Superbonus 110, tutti lo cercano e tutti lo vogliono (ma fino al 2024)

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Addetti ai lavori e imprese concordi: questo del Decreto Rilancio è un provvedimento storico per il patrimonio edilizio italiano, ma con ancora troppi ostacoli da superare, a cominciare dalle assemblee condominiali. È necessario prorogarlo dal 2021 al 2024, come il governo al momento promette.

Superbonus 110%, per gli interventi edilizi di efficientamento energetico e antisismico, prorogato fino al 31 dicembre 2024?

Il punto di domanda, ancora d’obbligo, risulta più sbiadito dopo che Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla presidenza del consiglio, ha recentemente dichiarato a Telefisco, Tv online de Il Sole 24 Ore, che il governo sta seriamente considerando una proroga di tre anni rispetto al termine inizialmente fissato, ovvero il 31 dicembre 2021. Per il sollievo di milioni di inquilini italiani vivamente interessati al miglioramento delle proprie abitazioni grazie a opere contemplate dal Superbonus 110% in termini di isolamento termico, sostituzione di vetusti impianti di riscaldamento e realizzazione di strutture antisismiche, oltre a preziose opzioni come l’installazione di impianti fotovoltaici e di colonnine di ricarica elettrica.

Nel medesimo contesto, Fraccaro ha precisato che la proroga potrebbe arrivare assieme alla definizione di un’unica piattaforma dove i cittadini avranno la possibilità di dialogare con tutti gli interlocutori istituzionali coinvolti nella filiera del “110”, come viene chiamato dagli addetti ai lavori questo caposaldo del Decreto Rilancio 2020 generato dalla pandemia di Covid. Interlocutori che non sono né pochi né di poco peso, rientrando nella lista il ministero dello sviluppo economico (Mise), l’ENEA, ente nazionale per l’energia e l’ambiente, e l’Agenzia delle Entrate.

Così dicendo, il sottosegretario ha implicitamente ammesso, bontà sua, che così com’è stato varato la scorsa primavera – sotto l’incalzare della pandemia di Covid e con davanti diciotto mesi di validità – il provvedimento, fra i più benedetti della recente storia politica italiana, stia attualmente rischiando di finire nel magazzino delle buone intenzioni a causa di tempi stretti, procedure complicate, scarsa chiarezza sugli enti di riferimento e i loro specifici ruoli nell’intricata matassa del “110”.

L’ingegner Domenico Matera, che in seno alla sede regionale ENEA di Bari, si occupa di efficienza energetica, aiuta a capire ancora meglio il quadro attuale. “Senza bisogno di tirare in ballo problemi di ordine burocratico e procedure da chiarire – esordisce – è sufficiente soffermare l’attenzione sulle assemblee condominiali, organo decisionale che ha un ruolo indispensabile nell’iter per acquisire diritto al superbonus. In tempi di Covid sono soggette a continui rinvii, questioni legate alla possibilità di svolgerle in video, ma anche meno disponibilità del solito a organizzarle. Ciò significa che solo dalle assemblee condominiali, e non certo per colpa esclusiva dei condomini, possono derivare ritardi importanti se siamo obbligati a relazionarci al 31 dicembre 2021 per la fine del superbonus”.

“Detto questo – continua Matera – bisogna solo augurarsi che scatti la proroga triennale di cui si sente parlare, perché si tratta davvero di un’occasione irripetibile di rinnovare un patrimonio edilizio nazionale ancora fermo a mezzo secolo fa se consideriamo il numero di edifici. Lo sostengo anche considerando il grande interesse suscitato dal 110 nei cittadini italiani che, nonostante la pandemia, ogni giorno scrivono centinaia di mail all’ENEA in cerca di chiarimenti e suggerimenti sul superbonus”.

Se a questo punto ci si confronta con Francesco Burrelli, che è il presidente nazionale di ANACI, associazione nazionale degli amministratori di condominio, il “catalogo” dei problemi da risolvere evoca per lunghezza quello famoso delle amanti del Don Giovanni mozartiano. “Beh, una delle aporie più vistose contenute nell’attuale testo del 110 riguarda la metratura totale – “attacca” Burrelli. – Se cioè un condominio è costituito per oltre il 50% della sua superficie catastale da aree commerciali, caso non infrequente dove ci sono negozi e uffici, le detrazioni previste dal 110 per gli interventi sulle parti comuni spettano solo agli inquilini degli appartamenti. Questi però in assemblea si trovano in minoranza, e sono in teoria costretti a convincere quelli in maggioranza a sostenere spese prive per loro di un qualsiasi sconto… Buona fortuna, come si suol dire”.

“Dopodiché, si può continuare a lungo – incalza Burrelli – ma, tanto per restare ad alcuni esempi derivati dal testo attuale, le banche chiedono la bellezza di sessanta documenti prima di erogare il finanziamento relativo al superbonus, non si vede traccia di detrazione per le barriere architettoniche, e occorre maggiore chiarezza sulla figura, le pertinenze e i costi dei general contractor che fioriscono un po’ ovunque per gestire un marasma burocratico del genere”.

