L’importanza delle Smart Communities


Il Prof. Ezio Andreta riflette sul ruolo del territorio nella visione strategica che guarda ad un domani migliore, partendo dall’insicurezza e instabilità del nostro tempo

Il nostro mondo è cambiato e ciò a cui dobbiamo mirare non sono più, unicamente, le città intelligenti, ma le Smart Communities

Così riferisce il Prof. Ezio Andreta, Coordinatore del Progetto Foresight Italia del CNR e anziano Presidente di Apre, presentando l’appuntamento con Imperia Smart Community Lab (“Umanesimo Tecnologico – dall’intelligenza artificiale alla smart community”), in programma il prossimo 25 settembre 2021 presso l’Auditorium di Piazza Dante, ad Imperia.

“Tutto parte dalla consapevolezza che la vera sfida di oggi sia quella di diventare capaci di gestire l’incertezza e l’instabilità propria dei nostri tempi. Due novità, due condizioni nuove che hanno cambiato radicalmente la situazione generando importanti cambiamenti di equilibrio e la conseguente complessità del sistema. Eravamo abituati a gestire sistemi chiusi, lineari e governabili mentre oggi siamo tenuti ad organizzarci in sistemi aperti e complessi, senza conoscerne le regole adeguate a governarli”.

A livello europeo, il prof. Andreta sottolinea come la strategia messa in campo dall’UE per rispondere alla sfida dell’incertezza e dell’instabilità miri a stimolare gli Stati Membri ad introdurre un nuovo modello socio-economico basato sulla conoscenza, in grado di garantire alle popolazioni una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Un cambiamento importante di prospettiva, basato su “alcuni principi chiave, come un’economia più umana, una società più coesa e giusta, attenta a ridurre le di-seguaglianze, capace di affrontare gli aspetti demografici e di trovare delle eque soluzioni ai flussi migratori.

Un cambiamento di modello in grado di rilanciare il ruolo dell’Europa nel Mondo e di rafforzare la democrazia. Ma per realizzare tutto ciò, in primis è necessario focalizzarsi su tre obiettivi prioritari: mettere l’uomo al centro del sistema socio-economico, realizzare il Green Deal e portare avanti il processo di digitalizzazione”.

La realizzazione in particolare di quest’ultimo obiettivo darà origine a molti cambiamenti di paradigma di cui bisogna tener conto già oggi nel definire una strategia Paese, Regionale o Locale. Quali sono questi cambiamenti? Ne vedo alcuni importanti che avranno certamente un grosso impatto sulla nostra vita. La smaterializzazione per esempio dei processi produttivi di beni e servizi che permetterà di ridurre l’utilizzo delle risorse naturali e di “plasmare la materia dal suo interno”, di metterci cioè in grado di produrre materiali intelligenti capaci di autodiagnosticarsi e di autoripararsi. L’interconnessione progressiva delle persone e delle cose in una grande rete ibrida è un secondo esempio che accelererà da una parte il decentramento e l’autonomia necessari per rispondere rapidamente ai bisogni specifici e locali, e darà dall’altra parte inizio a un processo di de-urbanizzazione. Basti pensare che gli esperti guardano con estrema preoccupazione a quel 2050 quando si stima che il 90% degli abitanti della Terra andrà a vivere nelle grandi città. Bisogna lavorare oggi affinché non accada, e la digitalizzazione, come abbiamo visto dallo scoppio della pandemia, è la chiave”.

Sul fronte Green Deal, il professore sottolinea come il cambiamento climatico e il rispetto dell’ambiente richiederanno a lungo termine il rovesciamento del processo produttivo attuale, passando da quello sottrattivo, dall’alto verso il basso a quello additivo dal basso verso l’alto. L’unico approccio, veramente sostenibile in grado di non generare scarti e rifiuti e di rispondere ai bisogni delle persone, “personalizzando” la produzione di beni e servizi.

E su scala nazionale? “Difficile da dire, manca ancora una vera visione strategica in tal senso. Sicuramente sarà necessario cambiare approccio, in modo che diventi sistemico, cioè capace di tener conto a 360 gradi dell’insieme dei problemi, degli aspetti e degli attori che caratterizzano i sistemi socio-economici, evitando di concentrarsi solo su alcuni aspetti e di ricercare la soluzione parziale dei soli problemi prioritari.

E su scala locale? È cambiato il paradigma da cui partire con le strategie e i lavori. La qualità della vita delle nostre città, oggi, dipende sempre di più da quella dei territori circostanti, dalle campagne e dai borghi vicini. Bisogna investire in qualità della vita partendo dal territorio circostante, dall’entroterra”. La salute delle città dipenderà sempre di più dalla salute di questi territori.

Proprio per questo, afferma Andreta, “non è più sufficiente parlare di Smart City, ma di Smart Community: un territorio più ampio nel quale investire per il nostro futuro. La Smart City diventa un territorio in grado di gestire le risorse in modo intelligente, che punta a diventare sostenibile ed energeticamente autosufficiente, guardando con attenzione e cura alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini”.

Come? “Attraverso tecnologie e strumenti innovativi, tra cui l’Intelligenza Artificiale, la gestione dei dati, i materiali intelligenti e infrastrutture ad hoc. È questa la chiave per il domani di tutti noi”.