Smart building e cittadinanza digitale: dagli edifici intelligenti passa il futuro del Paese

22 Maggio 2026 Luca Baldin


Dal Summit Smart Buildings Alliance Italia emerge una visione condivisa: l’infrastruttura digitale degli edifici deve diventare uno standard nazionale per garantire efficienza energetica, nuovi servizi e inclusione sociale

C’è un dato che, più di altri, mi porto a casa dal Summit di Smart Buildings Alliance Italia che ho avuto il piacere di moderare a Roma nei giorni scorsi: per la prima volta ho percepito un consenso pressoché unanime attorno ad un principio fondamentale, ovvero che la trasformazione digitale del Paese passa inevitabilmente dagli edifici. Non più soltanto dall’energia, non più soltanto dalla connettività urbana, ma dalla capacità stessa delle nostre case, dei nostri uffici, delle scuole e degli spazi pubblici di diventare piattaforme intelligenti in grado di ospitare i nuovi servizi digitali.

È un cambio culturale importante. Per anni il tema dell’infrastruttura digitale degli edifici è stato percepito come materia tecnica, quasi specialistica. Oggi invece istituzioni, imprese, progettisti e mondo della ricerca sembrano aver compreso che senza edifici predisposti digitalmente non potrà esistere una vera transizione ecologica, né tantomeno una piena cittadinanza digitale.

Il Summit SBA Italia ha evidenziato con chiarezza questa consapevolezza crescente. Molto significativo, in questo senso, l’intervento di Gianfranco Picano del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha illustrato il lavoro del tavolo interministeriale dedicato alla digitalizzazione del patrimonio immobiliare italiano. Da quel confronto emerge chiaramente che il tema non è più “se” dotare gli edifici di infrastrutture digitali adeguate, ma “come” accelerare questo processo su scala nazionale.

Personalmente ritengo che questo sia il punto cruciale della discussione. Per troppo tempo abbiamo considerato l’articolo 135-bis del Testo Unico dell’Edilizia – che prevede l’obbligo di impianti multiservizio in fibra ottica per i nuovi edifici e per quelli sottoposti a ristrutturazioni profonde – come un mero adempimento normativo. In realtà quell’articolo rappresenta qualcosa di molto più importante: la definizione minima dell’architettura tecnologica necessaria per gli edifici del XXI secolo.

Eppure, sappiamo bene che la sua applicazione è ancora troppo disomogenea. Non basta. Oggi dobbiamo compiere un salto ulteriore: smettere di considerare quella predisposizione digitale come un’eccezione o una prescrizione burocratica e iniziare a trattarla come uno standard imprescindibile per l’intero patrimonio edilizio italiano.

Il problema, infatti, non riguarda soltanto i nuovi edifici. Il vero nodo è il patrimonio esistente, che costituisce la larga maggioranza del costruito italiano. Se non troveremo strumenti economici, fiscali e normativi capaci di favorire un grande processo di revamping tecnologico degli immobili già esistenti, rischiamo di creare un enorme deficit di democraticità.

È un rischio concreto, e forse ancora sottovalutato. Significa immaginare un Paese nel quale soltanto una parte dei cittadini – quelli che vivono in edifici moderni, cablati e intelligenti – potrà accedere ai nuovi servizi evoluti: gestione energetica avanzata, telemedicina, sicurezza integrata, servizi digitali urbani, automazione, intelligenza artificiale applicata agli edifici, connettività ad alte prestazioni. Tutti gli altri rischierebbero invece di restare esclusi da questa trasformazione.

La vera sfida dello smart building, quindi, non è semplicemente tecnologica. È sociale. È economica. E, sempre di più, è democratica.

Nel corso del Summit è emerso chiaramente anche un altro elemento: la necessità di superare approcci frammentati. Simone Mazzucco direttore di ANCE Roma – ACER ha sottolineato efficacemente come efficienza energetica, digitalizzazione, sostenibilità e qualità della vita debbano procedere insieme, all’interno di una visione integrata del costruito che comprenda armoniosamente sia l’azione sull’involucro che sulle tecnologie e gli impianti.

È esattamente questa la direzione che Smart Buildings Alliance Italia sta cercando di promuovere: costruire un linguaggio comune tra filiere che fino a ieri dialogavano poco tra loro. Perché oggi appare sempre più evidente che la competitività del Sistema Paese passa anche dalla capacità di rendere “intelligente” il nostro patrimonio immobiliare.

Non è più una prospettiva futura. È una necessità presente. E, finalmente, sembra che il Paese abbia iniziato a prenderne pienamente coscienza.

Luca Baldin

Project Manager di Pentastudio e della piattaforma di informazione e marketing Smart Building Italia. È event manager della Fiera Smart Building Expo di Milano e Smart Building Levante di Bari. Dirige la rivista Smart Building Italia.