta tenuta, fatturando 505 milioni di euro, con una perdita limitata al 5% rispetto al 2019, e con una spesa pro-capite di 8 euro e 40 centesimi – spiega l’ingegner Giulio Salvadori, che dirige l’osservatorio assieme ad Angela Tumino. – Ma, al di là di questo dato numerico, quello che affiora è una sorta di zoccolo su cui lanciare l’innovazione Smart nelle abitazioni degli italiani, che dimostrano di avere finalmente compreso caratteristiche e vantaggi di una casa intelligente. Spetta ora al mercato intercettare le prospettive di questa nuova domanda, più consapevole e consolidata rispetto al passato”.

Altri numeri del report si profilano per supportare un contesto del genere. È ad esempio significativo che nell’anno del lockdown il 46% degli italiani abbia manifestato l’intenzione di rimettere mano, in modo massiccio o limitato, alla propria abitazione, percepita come qualcosa di diverso, più determinante e inclusivo in confronto a prima. Se a questa percentuale si collega il supebonus 110% destinato dal governo Conte agli interventi di ristrutturazione edilizia, è palese come, sulla carta, milioni di progetti possano essere caratterizzati da un grado di innovazione più o meno Smart, in ogni caso compiuti da un numero sempre maggiore di soggetti in qualche modo convertitisi al digitale durante le quarantene dovute al coronavirus. Nel dossier redatto dall’osservatorio parlano in tal senso il 25% di italiani che durante il 2020 hanno fatto ricorso allo home-banking per i più vari pagamenti, ma anche il 34% di quelli risoltisi a ordinare la spesa online, senza muoversi dalla propria casa.

Si pongono così le basi di un mercato “maturo”, in grado di compiere scelte più mirate e articolate, senza lasciarsi dominare in modo dominante da impulsi contingenti. Ne dà conto la classifica merceologica prodotta dal dossier, dove si apprende che, durante l’anno del Covid, in Italia sono calati del 30% gli acquisti in sicurezza, sempre al primo posto con un fatturato di 105 milioni, equivalenti al 21% del totale, ma alla pari con gli assistenti vocali, in crescita del 10%. Segno non più di una “casa-tana” da difendere mentre si resta fuori buona parte della giornata, ma di una “casa-nido” da rendere più vivibile per buona parte delle 24 ore previste. Del crollo di telecamere e sensori antifurto si avvantaggiano in ambito Smart anche gli elettromestici, portatisi al 20% del totale, con una crescita del 17% rispetto al valore del 2019, e gli impianti di riscaldamento e climatizzazione, quarti con il 15% , pari al 15% di aumento percentuale.

Certo, in termini di maturità di mercato, i 505 milioni dell’Italia sono lontanissimi dai due miliardi e 900 milioni realizzati in Germania, e dai due miliardi e 800 milioni fatti segnare in Gran Bretagna, dove la dimestichezza culturale con le opportunità del mercato Smart Home è tale da avere fatto registrare aumenti del fatturato totale, pari a un +16% nella repubblica federale tedesca e a un +10% nel Regno Unito. Ma danno comunque l’impressione netta di un punto di non ritorno, come avvalorato dai testimonial intervenuti al convegno organizzato dal Politecnico milanese per la presentazione del report.

“EZVIZ – spiega Laura Friedmann, K Account Manager del brand inserito nella gamma di Hikvision  – pensa per l’immediato futuro a proporre piattaforme in cui la sicurezza resterà trainante, ma unita ad altri servizi”.

Mario Salari di Ariston Italia conferma invece “un trend rilevante di crescita, agevolato anche dallo sconto in fattura consentito dal governo. Per noi è stato un boom di prodotti connessi, mercato a cui ci eravamo preparati negli scorsi anni lanciando una specifica linea Smart Home”.

“Il 2020 ci ha consentito di far fruttare un know how maturato negli anni precedenti – rivela Angelo Massari di Edison Energia – realizzando EDISONrisolve, una piattaforma ispirata dai numeri di una ricerca Doxa sulla gestione delle attività domestiche nel nostro Paese, dove un italiano su due affida a esterni la pulizia di casa, e lo stesso fa il 44% per i servizi di lavanderia e il 37% per quelli di stireria. Sulla base di questa realtà mettiamo a disposizione dei clienti, sette giorni su sette e 24 ore su 24, quanto possono trovare on demand nel loro territorio per qualsiasi problematica in tema di pulizie, riparazioni, ma anche di ristrutturazione edilizia. Siamo partiti da Milano, e nel 2021 raggiungeremo altre città”.

“Un brand globale come Vodafone – argomenta Michele Frassini di Vodafone Italia – lavora alla nascita di una Smart Family dentro una Smart Home. Lo stiamo constatando con il successo delle linee di oggetti e prodotti che proponiamo ai vari componenti di una famiglia, spesso operando in partnership con altri marchi”. Secondo dati resi noti da Flix Group lo scorso dicembre, si parla di un business dai tratti esorbitanti, relativo a circa 112 milioni di oggetti Vodafone connessi alla rete, un decimo dei quali in Italia.

“Sulla base di queste ricerche, il 2020 ci appare come un anno in cui l’Italia, anche per effetto della pandemia e dei mutati stili di vita, ha iniziato a maneggiare una cultura digitale di massa più evoluta” commenta Angela Tumino, che dirige l’osservatorio di Internet of Things assieme a Salvadori. “Rispetto al 2017 – continua a questo proposito Tumino – siamo passati da un 57 a un 69% di italiani minimamente informati su cos’è una Smart Home“.

“È ora fondamentale che il mercato si dimostri in grado di intercettare le domande di servizio che possono nascere da questa maggiore consapevolezza – conclude l’altro direttore dell’osservatorio, Giulio Salvadori. – In tal senso, un segno di novità importante è dato dalla recente inclusione della telemedicina nel Servizio Sanitario Nazionale. Ne conseguirà sicuramente una crescita di domanda di prestazioni a domicilio in ambito sanitario, ma questo campo risulta ancora aperto, tutto da conquistare, con l’augurio che attragga i competitor più idonei, considerando l’importanza sociale di questo settore”.

Nel frattempo la pandemia ostacola, ma non neutralizza, un mercato che per il momento continua a mostrare segni di grande vitalità. Lo si è visto anche al CES, acronimo che sta per Consumers Electronics Show, annuale fiera di Las Vegas considerata punto di riferimento globale per l’elettronica di consumo. L’edizione numero 55, pur svolgendosi interamente online, ha mostrato prodotti di tendenza anche in ambito Smart Home, come i robot Samsung per le pulizie domestiche dotati di telecamera destinata alla sicurezza, le aspirapolveri LG senza fili, o le cuffie JBL, fatte non solo per irradiare musica, ma anche per riflettere la luce di albe e tramonti una volta indossate per fare jogging fuori casa.

Di tutto ciò qualcuno inizia a fare sintesi in modo costruttivo. Un esempio, ammirato sempre al CES di Las Vegas, viene da Smart Home Need, start-up di Monza che ha messo a punto un’ammirata piattaforma di ispirazione “olistica”, mirata quindi a valorizzare il tutto non come somma ma come “prodotto” delle singole parti, e costituita da dispositivi Smart finalizzati al benessere di tutti gli individui presenti all’interno di un’abitazione: una consulenza online grazie a cui, solo per fare degli esempi, dormire in modo ottimale, ridurre gli stress, approcciare nel modo migliore lo Smart Working.

Segno dunque che anche la Smart Home sta dunque trovando un’identità Made in Italy.