Italia in ritardo nello sviluppo delle tecnologie low-carbon


Il diavolo, ci insegna il detto, spesso si trova nei dettagli. Un avvertimento che torna utile di fronte all’ultima Analisi trimestrale del sistema energetico nazionale, compiuta come di consueto da ENEA. Un documento di sicuro interesse – con dati che evidenziano la parallela ripartenza dei consumi energetici e purtroppo delle emissioni climalteranti – che si caratterizza però anche per la sua parte finale, magari trascurata da un lettore con non troppo tempo a disposizione. Stiamo parlando del Focus, a firma Daniela Palma, intitolato “I brevetti nelle tecnologie energetiche low-carbon. Il contesto europeo e la posizione dell’Italia”. Un approfondimento dal quale emerge come l’Italia sta accumulando allarmanti ritardi sul fronte delle tecnologie a basso/nullo impatto ambientale e questo non soltanto rispetto a grandi nazioni come Germania, Francia e Spagna, ma anche a Paesi di dimensioni più ridotte quali Danimarca, Olanda, Austria, Svezia e Belgio.

Innanzitutto, con uno sguardo generale rivolto al nostro continente, il Focus sottolinea come nelle economie di piccole dimensioni la specializzazione tecnologica sia più polarizzata in specifici segmenti. In particolare, un gruppo di Paesi del Nord Europa mantiene un profilo centrato sulle tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Si tratta della Danimarca, diventata un classico caposaldo nell’eolico e con una forte specializzazione nel solare termico, dei Paesi Bassi, che hanno recentemente acquisito una specializzazione nel fotovoltaico, e del Belgio, che nel corso dell’ultimo decennio si è specializzato nel fotovoltaico e ha acquisito un’importante specializzazione nel solare termico.

Nel caso delle maggiori economie del continente si registra invece una specializzazione tendenzialmente più distribuita nelle diverse tecnologie, come risulta evidente dall’esame di Germania e Francia, con l’eccezione dell’eolico per quest’ultima, che tuttavia mostra una più netta (e crescente) specializzazione nel fotovoltaico. Dal confronto tra i due Paesi spicca inoltre una più forte proiezione della Germania verso la specializzazione nel settore dell’auto elettrica, avanzamento che fa di questa economia un importante cardine nello sviluppo di tecnologie low-carbon in Europa. Non irrilevante è poi la posizione della Spagna, che conferma una netta specializzazione tecnologica in tutte le tecnologie destinate alla produzione di energia da fonti rinnovabile, anche se è palese la despecializzazione tecnologica in tutto il segmento relativo all’auto elettrica e nelle batterie in generale.

In questo panorama continentale non spicca, come detto, l’Italia. Infatti, il Focus sottolinea la distanza del Paese sia dal profilo tecnologico delle maggiori nazioni europee quanto da quello che caratterizza le realtà di minori dimensioni.  Una consolidata specializzazione tecnologica italiana emerge soltanto nel caso del solare termico mentre per tutte le altre tecnologie low-carbon considerate si osservano livelli più o meno pronunciati di despecializzazione. Un risultato che trova forte riscontro anche nel quadro delle ultime analisi presentate nel Rapporto EPO-IEA (acronimi dell’Ufficio europeo dei brevetti e dell’Agenzia internazionale dell’energia) sui trend tecnologici che guidano la transizione energetica.

Nel dettaglio, in relazione alle tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili, un minore svantaggio è ravvisabile nel fotovoltaico (con un valore di 0,8 nel periodo 2016-2018), mentre nell’eolico si denota una sempre più accentuata despecializzazione (0,3 nel periodo 2016-2018). Per quanto riguarda le auto elettriche si rileva una qualche riduzione dello svantaggio tecnologico, ma che al momento non consente di conseguire una salda posizione di specializzazione (l’indice supera di poco 1 nel periodo 2013-2015 ma è pari a 0,9 nel periodo 2016-2018). Di contro, in Italia risulta assai forte il processo di despecializzazione nelle batterie in generale (0,4 nel periodo 2016-2018) e in quelle relative alla mobilità elettrica (0,6 nel periodo 2016-2018).

“Germania, Francia, Austria e Svezia si stanno sempre più specializzando nel campo delle batterie e della mobilità elettrica – ha commentato Francesco Gracceva, il ricercatore ENEA che coordina l’Analisi trimestrale -, un comparto nel quale l’Italia ha invece un indice di specializzazione dello 0,6, rispetto all’1,4 della Germania e, fuori dall’Europa, all’1,8 di Giappone e Corea. Purtroppo, l’unico settore ad alta specializzazione del nostro Paese è al momento il solare termico”.