Dagli smart building agli edifici autonomi: la tecnologia torna a misura d’uomo
Siemens presenta a Milano la roadmap verso gli autonomous buildings: AI, sostenibilità e tecnologie human centric per una nuova stagione dell’edificio intelligente
C’è un passaggio interessante che emerge dalla conferenza stampa organizzata oggi da Siemens negli spazi IlluMi di Milano e dedicata alla roadmap verso gli “autonomous buildings”. Un passaggio che forse va persino oltre il pur centrale tema dell’autonomia degli edifici. Perché se fino a pochi anni fa il lessico dell’innovazione sembrava dominato esclusivamente dalla parola smart, oggi accanto a smart compare sempre più spesso un altro termine: human.
Ed è probabilmente proprio qui la vera notizia.
A guidare l’incontro è stata Claudia Guenzi, Head of Smart Infrastructure e Head of Buildings di Siemens Italia, che ha delineato la visione dell’azienda rispetto all’evoluzione degli edifici intelligenti: strutture sempre più capaci di apprendere, adattarsi, ottimizzare consumi e prestazioni, anticipare criticità e dialogare in tempo reale con persone e infrastrutture.
Ma il concetto che Siemens ha insistito maggiormente nel sottolineare è che questa autonomia non deve sostituire l’uomo, bensì potenziarlo. Gli edifici autonomi, nella visione dell’azienda, sono infatti “human centric”: tecnologie avanzate, AI, analytics e automazione vengono messe al servizio del benessere degli occupanti, della qualità ambientale, della sicurezza e dell’esperienza delle persone.
Non è soltanto una questione semantica. È il segnale che il settore sta finalmente metabolizzando quella lunga stagione di entusiasmo per la tecnologia fine a sé stessa che ha caratterizzato molta narrativa della digital transformation. Oggi sembra emergere qualcosa di diverso: una sorta di umanesimo tecnologico nel quale il dato, l’intelligenza artificiale e l’automazione non rappresentano il fine, ma strumenti per migliorare concretamente la vita delle persone e la sostenibilità delle città.
In questo senso, il building torna ad assumere una dimensione profondamente sociale. Non più soltanto infrastruttura efficiente, ma ambiente adattivo, relazionale, capace di leggere bisogni e comportamenti.
La piattaforma Building X e il sistema Desigo CC rappresentano l’ossatura tecnologica di questa strategia: ecosistemi digitali in grado di integrare dati energetici, impiantistici e operativi, creando una gestione unificata e predittiva dell’edificio. Ma durante la conferenza stampa il tema non è rimasto confinato alle piattaforme software o ai concetti astratti. Siemens ha infatti portato tre case history concrete, molto diverse tra loro, accomunate però dall’idea di edificio evoluto, sostenibile e centrato sulle persone.

Il primo progetto presentato è stato quello della Nuvola Lavazza di Torino, raccontato da Antonio Cirlante, Property & Facility Director del Gruppo Lavazza. Qui il concetto di headquarter supera quello tradizionale di sede aziendale per trasformarsi in spazio aperto alla città, progettato per favorire benessere, sostenibilità e qualità dell’esperienza lavorativa. Un edificio pensato come organismo dinamico, dove tecnologia e comfort convivono senza mai diventare esibizione tecnologica.
Il secondo caso ha riguardato il nuovo Campus dell’Università degli Studi di Milano nel distretto MIND, sviluppato insieme a Renco. Un progetto emblematico perché interpreta perfettamente la convergenza fra innovazione, sostenibilità e flessibilità d’uso, in un contesto dove ricerca, formazione e qualità ambientale diventano elementi strettamente interconnessi.
Infine, spazio al mondo healthcare con l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano, sviluppato insieme a GKSD ESCo del Gruppo San Donato. Un esempio di smart hospital dove l’infrastruttura digitale diventa elemento fondamentale per garantire efficienza energetica, continuità operativa, comfort e sicurezza in un ambiente ad altissima complessità.
Tre esempi diversi, ma tutti accomunati da una stessa idea: la tecnologia invisibile è probabilmente quella più evoluta. Quella che non cerca di stupire, ma di funzionare. E soprattutto di migliorare il rapporto tra persone e spazio costruito.
Per anni abbiamo raccontato gli smart building come edifici “che parlano”. Oggi forse il tema è diverso: edifici che ascoltano.





