L’edificio intelligente? “È il mattone della Smart City”

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Domenico Di Canosa parla della neonata Smart Buildings Alliance Italy, associazione che vuole delineare un’impronta univoca nel settore, tra investitori, proprietari, costruttori ed installatori.

Progetto nato in Francia otto anni fa, la Smart Buildings Alliance è un’associazione che ha come obiettivo il dialogo tra i principali attori del mondo dell’edificio intelligente, chiamati a cooperare e relazionarsi tra loro per delineare una label comune e univoca su scala europea.
Tutto questo, oggi, esiste anche in Italia. L’associazione è infatti nata su invito di Emmanuel Francois, presidente dell’associazione francese al Prof. Cesare Massarenti, l’Ing. Ernesto Santini ed il Dott. Domenico Di Canosa.

Quanto è smart un edificio, dunque? Di Canosa – anche Senior Director di J2 Innovations – non ha dubbi: “Con la Smart Buildings Alliance Italy vogliamo proprio creare una comune impronta su tutto il territorio italiano mettendo a dialogo proprietari di case, investitori, installatori ed aziende tecnologiche per definire un processo e degli standard realizzativi con responsabilità precise. Il mondo dello Smart Building, ad oggi, non è omogeneo: abbiamo in Italia tanti edifici tutti diversi, con proprietari che manifestano differenti esigenze ed utenze ulteriormente eterogenee. Il nostro obiettivo è definire dei perimetri di azione precisi: dagli aspetti normativi e legali a quelli più tecnici, per garantire il corretto flusso di informazioni ed energia ad ogni componente connessa dell’edificio.”

Di Canosa sottolinea inoltre l’importanza di tracciare un segno sotto il punto di vista dello smart building, puntando alla Smart City: “Ogni edificio è un mattone per costruire le nostre città. E le città del futuro dovranno vedere abitanti, condomini, enti e auto, ad esempio, cooperare tra loro. Ogni edificio diventerà presto elemento attivo di un singolo cluster, nel quale ogni attore dovrà corrispondere alle esigenze della comunità, informando, producendo e consumando energia a seconda di quanto possibile e disponibile. Le auto elettriche, poi, potranno fungere da riserva energetica d’emergenza, quando ferme, contribuendo a stabilizzare la rete presso la quale saranno connesse in una orchestrazione adeguata alle esigenze ed abitudini del successivo utilizzatore, del condominio, del “quartiere” e, infine, dell’aggregatore, a sua volta neurone energetico della Smart City. Solo in questo modo si potrà pensare a raggiungere virtuosamente gli obiettivi sul terreno dell’efficientamento energetico attraverso l’ammodernamento e l’elettrificazione del parco circolante”.

L’Italia è però il paese dei borghi antichi e dei palazzi storici, difficili da ripensare in chiave smart: “Questo è parzialmente vero, nel senso che nei casi più difficili non sarà necessario intervenire sull’involucro, preservandone quindi la bellezza e il valore, ma innovando l’impiantistica grazie a dispositivi IoT wireless in grado di fornire informazioni cruciali sulla domanda energetica in ogni ambiente e momento, trasferendo calore a più bassa temperatura, magari con impianti e tecnologie combinati”.
Proprio per questo, dunque, definire uno standard operativo univoco su tutto il territorio, risulta oggi più che mai essenziale: “Anche in ottica di contenimento del virus, pensando al monitoraggio dell’aria dentro e fuori dagli stessi edifici. La tecnologia – conclude – è già pronta ad aiutare tutti gli attori della città e dell’edificio smart, basti pensare al 5G che garantirà maggiore velocità di connessione e che, liberando bande come la NBIoT, offre molte possibilità di monitoraggio a basso costo, gestendo consumi e monitorando la qualità dell’aria con enormi benefici in termini di salute e risparmio ad ogni abitante dello smart building”.