“Tutto ciò per concludere – “sterza” alla fine Burrelli – che il superecobonus è uno dei provvedimenti legislativi più importanti del dopoguerra da un punto di vista sociale ed economico, ma proprio per questo abbiamo tutti il dovere di tutelarlo e, caso mai, ottimizzarlo. A tale proposito, oltre alla proroga al 31 dicembre 2024, mi auguro due cose, altrettanto importanti: la destinazione al 110 di una parte sensibile degli euro del Recovery Fund in arrivo nel 2021 dall’Unione Europea, e l’organizzazione di un’apposita Conferenza istituzionale dove, per fare chiarezza e portare semplificazione sul superbonus, si possano confrontare tutti i soggetti coinvolti, che non sono pochi e sono tutti importanti”.

Nel frattempo qualcosa si mette pure in moto, e va solo valorizzato in un contesto così complicato.

È ad esempio importante appurare che, pur con le attuali difficoltà, degli interventi agevolati dal 110 sono in atto. A Prato, ad esempio, ha fatto giustamente notizia la partenza del cantiere di ristrutturazione di un condominio di via Baracca, tipico palazzone anni Settanta, sottoposto entro primavera a realizzazione del cappotto termico, sostituzione di tutti gli infissi, e trasformazione dell’attuale centrale termica a gasolio con due centrali a metano. Sono interventi che, si calcola, comporteranno per i 35 appartamenti un aumento del valore di mercato di circa il 30%, dovuto anche a risparmio economico e impatto ambientale generati dalle nuove caldaie, in grado, secondo le previsioni, di dimezzare sia il costo della bolletta che le emissioni di CO2.

A Rovereto, invece, opera da pochi mesi 110Efficiency, startup innovativa specializzata nella gestione dei progetti di efficientamento energetico che danno diritto al Superbonus del 110%. Come si legge nel sito aziendale “110Efficiency, una volta ricevute le richieste di lavori, assegna ogni progetto ad artigiani e/o imprese fungendo da global contractor, e condividendo così progetto di fattibilità e flussi lavorativi-finanziari. Successivamente 110Efficiency gestisce il credito d’imposta derivante dal Superbonus 110% per poi cederlo a terzi (banche, assicurazioni e utilities), al fine di garantirne i flussi finanziari per le attività erogate”.

Che la macchina del 110 sia comunque avviata è confermato anche dalle imprese. Roberto Pagani, responsabile del Business Development Smart Infrastructure per Siemens Italia racconta in proposito: “Il Governo ha centrato l’obiettivo, intercettando necessità concrete di imprese e privati per un rilancio sostenibile di alcuni settori centrali della nostra economia, in coerenza con gli obiettivi europei di sostenibilità ambientale. Ad oggi noi di Siemens Italia abbiamo messo in cantiere circa 200 nuove opportunità di business e contiamo di ottenere i primi contratti entro la fine di quest’anno”.

“Spero che queste misure possano contribuire a innescare slancio sì di tipo economico – continua Pagani – ma anche e soprattutto orientato verso una maggiore cultura della sostenibilità, a 360 gradi. Un approccio che le generazioni più giovani già dimostrano di avere quando, per esempio, decidono di acquistare – seppur a un prezzo maggiore – un’abitazione in classe A, impegnandosi così concretamente per essere più sostenibili verso la propria comunità e l’ambiente”.

Altra voce qualificante è quella di Giulio Arletti, CEO di Coenergia, azienda mantovana del settore energie rinnovabili. “L’ ecobonus 110% – spiega Arletti – è stata una manovra che ha certamente mosso grande interesse verso gli interventi di ristrutturazione edilizia volti alla riqualificazione energetica, tuttavia ci sono difficoltà tecniche documentali e di comprensione e interpretazione dei decreti attuativi che stanno rallentando di molto la partenza dei cantieri. Siamo ancora in una fase di test con la speranza che a inizio 2021 il tutto sia più chiaro e realizzabile”.

“Gli installatori – prosegue Arletti – sono sommersi dalle richieste, ma non sempre è possibile soddisfare le esigenze della clientela la quale nella maggior parte dei casi sottovaluta gli standard per accedere al superbonus. Spesso il salto delle due classi energetiche previsto richiede interventi edili che allungano di molto le tempistiche di realizzazione e l’arrivo della stagione invernale non aiuta. Per ora vediamo che l’attenzione si sta concentrando su abitazioni con interventi quasi esclusivamente impiantistici e vengono quasi evitate le vecchie abitazioni in classe G, o perlomeno gli interventi su queste ultime sono spostati alla bella stagione”.

“L’ecobonus 110% sta creando grosse aspettative – continua Arletti – ma ad oggi è una soluzione che terminerà a dicembre 2021. Rileviamo promesse di prolungamento, ma vi è la necessità di certezze da questo punto di vista, con le promesse difficilmente le aziende del settore investiranno per rispondere adeguatamente, mentre una validità di almeno un quinquennio sarebbe davvero una garanzia di successo per il Superbonus, promuovendo così un vero Risparmio energetico nelle abitazioni di tutta Italia”.

“Tutti mi chiedono, tutti mi vogliono”, il 110 appare proprio come il rossiniano Figaro del “Barbiere di Siviglia”. Una ragione di più per prorogarlo ben oltre il 31 dicembre 2021.