Una rete satellitare europea per eliminare il digital divide  


Per il commissario Ue, Thierry Breton, l’infrastruttura spaziale va creata in tempi rapidi. Airbus guiderà il consorzio di realizzazione con fondi per 6 miliardi.

Non più gli occhi rivolti verso il basso, nella speranza di un salvifico scavo, ma uno sguardo fiducioso al cielo da dove potrà arrivare la soluzione… Stiamo parlando della banda larga, che rimane ancora una definizione astratta per molti cittadini del nostro Paese e dell’intero continente. Ma per tante persone che finora hanno aspettato invano il dispiegamento della fibra nei loro comuni si prospetta adesso un intervento “dall’alto” grazie ad un impegnativo progetto sulla diffusione di Internet via satellite, illustrato recentemente da Thierry Breton, commissario dell’Unione europea per il Mercato Interno.

Il messaggio lanciato da Breton durante la tredicesima Conferenza europea dello Spazio organizzata da Ue ed Esa è chiarissimo: per quanto riguarda la diffusione di Internet dal satellite l’Europa deve essere autonoma e quindi dotarsi al più presto di una rete proprietaria, che poi rappresenterà la sua terza infrastruttura spaziale dopo Galileo e Copernico. “Nei prossimi 20/30 anni – ha spiegato il commissario Ue – l’accesso alla connettività rappresenterà un fattore strategico sempre più importante, per questo l’Europa deve agire subito, sia per consolidare l’infrastruttura esistente, sia per affrontare con il dovuto anticipo le sfide future”.

In particolare, Breton ha indicato in più punti i benefici che saranno arrecati dalla rete satellitare made in Europe. Ed al primo posto c’è, appunto, la cancellazione del digital divide rendendo “disponibile a chiunque l’accesso alla banda larga”. Un altro beneficio sarà quello di garantire autonomia al continente e quindi evitare delle “dipendenze in tema di connettività da analoghi servizi sviluppati al di fuori dall’Europa”. Qui il riferimento è soprattutto a quanto sta accadendo negli Stati Uniti con le costellazioni satellitari di SpaceX (la società di Elon Musk già operativa con la sua rete Starlink) e di Amazon (che sta avviando il Progetto Kuiper). Senza dimenticare OneWeb, che fa riferimento al miliardario indiano Sunil Mittal e al governo britannico, che prevede di offrire servizi globali a banda larga entro 18 mesi.

Fra i benefici citati dal commissario Ue ci sono poi le importanti ricadute di una rete satellitare europea in tema di sicurezza. Da un lato per le comunicazioni fra le varie realtà governative e istituzionali del continente che potranno essere messe al riparo da intercettazioni grazie alla crittografia quantistica. Dall’altro lato, l’infrastruttura spaziale permetterà di mantenere l’accesso alla rete anche nel caso di massicci attacchi hacker al web “terrestre”.

Naturalmente, considerata l’ambizione del progetto e la volontà di realizzarlo in tempi rapidi, occorreranno risorse e competenze di prim’ordine. La prima necessità, considerata una stima dei costi pari a 6 miliardi di euro, verrà soddisfatta soprattutto ricorrendo ai fondi dell’Unione europea. Quanto alle competenze, il consorzio per la creazione della rete satellitare sarà guidato dalla società aerospaziale europea Airbus e comprenderà altri grandi aziende ad alto valore aggiunto tecnologico come l’italo-francese Thales Alenia Space, la tedesca Ohb, gli operatori satellitari Eutelsat Communications e Ses  e le società spaziali Telespazio e Arianespace.

Aziende di primissimo livello che oltre alla bontà tecnologica della nuova rete satellitare dovranno garantire anche celerità nel realizzarla. Se abbiamo parlato di Galileo e Copernico come punti di riferimento nella creazione di infrastrutture spaziali europee, gli stessi sistemi satellitari non possono però essere presi ad esempio per quanto attiene al fattore tempo, visto che per renderli operativi ci sono voluti dai dieci ai vent’anni. Nel caso della nuova costellazione per l’Internet satellitare occorrerà fare molto più in fretta, in caso contrario il Vecchio continente diverrà una facile preda per i competitor extra-europei.