Come è cambiata la connettività in Italia?

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Tra scuola e lavoro agile, la richiesta di connettività ha subito un’impennata dal lockdown. Arriva anche il bando del piano BUL nelle scuole.

Recente è l’uscita del rapporto firmato Auditel-Censis  L’Italia post-lockdown: la nuova normalità digitale delle famiglie italiane”, secondo cui nel 2019 erano circa tre e mezzo i milioni di famiglie sprovviste di connessione. E la pandemia, con le nefaste conseguenze a livello sociale ed economico su tutto il Paese, va detto, ha però contribuito a dare una spinta non indifferente sulla richiesta di Internet da parte degli italiani.

Secondo il rapporto, infatti, si rileva un aumento del 3% rispetto allo scorso anno sul tema connettività: il lockdown ha infatti fatto crescere la richiesta di didattica online e smart working, pesando in modo importante sul numero di famiglie collegate, passate in pochi mesi dall’85,9% all’88,4% del totale. Collegamento a banda larga in possesso del 56%. Nel lockdown, inoltre, più del 48% delle famiglie ha avuto bisogno di connessione per lavoro, scuola o attività come acquisti online e per 8 milioni di famiglie si è trattato per la prima volta in assoluto.

I dati del rapporto Auditel-Censis: come è cambiata la connettività nel paese?

Il 31,7% delle famiglie ha fatto acquisti su internet, il 20,8% ha svolto attività di studio online a distanza (per il 15,2% era la prima volta), e il 17,5% ha lavorato in smart working (qui per l’11,3% era la prima volta). Dopo il lockdown sono aumentati gli italiani che si collegano ad internet, 47 milioni e 200.000 come anche la frequenza dei collegamenti, che conta il collegamento quotidiano di 42 milioni e 200.000 italiani, il 72,1% della popolazione. È aumentato anche il numero dei device: 112 milioni e 400.000 schermi, 600.000 in più rispetto all’anno precedente.
Smartphone al primo posto, 44 milioni e 700.000, +2,4% rispetto al 2018, a seguire le tv, 42 milioni e 700.000, che, se con l’aggiunta di dispositivi esterni che permettono di collegarsi ad internet, permettono di arrivare a 10 milioni e 400.000 di apparecchi collegati (+61,0% rispetto al 2018).

Scuola e connettività

Nodo cruciale della situazione precedente e attuale, tra contagi e questioni economiche e di diritto, la scuola è al centro delle normative che ne regolano le dinamiche, dall’ingresso in aula degli studenti alla questione connettività, appunto.
Fresca è la notizia dell’avvio del bando di gara nell’ambito del piano BUL per le scuole italiane, a poche settimane dalla pubblicazione del decreto del Mise.

Il bando BUL nelle scuole: connettività come priorità

Il bando è stato pubblicato sul sito di Infratel (qui) e prevede la realizzazione sia delle reti di accesso sia dei servizi di gestione. Ciascun soggetto non potrà aggiudicarsi più di due lotti e sono state introdotte severe penali sui ritardi e l’assegnazione di un punteggio significativo alla parte dell’offerta relativa alla celere realizzazione delle opere.

15 le Regioni protagoniste: Liguria e Piemonte (lotto 1), Lombardia (lotto 2), Lazio e Sardegna (lotto 3), Campania e Basilicata (lotto 4), Calabria e Sicilia (lotto 5), Toscana e Veneto (lotto 6), Marche, Abruzzo, Molise e Puglia (lotto 7).
Le restanti provvederanno alla realizzazione del Piano attraverso proprie società in-house regionali.

Nella gara è stato previsto il limite di due lotti aggiudicabili dallo stesso concorrente, e si intende attribuire un punteggio importante ad elementi di velocità nella realizzazione delle opere.
Infine, per disincentivare condotte inadempienti degli aggiudicatari, sono state introdotte penali severe per ciascun giorno di ritardo o per la mancata attivazione della connessione di una scuola e per l’inosservanza di prescrizioni contrattuali relative a tempi e qualità del servizio.