Digital bonus: stand by, ma potrebbe essere un’occasione da non perdere


Nei giorni immediatamente precedenti alla pausa Natalizia, sulle pagine di Agenda Digitale, qui riportate, mi soffermavo sull’emendamento approvato dalla IX Commissione della Camera dei Deputati (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) che introduceva nella Legge di Bilancio il cosiddetto “Digital Bonus”.

Un’iniziativa che vedeva come prima firmataria l’On. Vincenza Bruno Bossio e che aveva come obiettivo quello di sviluppare un sistema volto a premiare quei proprietari immobiliari che volessero aggiornare i propri impianti di telecomunicazione, nello specifico i cosiddetti “verticali”.

Un’iniziativa lodevole, come ho avuto modo di scrivere, in quanto andava a considerare per la prima volta l’esigenza di affrontare con decisione la questione spinosa della tratta finale della rete a banda ultra larga, superando la strozzatura del cosiddetto verticale.

È cosa nota a tutti gli addetti ai lavori, infatti, che il patrimonio immobiliare italiano ha impianti che definire obsoleti è forse poco, dal momento che, non di rado, portano ancora l’etichetta SIP… e che la difficoltà che riscontrano i concessionari a sostituirli con impianti in fibra costituisce uno dei motivi per cui la road map sull’FTTH è così clamorosamente in ritardo in Italia.

Ben venga quindi un bonus fiscale che aiuti l’aggiornamento. In quell’articolo mi soffermavo tuttavia sulla forma (che è sostanza) del testo dell’emendamento, che non teneva in debita considerazione tutta la normativa preesistente in materia e nemmeno la normazione tecnica che, come noto, solo a luglio del 2020 ha licenziato la nuovissima CEI 306-2, che costituisce un punto di riferimento imprescindibile per chiunque metta le mani su un impianto di distribuzione dei segnali digitali di un edificio.

Ebbene, la notizia non buona è che quell’emendamento non è entrato nella Legge di Bilancio.

Tutto finito quindi? Non proprio, dal momento che le nostre fonti a Roma ritengono molto probabile che i contenuti di quell’emendamento, usciti dalla porta, rientrino dalla finestra, ovvero che vengano inclusi in un prossimo provvedimento di assestamento del Bilancio dello Stato.

Se così fosse, potremmo tranquillamente affermare che non tutti i mali vengono per nuocere, dal momento che, se fosse passato nella sua forma originaria, il provvedimento avrebbe probabilmente aggiunto confusione in un campo delicatissimo che da anni attende un chiarimento (come peraltro scrive correttamente Giuseppe Pugliese, in una lettera a me indirizzata e che trovate su queste stesse pagine, con tanto di documentazione allegata); ma dal momento che non è stato semplicemente depennato, bensì messo in stand by, ci concede quel tempo necessario per miglioralo e a renderlo davvero quell’opportunità di sviluppo, in grado di modernizzare in tempi rapidi il Paese e di aprire alla possibilità di sviluppare lavoro per migliaia di addetti che sono pronti ad impegnarsi nel grande piano di digitalizzazione del Paese, che è anche il cuore del Recovery Plan.