Dove va la rete?


Considerazioni a margine dei dati pubblicati da Agcom sull’andamento della connettività in Italia nel quarto trimestre 2020

Il dato più eclatante che emerge dall’ultimo Report dell’Autorità garante, riferito all’ultimo trimestre del 2020 è la crescita parallela degli accessi in modalità FTTH (fiber to the home) e di quelli FWA (fixed wireless access), ovvero delle connessioni più performanti in assoluto, ovvero quelle che arrivano fin dentro casa con la fibra ottica e delle connessioni via radio, che oggi hanno decisamente superato gran parte dei limiti che le rendevano solo connessioni “di emergenza”.

Sono mercati che crescono su binari paralleli, con crescite tra l’uno e il due per cento su base annua. Ma le similitudini finiscono qui, perché se per le reti basate su tecnologia wireless la crescita appare un dato soddisfacente, lo è molto meno quella delle reti FTTH, dove oltretutto abbiamo il sostegno importante di fondi dello Stato, con programmi che registrano ritardi molto significativi.

La vera crescita significativa ai danni del rame, oramai ridotto a meno del 40% degli accessi della rete fissa, è segnata ancora una volta dalla tecnologia FTTC (fiber to the cabinet), che in un anno fa un balzo dal 38.8% al 45,3%, andando a rappresentare la tipologia di connessione più diffusa in Italia.

Per dare un’idea precisa delle dinamiche in atto, bisogna allargare un po’ la finestra temporale, spingendoci fino a settembre 2016, quando il rame rappresentava ancora l’85% degli accessi alla rete, mentre la fibra era di fatto agli albori, con connessioni FTTC all’8,7% e FTTH al 2,1%. Ebbene ciò che è successo in questi ultimi quattro anni è che le connessioni  FTTC sono cresciute da 1.7 a 9 milioni di linee, mentre quelle in modalità FTTH da 420 mila a solo 1.6 milioni, insidiate persino dagli accessi FWA.

Cos’è successo? Molto semplice, la stesura della fibra è andata avanti a tappe forzate per quanto riguarda l’infrastruttura orizzontale, mentre ha decisamente segnato il passo su quella verticale. In altri termini, le connessioni realmente FTTH sono ancora davvero poche (e quelle dichiarate, forse, non sono nemmeno tutte tali). Viene da pensare, quindi, che forse è il modello a non funzionare a dovere e che forse andrebbe sottoposto a tagliando, per esempio coinvolgendo i proprietari di immobili nell’infrastrutturazione dei loro edifici.

A spingere invece il mercato dell’FWA, oltre al miglioramento notevole delle performance, con linee che oramai garantiscono i 100 Mb/sec in download, anche l’ingresso nel mercato, oltre agli operatori tradizionali, dei big player, come TIM e Fastweb. L’utente finale, quindi, si trova ad avere a disposizione un’offerta ampia che molto spesso, qualitativamente parlando, è migliore della vecchia DSL e non di rado anche di connessioni FTTC.

Nel complesso il totale delle linee segna una compressione minima, passando in un anno da 19,82 milioni di linee a 19,43, con TIM a farla ancora da padrone col 45% del mercato (pur in flessione).

Una valutazione conclusiva può essere quindi che il processo di ammodernamento della rete in Italia prosegue a passi spediti per quanto riguarda la rete terrestre, con una progressiva e rapida sostituzione dell’infrastruttura in rame con quella in fibra ottica, mentre appare in grandissimo ritardo l’aggiornamento degli impianti d’edificio, che necessitano probabilmente di incentivi e anche di una diversa modalità d’approccio al tema. A questo sembrava mirare il cosiddetto “Digital Bonus”, rimasto tuttavia nei cassetti del Ministero delle Finanze, ma che potrebbe utilmente essere tirato fuori nel quadro del Recovery Fund.