Mercato del lavoro ICT: il forte gap tra domanda e offerta


Ecco qua. Quel che aveva anticipato Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform, un paio di settimane fa a Bari nel prologo di Smart Building Levante (leggete qui), ha trovato ieri, 3 dicembre, l’ufficialità nella ponderosa indagine dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle maggiori Associazioni ICT in Italia, AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia con il supporto di CFMT, Confcommercio, Confindustria e il patrocinio di MIUR e AGID, presentato a Roma. In sintesi: il lavoro in ambito ICT c’è, ma occorre formarsi con le competenze richieste dalla Trasformazione Digitale. Questo può essere il sunto del documento di oltre 150 pagine che fotografa uno scenario in cui l’Italia accelera verso la digitalizzazione globale, soprattutto nel cloud computing, big data e cyber security, ma in cui le aziende faticano a trovare le competenze tecnologiche necessarie a supportare il cambiamento e a formare profili.

Quali sono le professioni ICT più richieste?

Vanno forte gli sviluppatori con una quota di annunci di ricerca sul web del 49%, seguono le nuove professioni (quelle che fino a pochi anni fa non esistevano neppure) come service development managerBig Data specialistcyber security officer. In generale, gli annunci di offerta di lavoro in internet nel 2017 per le professioni ICT sono stati 64 mila, con un incremento del 7% sul 2016, ma le stime per il triennio 2018-2020 sono davvero ottimistiche, si spingono fino a 88 mila nuovi posti di lavoro.

A proposito degli sviluppatori così ricercati si legge sul rapporto: «A rendere sostenuta la domanda di nuove applicazioni e quindi di nuovi developer per il presente come pure per il prossimo futuro sono anche la messa a disposizione di piattaforme “open” per lo sviluppo di nuove applicazioni nonché di nuovi dati generati a tutti i livelli – dai processi aziendali, ai servizi al cittadino, alle interazioni sempre più digitali degli individui nel loro ambiente – attraverso IoT e Intelligenza artificiale». Qui, insomma, c’entra molto anche l’edificio smart.

Servono più laureati ITC e meno diplomati

La penuria dell’offerta rispetto alla domanda nasce a scuola, anzi all’Università. Infatti, le stime dell’Osservatorio indicano per il 2018 un fabbisogno di laureati che oscilla fra i 12.800 e i 20.500, mentre l’Università dovrebbe laurearne poco più di 8.500: un gap che arriva dunque al 58%. Mentre per i diplomati la proporzione è inversa: sono troppi rispetto alla domanda, il 27% in più. «I laureati ICT crescono ma troppo lentamente: nel 2017 toccano le 7.700 unità, in lievissima crescita rispetto al 2016, ma sono calati gli specialisti in Informatica e Ingegneria Informatica (INFO), pari a 4.460», spiega l’Osservatorio.

Che fare? Quattro mosse per colmare il gap

Data la distanza reale tra la domanda di professioni ICT e l’offerta, specie di laureati, l’Osservatorio propone un articolato sistema di politiche per la formazione e il lavoro delle nuove professioni ICT:

  1. Aumento di laureati e di esperti informatici con competenze avanzate attraverso fidelizzazione degli studenti ICT e maggiore attrattività per lauree e diplomi superiori ICT. Diminuire la dispersione degli studenti ICT nel passaggio da scuola secondaria a università e, quindi, nel completamento dei percorsi di studio e avvicinare più studenti da diplomi non ICT ai percorsi di studio ICT. Sono questi gli obiettivi più urgenti per rimuovere il divario nel mix di laureati contro diplomati che entrano sul mercato (33% contro 67%) rispetto a quello richiesto (62%contro 38%).
  2. Rinnovamento e qualità dei percorsi di studio ICT. Le professioni ICT più richieste si caratterizzano per un mix articolato di conoscenze tecnologiche a rapida obsolescenza e competenze sempre più avanzate per governare strategicamente i cambiamenti. Acquisire questo mix di skill tecnologiche, manageriali e soft in tempi rapidi richiede accesso a percorsi di studio più innovativi (anche con tecniche di autoapprendimento) e continua esperienza sul campo.
  3. Rafforzamento di aggiornamento permanente e riconversione professionale. Il paradosso degli informatici sempre più richiesti nelle fasce di età più giovani e sempre più disoccupati nelle fasce di età sopra i 35 (anche con disoccupazione crescente per i profili in phase-out) richiede una maggiore cultura dell’aggiornamento permanente attraverso canali di auto-apprendimento già ampiamente utilizzati nelle economie più digitalmente avanzate.
  4. Nuovi modelli di interazione domanda-offerta nel mercato del lavoro per le professioni ICT. Maggiori informazione, consapevolezza e cooperazione tra aziende, scuola/Università e ricerca possono avvicinare e coinvolgere la domanda nelle iniziative di sviluppo e attrazione dei talenti digitali a diversi livelli.

Qui scaricate il rapporto dell’Osservatorio delle Competenze Digitali 2018

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