Wine Delivery, la app del vino on demand cresce del 600% all’anno

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Manca solo una bottiglia di vino di qualità alla perfezione della vostra cena? Non sia mai, in una Smart City secondo i canoni. Quello che una volta, dopo le 7 di sera, diventava un problema insolubile, oggi trova risposta positiva in Winelivery, la app del “Doc on demand” di cui si servono attualmente 100mila clienti, sparsi per le città in cui è stato attivato il servizio: innanzitutto Milano, dove Winelivery è nata nel 2016, e poi Torino, Firenze, Bologna e Bergamo. Sono le piazze in cui basta ricorrere a questa preziosa app per vedersi recapitare a domicilio un Sagrantino di Montefalco, un Prosecco millesimato completo di stuzzichini per l'”apericena”, o anche una cassa di pregiata birra belga, a seconda delle proprie esigenze. In base ai piani, entro la fine del 2019 si potrà farlo in un’altra decina di città, fra cui, con ogni probabilità, Roma, Napoli, Catania e Prato.

È dunque sensato affermare che il successo di Winelivery, evidentemente nata da un bisogno diffuso, non conosce per ora limiti. Sarebbe d’altra parte sciocco pensarlo, considerando che questa startup, dovuta all’ingegno del marketing manager Andrea Antinori e del suo socio, e attuale CEO di Winelivery, Francesco Magro, vanta numeri esaurienti, a cominciare dall’aumento di fatturato annuo, cresciuto del 600% dal 2017 al 2018, quando si è attestato attorno ai 700 milioni. Ancora più potente è il balzo previsto per la fine del 2019, quando si prevede di raggiungere quota milione e 900mila euro, ottenuta grazie a quanto hanno fruttato tre round di finanziamento “equity crowdfunding” (risorse in cambio di quote) sottoscritto da 550 soci. Un vero e proprio boom, coronato dall’approdo nel programma Elite di Borsa Italiana, riservato a nuovi imprenditori ad alto potenziale.

Tradotto in altre cifre, tutto ciò significa essere passati dalle duemilacinquecento bottiglie consegnate nel 2016 alle 130mila previste per fine anno, contando su 1.500 etichette di vino in catalogo e sull’organizzazione garantita da una ventina di collaboratori e da a 180 “riders”, con prezzi definiti “da enoteca”, più quanto dovuto al fondamentale servizio “temperatura” applicato alla bottiglia richiesta. Ovvio che su questi presupposti, per ulteriori sviluppi, Winelivery guardi a quanto sta avvenendo all’estero, a cominciare dagli Stati Uniti, dove il mercato della “Drink Delivery”, rappresentato da brand come Drizly e Saucey, vale attualmente centinaia di milioni di dollari.

È d’altra parte assodato che il vino attiva app “a grappoli”, come dimostrato dai 27 milioni di utenti di vivino, servizio a cui basta la foto di una bottiglia incocciata lungo la via per ottenere la dettagliata carta d’identità di quel vino, o anche dai quasi 9 milioni di vino catalogati dal motore di ricerca wine-searcher.