Smart Working al top

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Per Istat boom di smart working, tra professionisti, aziende e PMI: il 37,2% di realtà con fino a 50 addetti sceglie oggi il lavoro da remoto

Vuoi l’emergenza sanitaria, vuoi un cambiamento deciso dei tempi, ma il mondo dello smart working, oggi, è il vero protagonista delle modalità lavorative in tutto il Paese.
A dimostrarlo, infatti, è un rapporto Istat sulla situazione attuale, che vede scegliere la modalità da remoto per oltre il 37% delle aziende con fino a 50 dipendenti, e per quasi il 20% per quelle con fino a 10 lavoratori.
La percentuale sale se si parla di grandi realtà aziendali, 73,1% in quelle di medie dimensioni e in tre mesi dall’1,2% all’8,8% del personale in lavoro agile.
Se dopo il lockdown si è scesi al 5,3%, oggi il 90% delle grandi imprese e il 73,1% delle medie hanno introdotto o esteso lo smart working, come delinea la ricerca:

“Nei mesi precedenti la crisi, escludendo le imprese prive di lavori che possono essere svolti fuori dai locali aziendali, solo l’1,2% del personale era impiegato in lavoro a distanza. Tra marzo e aprile questa quota sale improvvisamente all’8,8%”. L’incidenza di personale impiegato in modalità agile arriva al 21,6% nelle imprese di medie dimensioni dal 2,2% di gennaio/febbraio mentre nelle grandi dal 4,4% dei primi due mesi dell’anno accelera fino al 31,4%. I settori più coinvolti sono i servizi di informazione e comunicazione (da 5,0% a 48,8%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (da 4,1% a 36,7%), l’istruzione (da 3,1% a 33,0%) e la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (da 3,3% a 29,6%).

Dopo la fine del lockdown i lavoratori  a distanza sono rimasti sul 5,3%, soprattutto in grandi e medie imprese, questo anche grazie a soluzioni informatiche e organizzative volte ad estendere forme lavorative prima limitate ad una piccola minoranza a quote considerevoli di personale.