Smart City, mercato da 1 miliardo ma il dopo-PNRR è un’incognita
Il mercato italiano delle Smart City supera il miliardo di euro e si trova oggi davanti a un passaggio decisivo: la fine della spinta del PNRR.
Secondo l’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano, nel 2025 il settore ha raggiunto un valore di circa 1,03 miliardi di euro, trainato soprattutto dagli investimenti in mobilità intelligente (220 milioni) e illuminazione pubblica (200 milioni). A questi si affiancano ambiti in crescita come il monitoraggio ambientale, lo Smart Government e la sicurezza urbana.
Negli ultimi anni, i fondi del PNRR hanno rappresentato un acceleratore fondamentale: tra il 2023 e il 2025, il 76% dei comuni italiani li ha utilizzati per progetti di innovazione urbana. Tuttavia, con la scadenza fissata a giugno 2026, emerge una criticità strutturale: la sostenibilità economica nel lungo periodo. L’85% delle amministrazioni prevede di cercare nuovi finanziamenti attraverso bandi regionali, nazionali o europei, mentre quasi la metà punta a valorizzare maggiormente le risorse interne. Resta però un dato significativo: circa un comune su cinque non ha ancora definito una strategia post-PNRR.
Nonostante le incertezze, la volontà di investire non si ferma. Per il biennio 2026-2027, le priorità saranno sicurezza (69%), comunità energetiche rinnovabili (67%) e servizi al cittadino (56%). In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale si profila come leva chiave: se oggi è adottata solo dal 7% dei comuni, le previsioni indicano una crescita rapida, con il 18% pronto a introdurla già nel 2026.
Accanto alla tecnologia, emerge il tema della collaborazione. Il modello della “Smart Land” – basato su territori interconnessi e cooperazione tra enti – è considerato strategico, ma fatica a diffondersi: solo il 13% dei comuni vi partecipa attivamente. Eppure, quasi la metà delle amministrazioni vede nelle Regioni un possibile coordinatore e il 48% punta a rafforzare le sinergie tra enti locali.
A frenare l’innovazione restano ostacoli noti: carenza di personale (67%), risorse limitate (52%) e deficit di competenze (51%). In questo contesto, il coinvolgimento del settore privato e delle comunità locali diventa cruciale. Anche perché il divario tra istituzioni e cittadini è ancora marcato: solo il 7% degli italiani si sente realmente coinvolto nei processi decisionali, nonostante oltre la metà vorrebbe partecipare attivamente.
Il futuro delle Smart City italiane si giocherà quindi su un equilibrio delicato: trovare nuovi modelli di finanziamento, rafforzare le competenze e costruire ecosistemi collaborativi capaci di rendere l’innovazione non solo tecnologica, ma anche sostenibile e inclusiva.





