Italia: sale il 5G ma poche le competenze digitali

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Cresce il divario tra Italia ed Europa in merito a tecnologie e servizi digitali, soprattutto per le competenze. Alta la quota di sviluppo per il 5G

Politiche digitali fondamentali per tutta l’Unione Europea. Non fa differenza, ovviamente, anche l’Italia, terzo Paese Ue sul fronte 5G, ma ancora indietro per l’uso dei servizi Internet.
Una spinta efficace, però, arriva a seguito dell’emergenza Covid-19, che ha dato gas al settore digital del Belpaese.
Questi i dati che emergono dall’edizione 2020 del Desi, indice di digitalizzazione dell’economia e della società recentemente pubblicato dalla Commissione europea.

Rispetto alla media UE, l’Italia registra livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi. Anche il numero di specialisti e laureati nel settore Ict è molto al di sotto della media UE -si legge sul report -. Queste carenze in termini di competenze digitali si riflettono nel modesto utilizzo dei servizi online, compresi i servizi pubblici digitali. Solo il 74% degli italiani usa abitualmente Internet. Sebbene il paese si collochi in una posizione relativamente alta nell’offerta di servizi pubblici digitali (e-government), il loro utilizzo rimane scarso. Analogamente, le imprese italiane presentano ritardi nell’utilizzo di tecnologie come il cloud e i big data, così come per quanto riguarda l’adozione del commercio elettronico.

Scarso, appunto, è il progresso dei servizi di connettività: siamo al 17mo posto con un incremento di 4 punti percentuali nella connettività over 100 Mbps (dal 9% al 13%), ma l’Italia si colloca al 3° posto per preparazione al 5G: qui il 94% dello spettro per la banda larga senza fili è stato assegnato e le sperimentazioni del 5G sono ancora in corso, ma l’anno scorso alcuni operatori italiani hanno avviato la commercializzazione delle offerte 5G nelle principali città italiane.

Banda larga?

Siamo al 17º posto tra gli Stati UE: la diffusione della banda larga fissa ad almeno 100 Mbps è passata dal 9% nel 2018 al 13% nel 2019 e quella mobile è rimasta stabile rispetto al 2018 (89 abbonamenti ogni 100 persone).
Per quanto riguarda la copertura VHCN, l’Italia ha accelerato il ritmo di diffusione della fibra ma resta indietro (30%) rispetto alla media UE del 44% e per i prezzi si posiziona al di sopra della media UE con indice pari a 73 rispetto alla media di 64.

Competenze digitali: ultimi in Europa 

Fino al 2019 eravamo terzultimi, ma lo scorso anno abbiamo perso due posizioni in quanto a competenze digitali dei cittadini.
Solo il 42% delle persone di età tra i 16 e i 74 anni, infatti, possiede competenze digitali di base (58% UE) e solo il 22% ha competenze digitali superiori (33% UE). La quota italiana di laureati nel settore TIC è  stabile rispetto al DESI 2019, ma solo l’1% dei laureati italiani è in possesso di una laurea in discipline TIC e gli specialisti donna rappresentano l’1% del numero totale di lavoratrici.
L’uso dei servizi Internet in Italia rimane al di sotto della media europea: questo scarso uso dei servizi digitali riflette il basso livello di competenze del settore con ben il 17% delle persone che afferma di non aver mai utilizzato Internet.
Inoltre, l’uso dei servizi cloud è rimasto stabile e solo il 10% delle PMI italiane vende online.

E i servizi pubblici digitali?

Ci troviamo al 19º posto i UE, stessa posizione del 2019, ma pur sempre al di sotto della media europea, nonostante le buone prestazioni nell’ambito dell’offerta di servizi digitali e di dati aperti. L’Italia supera l’UE per completezza dei servizi online, i servizi pubblici digitali per le imprese e i dati aperti, ma solo il 32% degli italiani online usufruisce di servizi di e-government.