5G: Antitrust contesta i Comuni che lo ostacolano

2 Settembre 2020 Ilaria Rebecchi


L’Autorità si esprime sul tema 5G e definisce prioritaria “l’eliminazione degli ostacoli ingiustificati e non proporzionati all’intervento infrastrutturale mediante la definizione di un’azione amministrativa efficace ed efficiente”.

È notizia di qualche giorno fa che l’Antitrust ha contestato i circa 500 Comuni che hanno bloccato l’installazione delle reti 5G. Inviata anche una segnalazione a Regioni, Provincie Autonome e ai Comuni con l’obiettivo di eliminare gli ostacoli ingiustificati all’installazione di antenne e impianti 5G.
Per l’Antitrust, infatti, non sono riscontrabili i presupposti per il ricorso “perché non c’è rischio potenziale, e non può in nessun caso giustificare una presa di decisione arbitraria”. Definite ingiustificate, inoltre, le restrizioni dei Comuni allo sviluppo della tecnologia 5G.

I 500 Comuni che hanno detto no all’installazione delle reti 5G sono così stati segnalati ad un mese esatto dall’entrata in vigore della legge che vieta ai Comuni di bloccare l’installazione di antenne e impianti 5G nel loro territorio.
Per l’Antitrust “le disposizioni delle amministrazioni locali sono legittime nella misura in cui consentono comunque ‘una sempre possibile localizzazione alternativa’ e non determinano invece l’impossibilita della localizzazione. Tale principio è stato più volte ripreso anche dal Consiglio Stato”.
Nel bollettino dell’Antitrust si legge che:

[…] va dichiarata l’illegittimità di un regolamento comunale adottato ai sensi dell’articolo 8 comma 6 l. 22 febbraio 2001 n. 36, laddove l’ente territoriale si sia posto quale obiettivo, sebbene non dichiarato, ma evincibile dal contenuto dell’atto regolamentare, quello di preservare la salute umana dalle emissioni elettromagnetiche promananti da impianti di radiocomunicazione […]
Gli atti amministrativi, quali le ordinanze sindacali o altri atti di indirizzo, che vietano in tutto il territorio comunale la sperimentazione, installazione e diffusione di impianti di telecomunicazione mobile con tecnologia 5G, in attesa di dati scientifici più aggiornati, costituiscono un ostacolo assoluto e generalizzato all’installazione di impianti di telecomunicazione mobile con tecnologia 5G e rappresentano una barriera al libero dispiegarsi della concorrenza, nonché alla libertà di stabilimento e alla prestazione dei servizi da parte degli operatori di telefonia. 

Alla luce dell’importanza degli effetti sul sistema economico che le tecnologie di telecomunicazione 5G avranno nei prossimi anni in Italia, l’Autorità definisce assolutamente prioritaria “l’eliminazione degli ostacoli ingiustificati e non proporzionati all’intervento infrastrutturale mediante la definizione di un’azione amministrativa efficace ed efficiente. Ostacoli che rischiano di compromettere seriamente e in modo ingiustificato il processo di innovazione tecnologica“.
Per l’Autorità si tratta di “limitazioni che rischiano di impedire il corretto dispiegarsi di un efficace processo competitivo basato sulla concorrenza dinamica tra gli operatori presenti, e tra di essi e i nuovi entranti che intendano avvalersi delle nuove tecnologie di comunicazione” prosegue l’Autorità “e rischiano di compromettere seriamente e in modo ingiustificato il processo di innovazione tecnologica”.
Niente principio di precauzione invocato nell’ipotesi di un rischio potenziale: “come sottolineato nel rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, le ARPA adottano già un approccio cautelativo nella valutazione delle emissioni elettromagnetiche degli impianti in tecnologia 5G che permettono di assicurare il rispetto dei limiti in qualsiasi condizione di esposizione”.

Ilaria Rebecchi

Executive Editor della rivista e del portale Smart Building Italia, lavora come Giornalista e Senior Copywriter specializzata in settori come tecnologia e digitale, creatività e social media.