Fibra ottica, critiche alle linee guida dell’AGCOM


Il provvedimento con le regole per l’accesso ai condomini sgradito a varie associazioni di categoria: “Favorite le Telco e privacy non tutelata”

Dire quale sarà la situazione fra un paio d’anni è complicato, molto più semplice fare una previsione da qui al 2030: per quella data la quasi totalità dei cittadini italiani sarà raggiunta dalla banda ultra larga. Basta questo per capire l’importanza della partita che si sta giocando in questi mesi sulla fibra ottica, ovvero la tecnologia dominante attraverso cui viaggiano e viaggeranno le connessioni ultraveloci ad Internet, con la conseguente possibilità per gli utenti di accedere ad una molteplicità di informazioni e servizi. Una partita importante ma della quale non si parla abbastanza nonostante il suo interesse generale. Ad esempio, nei prossimi mesi, se non da subito, potrà capitare di trovarsi sull’uscio una persona in tuta da lavoro che chiede di entrare in casa. E di fronte ad un diniego sentirsi dire: “Lei è obbligato a farmi entrare, non può rifiutarsi”… Proprio così, stiamo parlando di uno dei possibili effetti delle recenti linee guide dell’AGCOM in materia di accesso ai condomini per la realizzazione, appunto, di reti in fibra ottica.

Linee guida che consistono in sei articoli che l’AGCOM ha definito tenendo conto di tutta la precedente legislazione in materia, indicata, peraltro, nella parte iniziale del documento. In particolare, la situazione sopra descritta deriva dall’Art. 4 con l’indicazione che “I condomini e l’Amministratore di condominio (Amministratore), ove nominato nei casi previsti dalla legge, sono tenuti a consentire e, per quanto possibile, a facilitare l’accesso dell’Operatore all’interno della proprietà, ai locali tecnici e ad ogni parte comune dell’immobile per la realizzazione della cablatura”. Ma non si tratta certo dell’unica criticità del documento. Un altro punto che sta facendo discutere è contenuto nell’Art. 2: “In assenza di un’infrastruttura interna all’edificio predisposta per l’alta velocità, gli Operatori hanno il diritto di far terminare la propria rete nella sede dell’abbonato, a condizione di aver ottenuto l’accordo dell’abbonato”.

Insomma, la regolamentazione dell’AGCOM, pur essendo ispirata dalla necessità di adeguare nel modo più rapido possibile il sistema Paese in tema di connettività ultra larga, presta il fianco a critiche e proteste per almeno due aspetti non trascurabili, la privacy ed il libero mercato. Tasti dolenti su cui stanno battendo varie associazioni di categoria. “La proprietà privata è proprietà privata – dichiara Flavio Romanello, presidente di Confartigianato Antennisti ed Elettronici – mentre le linee guide stabiliscono il principio che l’Operatore può portare la fibra dentro gli edifici indipendentemente dal parere dell’assemblea e dell’amministratore di condominio. Il punto d’accesso delle Telco non può essere considerato la borchia dentro la casa degli utenti ma va previsto in modo analogo a quanto accade per le forniture del gas o dell’elettricità, ovvero alla base del condominio. Poi, per quanto riguarda i conseguenti lavori per la stesura della fibra ottica all’interno degli edifici, devono valere le regole del libero mercato”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Carmine Battipaglia, presidente di CNA Installazione Impianti: “Le linee guida AGCOM sembrano scritte solo per tutelare gli interessi delle società di telecomunicazione e non quelli di tutti gli attori della filiera, condomìni ed imprese di installazione in testa. Regole che sembrano concedere mano libera alle Telco mentre, se è vero che gli Operatori hanno il diritto di installare la propria rete sino al punto di accesso, inteso come il punto fisico che consente la connessione con l’infrastruttura interna, non possono che essere gli installatori a dover portare poi la connessione sino alle abitazioni dei singoli condomini”. Battipaglia sottolinea poi altre criticità nel documento AGCOM: ” Viene messo in evidenza il principio che le opere vanno realizzate a regola d’arte e nel rispetto della normativa tecnica vigente ma l’impianto descritto nelle linee guida tutto è tranne che un impianto multiservizio e rispondente alla Guida Tecnica CEI  306-2″. Ed ancora: “Viene data la possibilità di rimuovere ogni risorsa di rete dall’edificio se questa non è utilizzabile o non necessaria per i servizi di comunicazione elettronica. E chi lo decide se la rete già presente nell’edificio non sia utilizzabile o necessaria? Le stesse Telco per poter liberamente utilizzare i cavidotti già esistenti?”.