Riqualificazione energetica: ecco quanto risparmi in bolletta


Interventi combinati portano ad un maggior risparmio di kWh e quindi anche a livello economico si arriva al 70% in meno rispetto alla situazione pre riqualificazione.

Edifici da ristrutturare, o meglio, riqualificare: migliorare il comfort di case e palazzi è obiettivo di molti italiani, soprattutto grazie ad incentivi che fanno gola ai più, su tutti il Superbonus al 110%.
Ma se l’obiettivo della riqualificazione degli immobili è quello di aumentare il comfort interno di chi li abita, il risparmio in bolletta e la riduzione dei consumi sono il lato b che cattura l’attenzione dei più, priorità anche per il Piano nazionale Integrato per l’Energia e il Clima.

E se ad oggi il totale degli edifici sul territorio italiano risulta, secondo le statistiche, per oltre il 60% inefficiente e da riqualificare, l’uso delle rinnovabili, in tal senso, potrebbe concretamente dare respiro al tema della sostenibilità, contribuendo alla decarbonizzazione del settore e anche di tutta l’Italia.
Riqualificare, a conti fatti, significa intervenire sull’involucro e sugli impianti di un edificio per garantire le massime prestazioni possibili attraverso tecnologie innovative su strutture ben isolate.

Ma gli interventi di riqualificazione energetica dopo quanto garantiscono quel vantaggio, anzi risparmio, in bolletta?

Se la riqualificazione degli edifici varia nella spesa a seconda dello status degli stessi e degli interventi da concretizzare, va detto che i principali eseguiti al momento nel nostro Paese riguardano soprattutto l’isolamento termico sull’involucro opaco, laddove il cappotto termico può pesare dai 60 ai 150 euro al mq, l’isolamento della copertura dai 50 euro al mq se posato dall’interno, fino a oltre 250 euro al mq se dall’esterno. Poi ci sono quelli relativi alla sostituzione degli infissi che oscillano a livello di costo dai 250 ai 600 euro al mq e quelli per l’installazione di impianti per la climatizzazione. Seguono in classifica quelli per la produzione di acqua calda sanitaria e per la ventilazione meccanica controllata (VMC) che vanno dai 2.000 euro per i generatori, dai 50 ai 100 euro al metro quadro per la VMC e sono stimati circa a 50 euro/mq per il riscaldamento a pavimento.

Se si aggiungono queste cifre a quelle relative all’installazione di sistemi per la produzione di energia rinnovabile, a quelli per le pratiche edilizie necessarie, quelli per tecnici e professionisti coinvolti e ancora elementi di illuminazione, ad esempio, e innovative soluzioni per la Smart Home, la domanda sorge spontanea:

Quando si inizia a risparmiare? E quanto?

Il ritorno dell’investimento sostenuto per la riqualificazione energetica di un edificio avviene solitamente tra i 5 e i 10 anni, secondo gli addetti ai lavori, e vanno considerati 2 fattori: prima di tutto il risparmio energetico raggiunto grazie agli interventi, e a seguire gli incentivi fiscali a cui si può accedere.
Partendo dal primo punto, i kWh risparmiati possono far ottenere classi energetiche maggiori rispetto a quella di partenza, con un risparmio del 20% circa per ogni salto di classe.
Considerando poi che il risparmio aumenta con l’incremento anche dei consumi, risultano particolarmente vantaggiosi interventi combinati che massimizzano i risultati.

Secondo ENEA l’isolamento termico dell’involucro può far arrivare ad un risparmio di energia tra il 30% e il 50%, la mentre per la sostituzione della caldaia si va dal 10% al 20%, e combinando i due interventi si può superare il 70% di risparmio energetico rispetto alle condizioni di partenza in termini di kWh risparmiati e a seguire a li vello di risparmio economico.