Tecnologia 5G: i chiarimenti di ANCI contro le fake news

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L’Associazione Nazionale Comuni Italiani diffonde una nota informativa per fare chiarezza sul territorio circa la pericolosità della tecnologia 5G, tra salute e disinformazione

Ne parlano tutti, esperti e non, anche in relazione all’attuale emergenza sanitaria. Il tema del 5G e dei relativi piani di sviluppo della rete mobile da parte degli operatori sul fronte di questa particolare e innovativa tecnologia, sta facendo da mesi discutere e ha messo alcuni comuni italiani in allarme.

I Comuni sono sollecitati dai cittadini, che esprimono preoccupazioni in ordine ai possibili effetti sulla salute e si rivolgono al Sindaco per avere indicazioni. In alcuni casi queste sollecitazioni sono alimentate da vere e proprie fake news che purtroppo circolano sui social media e alle quali i cittadini sono esposti. Per questo, come ANCI, abbiamo da tempo richiesto ai Ministeri competenti di attivare una campagna istituzionale che, in maniera comprensibile a tutti, spieghi cos’è il 5G e informi sulla legislazione italiana, che come sappiamo è molto tutelante in tema di esposizione alle onde elettromagnetiche.  
A parlare è Michele Pianetta, Vice Presidente di ANCI Piemonte, commentando la nota informativa ANCI proprio sul tema della tecnologia 5G.
La nota informativa vuole fornire un quadro ordinato della legislazione vigente e delle competenze comunali sul tema, oltre ad alcuni chiarimenti sui maggiori dubbi che in questi mesi le amministrazioni hanno manifestato ad ANCI. L’obiettivo dell’associazione è quello di mettere nelle condizioni le amministrazioni di agire nella maniera più corretta all’interno del quadro di regole che il nostro Paese si è dato. 
L’approfondimento, ricco di riferimenti importanti, come studi della Fondazione Ugo Bordoni e di ARPA Friuli Venezia Giulia, nasce per supportare gli enti territoriali nello svolgimento delle proprie competenze amministrative, proprio sul tema dell’installazione di impianti radioelettrici di comunicazione elettronica. Inoltre, la nota vuole “fornire un adeguato quadro giuridico” con informazioni sulla tecnologia 5G provenienti da fonti istituzionali italiane ed europee.
Ma quali facoltà hanno i comuni nei confronti della tecnologia 5G? Il documento dice che possono adottare regolamenti per l’insediamento degli impianti: in che senso?
I Comuni, come da legge 36/2001, possono adottare un regolamento comunale per definire la localizzazione delle antenne. Si tratta di una facoltà collegata alla competenza urbanistica propria dei Comuni e che, se frutto di un processo di condivisione con la cittadinanza e gli operatori, anche in passato si è dimostrato uno strumento importante per gestire la realizzazione delle reti di comunicazione in maniera ordinata, abbassando il livello del conflitto.

La nota di ANCI

Si parte dagli albori, spiegando cos’è il 5G (QUI il nostro servizio).
Con il termine 5G si intende la quinta generazione delle tecnologie di comunicazione elettronica in mobilità, il cui dispiegamento in Europa è avvenuto in base al piano di azione definito con la Comunicazione CE n.2016/5881 (cd. 5G Action Plan)“.
Per Fondazione Ugo Bordonil’approccio condiviso alla standardizzazione del 5G si basa sull’evoluzione delle tecnologie di comunicazione esistenti, come il 4G/LTE, integrate da nuove tecnologie fisse e mobili progettate per soddisfare requisiti non supportati dalle attuali reti di accesso radio. Il paradigma 5G abilita quindi la possibilità di indirizzare un numero notevole di dispositivi e con latenze dell’ordine di pochi millisecondi, superando gli attuali limiti delle singole tecnologie di telecomunicazione, sfruttando la loro combinazione e la loro coesistenza” (Rif: QUI).
Una tecnologia, dunque, che permette maggiore velocità di connessione abilitando anche alcuni nuovi servizi IoT tra mobilità, gestione della logistica, monitoraggio ambientale, infrastrutture, telemedicina, agricoltura e tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Non più frequenze tra 800 MHz e 2,6 GHz: il 5G utilizza tre bande di frequenza, 700 MHz, 3600-3800 MHz e 26 GHz.

Quali limiti per la tecnologia 5G?

Di esposizione alle onde elettromagnetiche in Italia: il 5G userà anche radiazione a frequenza maggiore di quella delle tecnologie precedenti, ma per ANCI è bene sottolineare che “i limiti associati alle frequenze maggiori (26 GHz) sono più alti perché tali frequenze hanno una minore pericolosità. Anche il 5G è sottoposto al rispetto di norme di riferimento rigorose“. Per quanto riguarda i limiti di esposizione della popolazione, la fonte normativa è la Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 12 luglio 1995 che stabilisce che il livello di riferimento di un telefono mobile a 900 MHz è pari a 41,25 Volt per metro (V/m), per microonde (2,3-2,4 GHz) 61 V/m. Il limite di esposizione dipende dalla frequenza ed è pari a 20 V/m da 3 MHz a 3 GHz e 40 V/m da 3 GHz a 300 GHz, inferiore, quindi al livello di riferimento della normativa europea.

I Comuni: ostacolare o sostenere la tecnologia 5G?

I comuni possono adottare un regolamento per il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti tendendo a minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici.
In Italia la tecnologia 5G è avviata in fase di sperimentazione tramite alcuni progetti sperimentali nelle città di Bari, L’Aquila, Matera, Milano e Prato, ma “non esiste una sperimentazione che coinvolga i piccoli Comuni“, ma solo un elenco di 120 di essi nei cui territori gli operatori saranno obbligati a offrire copertura in tecnologia 5G utilizzando le frequenze in banda 700 MHz non prima del 1° luglio 2022. Si tratta di territori in “divario digitale profondo” e a rischio di mancata copertura.

La tecnologia 5G aumenta il rischio di tumori?

Per IARC – International Agency for Research on Cancer, no: ne avevamo parlato anche QUI. ANCI, nella nota (consultabile a questo LINK), “non c’è un’evidenza conclusiva rispetto al fatto che l’esposizione agli stessi possa causare il cancro negli esseri umani e negli animali”. Tale classificazione si riferisce alle esposizioni dovute all’uso di telefoni cellulari, non alle esposizioni ambientali o lavorative.
E la relazione con l’emergenza da Covid-19?
Nella nota “Combattere la disinformazione”, la Commissione Europea sostiene che “Non esiste collegamento tra il 5G e la COVID-19. Il coronavirus è un virus che si diffonde da una persona all’altra attraverso goccioline emesse attraverso gli starnuti, la tosse o il respiro. Il 5G è la nuova generazione di tecnologia delle reti mobili trasmessa su onde radio non ionizzanti”.