Data center e transizione energetica: Vicenza indica la strada per uno sviluppo sostenibile
Il Consiglio comunale approva all’unanimità una mozione per favorire il recupero delle aree industriali dismesse e valorizzare il calore dei server. Un modello che può trasformare le infrastrutture digitali in risorse per la decarbonizzazione dei territori.
E se i data center, spesso descritti esclusivamente come grandi consumatori di energia, diventassero anche una risorsa per la transizione ecologica? Da Vicenza arriva un segnale interessante, che merita attenzione soprattutto per l’approccio costruttivo con cui viene affrontato un tema sempre più divisivo.
Il Consiglio comunale ha infatti approvato all’unanimità, con 23 voti favorevoli, una mozione presentata dal consigliere Raffaele Colombara, della lista civica Per una grande Vicenza, dedicata ai criteri per governare l’insediamento delle infrastrutture strategiche della transizione energetica e digitale.
Il documento, presentato il 26 agosto e discusso nella seduta del 13 ottobre, non individua ancora siti specifici né definisce progetti operativi, ma impegna l’amministrazione a dotarsi di indirizzi chiari per affrontare le future richieste di insediamento.
L’obiettivo non è ostacolare lo sviluppo dei data center, ma governarlo nell’interesse della collettività
Tra le priorità indicate figurano il recupero delle aree industriali dismesse o sottoutilizzate, la limitazione del consumo di suolo agricolo, la valutazione dell’impatto sulle reti elettriche e sulle risorse idriche, il coinvolgimento di università e ITS e la ricerca di benefici permanenti per il territorio.
Particolarmente interessante è la proposta di integrare i futuri data center nel sistema energetico cittadino, recuperando il calore prodotto dai server per alimentare il teleriscaldamento. Vicenza dispone già di una rete urbana che potrebbe rappresentare un punto di partenza per studiare questa opportunità.
Colombara ha richiamato anche le esperienze sviluppate a Berlino, dove il recupero del calore dei data center sta aprendo nuove prospettive per il riscaldamento urbano. Il messaggio politico è significativo: anticipare i cambiamenti, anziché subirli, costruendo un quadro di regole capace di prevenire conflitti e favorire investimenti coerenti con le esigenze locali.
Un esempio concreto arriva già dall’area milanese. Il progetto sviluppato da A2A ed Equinix a Settimo Milanese prevede il recupero del calore generato dai server per alimentare la rete di teleriscaldamento. A regime, l’iniziativa punta a valorizzare circa 225 GWh termici all’anno, dimostrando le potenzialità della collaborazione tra operatori digitali e utility energetiche.
La questione, tuttavia, è ancora più ampia. Transizione digitale e transizione energetica sono due processi profondamente interdipendenti. Senza la capacità di elaborazione dati assicurata dai data center sarebbe impossibile gestire efficacemente smart grid, edifici intelligenti, comunità energetiche, sistemi di accumulo e produzione distribuita da fonti rinnovabili.
Esiste inoltre una straordinaria opportunità di rigenerazione territoriale. La riconversione delle numerose aree industriali dismesse, i cosiddetti brownfield, consentirebbe di limitare il consumo di nuovo suolo e attrarre investimenti in un’economia ad alta intensità tecnologica, potenzialmente caratterizzata da emissioni locali molto inferiori rispetto a numerose attività industriali tradizionali.
Una prospettiva particolarmente importante nella Pianura Padana, tra le aree europee maggiormente esposte all’inquinamento atmosferico, dove la sostituzione dei combustibili fossili nel riscaldamento e la riconversione produttiva rappresentano priorità ambientali ed economiche.
Naturalmente, la sostenibilità non è automatica: dipende dall’efficienza energetica, dall’approvvigionamento elettrico, dalla gestione dell’acqua e dalla reale valorizzazione del calore residuo.
La lezione che arriva da Vicenza è dunque soprattutto culturale: superare la contrapposizione tra infrastrutture digitali e tutela ambientale, riconoscendo che, se correttamente progettati e integrati nei territori, i data center possono diventare parte della soluzione e un volano per una nuova economia sostenibile.





