5G o la rivoluzione delle telecomunicazioni


Forse si sbandiera troppo a sproposito la parola “rivoluzione”, applicandola a effimeri fenomeni come un ballo estivo, una linea di yogurt vegani, uno schema di possesso palla, un modello di infradito, perfino una tendenza di politica economica. Sono tutti fenomeni che impallidiscono di fronte alla forza d’urto (anche economica visto il risultato dell’asta da pochi giorni conclusa per la vendita delle prime e più pregiate frequenze che ha portato nelle casse dello Stato 6,5 miliardi di euro, tre volte la somma ipotizzata) e allo sconvolgimento socio-culturale indotti a breve dall’introduzione del 5G, ovvero l’assieme degli standard e delle tecnologie informatiche di quinta generazione riguardanti la telefonia e la comunicazione più in generale, ormai a un passo dall’essere progressivamente introdotte su tutto il pianeta, Italia compresa.

Che questo sia invece un autentico e totalizzante cambiamento è garantito da un autorevole addetto ai lavori come il professor Michele Ruta, docente di informatica al Politecnico di Bari (nella foto), una delle cinque città destinate dal ministero dello sviluppo economico a pilotare con appositi progetti l’avvento del 5G nel nostro Paese; le altre quattro sono L’Aquila, Matera, Milano e Prato. Lo stesso Ruta sarà tra i relatori del convegno di apertura di Smart Building Levante intitolato “Bari città smart e a 5G“, illustrando i temi e i protagonisti della sperimentazione in corso nel capoluogo pugliese (per il programma completo degli incontri di Smart Building Levante clicca qui).

Quindi, professor Ruta, pare di capire che la parola rivoluzione si attagli perfettamente al 5G.
«Sì, siamo di fronte a qualcosa dall’impatto così forte che, per comprenderlo fino in fondo, le parole non bastano. Occorre davvero vedere di persona per capire di cosa si tratta».

È una sorpresa che a suo tempo ha riguardato anche lei?
«Ovviamente ero preparato da un punto di vista teorico, ma, ciò nonostante, la sperimentazione mi ha messo di fronte alla concretezza di qualcosa che è davvero stupefacente».

In che termini?
«Di un impressionante aumento di informazioni nell’unità di tempo, dovuto all’allargamento della banda a disposizione, e a una connettività infinitamente migliore, più potente e diffusa. È come passare da uno a cento».

Con quali effetti sulla nostra percezione?
«Non si ha più l’impressione di qualcosa che arriva da fuori, con le sue pause e le sue approssimazioni. Al contrario, sembra provenire tutto da dentro il proprio hardware, talmente nitida, densa e ricca è la comunicazione dei dati».

Ci può fare qualche esempio?
«Ne scelgo uno tratto dalla cronaca. Quando, il 13 novembre 2015, vi furono gli attentati di Parigi, fra cui quello tristemente famoso del Bataclan, nel giro di pochi giorni venne data notizia che uno dei capi dei terroristi, Salah Abdeslam, era passato due volte per il porto di Bari all’inizio di agosto, prima in partenza per la Grecia, e poi di ritorno. Quella fu una ricostruzione rapida e dettagliata a cui si poté arrivare analizzando, grazie al 5G, un’enorme massa di dati, con una rapidità che sarebbe stata impensabile utilizzando la tecnologia precedente».

I processi di identificazione e sicurezza subiranno dunque un formidabile incremento, par di capire.
«Giocando a immaginare, se prendiamo duecento passeggeri in partenza per un volo intercontinentale, con le tecnologie 5G, invece di scannerizzarli ad uno ad uno, potremmo metterli tutti assieme per una foto formato comitiva, e questo basterebbe per analizzare il cosiddetto “visema” di ognuno di loro, ovvero quanto caratterizza in modo specifico il volto di una persona, verificando in quale banca dati se ne trova traccia».

In tempo reale, ovviamente.
«Quella è la costante che vale per qualsiasi applicazione del 5G. Dobbiamo prefigurarci un mondo in cui gli oggetti, le cose, assumeranno molta più importanza per effetto di questa quinta generazione. Il personale di un’ambulanza, per esempio, soccorrerà un infartuato rivestendolo con un gilet dotato di sensori connessi con l’ospedale, dove un medico di servizio potrà così elaborare una prima diagnosi, indicando in tempo reale come intervenire sul paziente già durante il trasporto».

Da un punto di vista commerciale, tutto ciò sarà ovviamente veicolato con la regia dei grandi gestori di telefonia mobile.
«I quali, manco a dirlo, soffermeranno l’attenzione su determinati filoni di business in grado di garantire loro utili formidabili: servizi on demand, giochi che si moltiplicheranno in modo esponenziale, applicazioni video, una qualità di suono in grado di reintrodurre l’alta fedeltà della gloriosa stereofonia».

Con la conseguenza che l’utente, al di fuori di questi settori, dovrà orientarsi di propria iniziativa in un mondo che si annuncia molto complesso e articolato, dedicandovi però tempo ed energie occasionali.
«In tal senso si profila di enorme importanza il ruolo che assumeranno gli installatori. I quali dovranno essere, necessariamente, degli Smart Installer, versatissimi in tema di software e applicazioni, e non solo di hardware e cavi da collegare. Perché spetterà a loro, nel momento in cui installeranno il servizio 5G fornito da un gestore, diventare consulenti sul campo dell’utente, segnalandogli ogni altra opportunità legata alla sua dotazione informatica, così da poterla implementare e ottimizzare a misura dei propri bisogni e del proprio stile di vita».

Ma Smart Installer non si nasce.
«Infatti, lo si diventa dopo adeguata formazione. Per cui, a buon intenditor…».

Condividi questo contenuto
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Print this page