Stop al 5G: e i Comuni finiscono in tribunale


Sono circa 60 i Comuni italiani chiamati nei ricorsi dovuti al blocco del 5G: le conseguenze e i ritardi

Si parte con Montesilvano, Pescara, dove il Comune aveva decretato lo stop alle reti 5G: e oggi si arriva ad oltre 11mila euro di spese che il Municipio dovrà sostenere per rifondere le tasche di Wind e Iliad. Il motivo è proprio l’opposizione della Giunta ai progetti delle due aziende di telefonia di installazione delle antenne per le reti 5G. ma il Tar di Pescara non ha avuto dubbi: barriere legali illegittime, sette mesi e tre ricorsi da parte delle compagnie TLC e oggi Montesilvano dovrà mettere una mano sul portafoglio.

E si tratta solo di uno degli ultimi esempi di città e cittadine italiane che si sono opposte allo sviluppo delle reti 5G, portate poi in tribunale dalle varie aziende di settore e tornate a mani vuote, in tutti i sensi.
D’altro canto, va detto, molti altri sindaci si sono espressi tornando sulle loro motivazioni originarie di blocco al 5G, vuoi anche per non dover appunto finire in tribunale e sostenere le sempre onerose spese legali del caso.
Tra gennaio e aprile 2021, si stima che i Comuni italiani citati in tribunale proprio per lo stop al 5G siano passati dai 35 di inizio anno a circa 60, appunto, come racconta un’inchiesta di Wired.
Di questi, nell’83% dei casi il ricorso si è chiuso proprio con le spese a carico dei municipi, e una ventina di Comuni è arrivata al Tar solo dopo aver già revocato l’atto oggetto della disputa. Come a Ragusa o Reggio Calabria.

In linea generale, i provvedimenti volti allo stop del 5G difficilmente, stando ai casi sino ad ora, resistono al Tar, anche perché spesso mancano i principi di precauzione, ma intervengono notevoli interferenze ai piani nazionali di sviluppo delle telecomunicazioni.
Alcuni casi, inoltre, hanno evidenziato una netta somiglianza tra ordinanze di comuni “vicini”, anche sull’onda di una infondata della tecnologia 5G con la diffusione del Coronavirus.

Quali le ricadute sullo sviluppo del 5G?

Sicuramente, in primis, una lentezza burocratica anche dovuta all’abbondanza di sentenze da emettere da parte del Tar, sempre su questa falsa riga. Con conseguenti ritardi che si ripercuotono, dunque, in altre lungaggini sul piano installativo. E, anche se le compagnie telefoniche potrebbero, in linea teorica, partire con il cantiere, dovrebbero assumersi il rischio di esito del ricorso contrario.
A Belluno, poi, Iliad ha visto respinto il ricorso perchè il Tar ha giudicato lo stop alle reti frutto di “esortazioni”, ma sottolineando anche che “gli atti impugnati non hanno natura autoritativa o vincolante”.
E se nel frattempo tutte le frequenze sono state assegnate solo in Finlandia e Grecia, nel nostro Paese prima di luglio 2022 la banda dei 700 MegaHertz non sarà liberata, pur essendo già disponibile tra Francia, Ungheria, Austria e Germania.
Dal canto suo, il Ministro Colao punta sulle reti di 5G ma i ritardi costano, si stima, circa 4,3 miliardi di euro.