L’inflazione alle stelle impatta anche sulla domanda di servizi online


Uno studio EY evidenzia le preoccupazioni degli utenti per il crescere dei prezzi e per i rischi legati alla fruizione online

Più poté la guerra o la pandemia? È questa la domanda che resta in sospeso dopo aver appreso i risultati di uno studio condotto da EY, Decoding the digital home study, condotto su 2.500 famiglie in Italia (e più di 20.000 a livello globale) per analizzare l’atteggiamento dei consumatori nei confronti della tecnologia, dei media e delle telecomunicazioni. Ed a motivare il quesito di partenza c’è il fatto che se da un lato il coronavirus ha rappresentato anche un importante acceleratore del processo di digitalizzazione delle famiglie italiane, dall’altro lato l’emergenza economica determinata dal conflitto in Ucraina sta determinando un riposizionamento degli utenti nei confronti delle svariate offerte per la fruizione di contenuti online.

“Il tempo trascorso online si sta stabilizzando se non addirittura riducendo – spiega Irene Pipola, Italy TMT Leader di EY -, a fronte di un aumento degli standard qualitativi richiesti dagli utenti in termini di servizi e contenuti. In questa fase, complice la forte pressione sulla spesa a causa dell’aumento dei prezzi, la domanda è volatile e gli operatori devono riformulare le loro strategie per creare valore di lungo termine e offrire servizi che soddisfino le priorità in forte evoluzione dei consumatori: sostenibilità e rapporto qualità-prezzo, senza dimenticare la partita aperta dal web 3.0 e dallo sviluppo di nuovi ambienti digitali come il metaverso”.

Segnali di saturazione

Insomma, un ennesimo rimescolamento delle carte (digitali) proprio mentre il mercato nazionale mostra alcuni segnali di saturazione, come testimoniato dal 41% degli utenti – percentuale ben superiore al 33% riscontrato a livello globale – che prevede di ridurre il proprio tempo trascorso online. E attualmente, come detto, il motore più forte di cambiamento è rappresentato dall’attuale contesto socioeconomico, con l’inflazione fuori controllo che sta impattando inevitabilmente sulle abitudini di consumo degli italiani.

In particolare, lo studio di EY evidenzia come il 63% degli italiani (contro il 60% dello scorso anno) teme un aumento dei prezzi degli abbonamenti mensili ai servizi di connettività mentre il 44% delle famiglie (contro il 40% del 2021) teme di pagare troppo per contenuti che non guarda. In quest’ambito va valutato il crescere della propensione all’acquisto di bundle rete fissa/mobile a un ritmo più sostenuto rispetto al 2021 (87% contro il 74% del 2021), con il 53% delle famiglie interessato a pacchetti scontati. Ne consegue che la competizione tra le società TMT (Technology, Media and Telecommunication) ormai si gioca quasi esclusivamente sul prezzo, con gli operatori che cercano di ampliare la propria base clienti applicando sconti tramite la vendita congiunta di più servizi.

Telefonia mobile e rete fissa

Un altro trend importante è rappresentato dal cambio di percezione della telefonia mobile, sempre più considerata come un valido sostituto della tradizionale rete domestica fissa. A pensarla così c’è il 39% dei consumatori che, tra i principali benefici percepiti, indicano la possibilità di avere un segnale più affidabile in tutta l’abitazione, la semplicità d’installazione e, ancora una volta, i minori costi mensili. Anche i prodotti per la smart home stanno assumendo una rilevanza crescente, trainati in modo particolare dai digital home assistant, già presenti nel 24% delle case italiane (+5% rispetto al 2021).

In questo quadro di cambiamenti, permangono le preoccupazioni dei consumatori per quanto attiene la tutela della privacy. Il 63% degli italiani afferma infatti di essere estremamente prudente nel condividere informazioni personali online, rispetto al 68% a livello globale. Gli utenti italiani si dicono preoccupati anche per l’impatto dell’uso delle tecnologie sul proprio benessere: il 34% pensa spesso all’influsso negativo di internet sul proprio equilibrio psicofisico, percentuale che sale al 41% tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Emergono infine forti preoccupazioni per i contenuti illeciti: il 61% delle famiglie ritiene che i governi e le autorità di regolamentazione non stiano facendo abbastanza per contrastare la diffusione di contenuti dannosi online.