Le città più smart d’Italia


Smart cities: quali sono le città più intelligenti del nostro paese?

Per la Commissione Europea la città smart è quel “luogo in cui le reti e i servizi tradizionali sono resi più efficienti dall’uso di soluzioni digitali a beneficio dei suoi abitanti e delle imprese. Una città intelligente va oltre l’uso delle tecnologie digitali per un migliore utilizzo delle risorse e minori emissioni. Significa reti di trasporto urbano più intelligenti, impianti di approvvigionamento idrico e di smaltimento dei rifiuti migliorati e modi più efficienti per illuminare e riscaldare gli edifici. Significa anche un’amministrazione cittadina più interattiva e reattiva, spazi pubblici più sicuri e un migliore soddisfacimento delle esigenze di una popolazione che invecchia”.

Non solo innovazione tecnologica, quindi, ma un nuovo modo di concepire le città di oggi e di domani, con target fissato al benessere dei cittadini, alla sostenibilità e all’efficienza delle risorse impiegate.

Recentemente l’ICity Rank 2021, indagine sulla digitalizzazione delle città italiane di FPA, ha delineato il posizionamento di quei 107 comuni capoluogo italiani valutati in ottica di trasformazione digitale: sul podio le medesime città del 2020 a partire da Firenze, in testa con 937 punti nell’indice di trasformazione digitale, e risultati di eccellenza soprattutto negli data, nel wifi, nel mondo IOT e nell’ambito delle tecnologie di rete e app municipali.

Sale di un gradino Milano (terza nel’20) che arriva seconda in classifica con rating a 878, e punti di forza tra servizi online, indice di apertura e open data, mentre terza si posizione Bologna con 854 punti grazie soprattutto ai risultati nei social e nell’IOT e tecnologie di rete.

E ancora Roma Capitale, Modena e Bergamo, a pari merito, poi Torino, Trento ottava seguita da Cagliari e Parma a chiudere la top ten.
A seguire Reggio Emilia, Palermo, Venezia, Pisa, Genova, Rimini, Brescia, Cremona, Prato, Bari, Bolzano e Verona, distinte per i buoni risultati in tutti gli indici settoriali, tra disponibilità online dei servizi pubblici, disponibilità di app di pubblica utilità, integrazione delle piattaforme digitali, utilizzo dei social media, rilascio degli open data, trasparenza, implementazione di reti wifi pubbliche e diffusione di tecnologie di rete.

A commento, Gianni Dominici, Direttore generale di FPA, ha dichiarato:

“Le prime 22 città della classifica sono le ‘città digitali’, quelle che utilizzano in modo diffuso, organico e continuativo le nuove tecnologie nelle attività amministrative, nell’erogazione dei servizi, nella raccolta ed elaborazione dati, nell’informazione, nella comunicazione e nella partecipazione. Sono città che possono diventare ‘piattaforma’, creando le condizioni per lo sviluppo economico e sociale dei loro territori grazie al digitale. Nel gruppo più avanzato si trovano soprattutto grandi città del Nord, ma non mancano eccezioni di piccole dimensioni, come Pisa o Cremona, e alcune città del Sud, come Cagliari, Palermo o Bari, che dimostrano come un uso sapiente del digitale possa modificare le tradizionali geografie dell’innovazione”.

Dopo le prime 22 città, una fascia intermedia che conta Pavia (23° posto), Siena (24°), Piacenza (25°), Napoli (26°), Lecce (27°), Vicenza (28°), Padova (29°), Ravenna (30°) e circa circa 60 città “in evoluzione” nella trasformazione digitale.
Chiudono la classifica Caltanissetta (88° posto), Potenza (89°), Fermo e Teramo (90°), Chieti (93°), Catanzaro (94°), Crotone e Benevento (95°), Cosenza e Rieti (97°), Trapani (99°), Caserta (100°), Nuoro (101°), Foggia (102°), Agrigento (103°), Avellino (104°), Carbonia (105°), Isernia (106°) ed Enna al 107°.

I capoluoghi meridionali evidenziano un ritardo nella trasformazione digitale, collocandosi con più frequenza nella fascia bassa delle graduatorie. Confrontando il punteggio medio delle città del Mezzogiorno con quello nazionale si vede uno scarto complessivo di circa il 25%, che supera il 40% in ambiti come gli open data e le reti di wifi pubblico. Ma qualcosa si muove anche al Sud: oltre a Cagliari al 9° posto, troviamo Palermo al 12°, con il massimo dei voti nell’ambito degli Open Data, al pari di Milano e Pisa, e in ottima posizione nelle classifiche settoriali che riguardano apertura e servizi online. E al 20° nella classifica generale, c’è Bari, che eccelle soprattutto nell’apertura e nei servizi online. Da segnalare anche il recupero di Napoli, 26°posto, che scala 11 posizioni grazie al massimo dei voti nelle app municipali e il buon piazzamento nei social, e di Messina, che passa dall’89°posto del 2020 al 62°attuale, salendo di quasi 30 posizioni.

Come si traduce questo, in chiave PNRR?

Siamo nella fase di attuazione del pianto fondato proprio sulla trasformazione digitale, e sarà fondamentale il ruolo delle realtà urbane tra partecipazione attiva, autonoma e responsabile di cittadini e imprese.