Venezia Smart City: e la mobilità punta all’elettrico


Un’iniziativa privata, l’obiettivo del Comune e la volontà di diventare città intelligente: ecco cosa sta facendo Venezia per diventare smart.

La lista è lunga: dal Premio Innovazione di Smau Padova 2016, al Premio ForumPA 2017 per il software Whistleblowing a Venis, passando per il Premio Innovazione Smau 2017 e il DigitalMeet 2017 per Servizio Digitale Geo Imposta di Soggiorno. A dicembre, infine, l’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano ha nuovamente premiato la Città di Venezia anche nel 2020 per il progetto “Smart Control Room”.

Un grazie a chi ha lavorato per realizzare la Smart Control Room – ha dichiarato il sindaco Luigi Brugnaro – e stiamo già lavorando all’implementazione delle capacità e funzionalità della SCR, che si inserisce nel più ampio intervento del nuovo comando di Polizia locale del Tronchetto che ha visto un investimento complessivo di quasi 20 milioni di euro.

La Smart Control Room di Venezia è una specie di “torre di controllo” a cui arriva un grande quantitativo di dati relativi al numero delle persone presenti in città al numero e tipologia di barche nei canali della città storica, dai passaggi ed eventuali ritardi dei mezzi pubblici stradali e acquei al controllo del flusso turistico, dalle previsioni metereologiche alla situazione dei parcheggi. Questi dati vengono rielaborati, nel rispetto della privacy, per ottimizzare i servizi pubblici e progettarne di nuovi, basandosi su dati scientifici. In aggiunta, la piattaforma raccoglie dati e flussi video provenienti dalle diverse centrali e sensori dislocati sul territorio e dalle varie strutture che hanno all’interno della Smart Control Room un pool di operatori esperti: Actv/Avm, Centro Maree, Comune, Polizia Locale, Protezione Civile, Venis e Veritas.

Un bel traguardo, riconosciuto, per la città di Venezia che già nel 2017 era stata indicata come tra le più orientate in ottica smart del territorio italiano. All’epoca, infatti, dell’ICityRate 2017, indagine realizzata da FPA che aveva stilato la classifica delle città italiane più Smart, Venezia risultava la quarta Smart City d’Italia, con primo posto per ciò che concerneva a suo tempo il verde urbano e per il consumo di suolo. La città lagunare, poi, risultava al secondo posto per la sicurezza e al terzo per la mobilità sostenibile e l’ambito di turismo e cultura.

La città italiana che più di altre è legata ad una così particolare e difficoltosa, ma affascinante, conformazione e genesi, negli ultimi anni, ahinoi, si è svuotata di popolazione, diventando spesso più meta turistica che polo di commercio e attività per chi vi abita.
Ma questa è un’altra storia, o meglio, è uno dei motivi per cui oggi la città di Venezia punta con grande attenzione ed interesse a dare vita ad un progetto che la inquadri in maniera sostanziale nell’ottica della Smart City. Con l’omonimo progetto, infatti, Venezia punta a seguire i canoni delineati oltre 10 anni orsono dalla Commissione Europea nell’individuazione delle “Smart cities and communities” per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 e per costruire una società a basso consumo di combustibili fossili.

E se una Smart City si pone come motore di innovazione, comunità urbana in grado di migliorare la qualità della vita, dell’ambiente e focalizzata su uno sviluppo economico che punta tutto su tecnologia e innovazione, Venezia oggi conta, ad esempio, una connessione ultraveloce garantita dalla fibra e quasi 300 nuovi hotspot Wi-Fi di ultima generazione.

Inclusione, innovazione e partecipazione, empowerment e tecnologia: Venezia oggi punta il proprio riscatto come perla delle arti sì, ma anche smart, proprio su queste parole chiave, dando il via ad una serie di progetti volti a ripopolarla dell’originale cittadinanza e, al contempo, a dare valore aggiunto al turista o lavoratore che la vive per motivazioni differenti. O, come dichiarato dalla Giunta Comunale in più occasioni, focalizzandosi su velocità delle trasformazioni, fluidità delle informazioni, mobilità delle persone, cultura delle convivenze e partecipazione nelle decisioni.

Tra questi progetti spicca il primo Taxi Elettrico di Venezia: si chiama Aloa 372 ed è il primo e unico servizio di mobilità elettrica – e privato – della città veneta.
Tutto incominciò da un ex gondoliere appassionato di barche, che a suo tempo decise di intraprendere il servizio pubblico da taxista. Una passione tramandata poi fino ad Alessandro e Alvise D’Este che scelsero un nome evocativo, Aloa, acronimo dei nomi di famiglia.

Daremo precedenza alle barche che navigheranno in elettrico, in particolare in determinate fasce orarie”, aveva commentato nel viaggio inaugurale del taxi elettrico di Venezia il Sindaco Brugnaro. Era gennaio 2020 e da allora l’obiettivo è quello di trasformare pian piano tutta la navigazione di persone in ibrida ed elettrica.

Il taxi elettrico dei D’Este si muove in modalità elettrica scivolando tra i rii senza rumore o emissioni: una vera e propria svolta nel trasporto pubblico e privato della città.
E se nella città di Venezia i taxi possono accedere al gasolio agevolato, in vendita senza accise, la scelta di puntare su un motore ibrido dimostra a conti fatti l’estrema sensibilità dei tassisti.
Come è nato il progetto? L’iniziativa è sorta dalla volontà di Alessandro D’Este in collaborazione con la cooperativa Lepanto, che ha investito 100 mila euro, e la Vio di Marghera, distributrice di motori Volvo Penta, e Cmd.
Un primo esempio di un impegno nell’ottica della riduzione delle emissioni inquinanti per la città che il mondo ci invidia e che merita di diventare innovativa sotto ogni profilo. Anche per la sua stessa sopravvivenza futura.