Dove eravamo rimasti?
Dall’EPBD4 al PNRR, dalle reti elettriche all’intelligenza artificiale: l’autunno metterà il Governo davanti alla necessità di trasformare gli obiettivi in una politica industriale organica
Quando si stanno per chiudere i battenti dell’ufficio per prendersi il dovuto riposo agostano sembra che il mondo stia per finire, ma anche che i problemi sul tavolo verranno risolti in un domani che sembra lontanissimo.
È un fenomeno che conosciamo tutti molto bene, un tranello nel quale cadiamo (volentieri) ogni anno. Poi, al ritorno, e sono passate nel migliore dei casi solo poche settimane, i problemi sono tutti lì, ad attenderci al varco.
Si scorrono le mail, buttandone direttamente nel cestino qualche centinaio del tutto inutili, si fa appello ancora all’antica carta, sfogliando con apprensione il quaderno degli appunti e cercando cose di cui avevamo dimenticato magicamente l’esistenza e scopriamo così, dopo pochi giorni di acclimatamento, che nei pochi giorni di assenza non è cambiato proprio nulla e che le cose irrisolte sono ancora lì, in attesa di noi.
Questo vale a tutti i livelli, anche per chi è protagonista delle cerimonie del ventaglio e che ha sulle spalle la guida di un Paese complicato (ma anche straordinario) come l’Italia.
E allora proviamo ad immaginare l’agenda del Governo di questo autunno complicato e che sembra costituire un passaggio decisivo per le politiche italiane sulla transizione energetica e digitale. Sul tavolo di Palazzo Chigi e dei diversi Ministeri, infatti, si sono accumulati in questi mesi dossier diversi soltanto in apparenza, accomunati dalla necessità di passare finalmente dagli annunci alla definizione di una chiara strategia finalizzata al cambiamento.
Il primo nodo riguarda il recepimento dell’EPBD4
Dopo l’apertura della procedura d’infrazione europea, l’Italia dovrà definire la propria traiettoria per la decarbonizzazione del patrimonio edilizio, chiarendo obiettivi, priorità, strumenti finanziari e ruolo delle tecnologie. Non si tratterà semplicemente di stabilire quanti edifici riqualificare, ma di decidere come farlo, integrando involucro, impianti, fonti rinnovabili, automazione e sistemi di gestione dell’energia.
In questo quadro si inserirà la Legge di Bilancio 2027, chiamata a ridisegnare gli incentivi. Dopo la stagione degli interventi emergenziali, servirebbe una politica stabile, pluriennale e selettiva, capace di premiare i risultati effettivi e la qualità dei progetti. Pompe di calore, fotovoltaico, accumuli, infrastrutture di ricarica e BACS non possono più essere incentivati come tecnologie isolate: il valore sta nella loro integrazione e nella capacità di adattare produzione e consumi alle esigenze dell’edificio e della rete.
Proprio le reti rappresentano il secondo grande banco di prova. L’elettrificazione del riscaldamento, della mobilità e dei processi industriali richiederà maggiore capacità, accumuli, flessibilità e sistemi digitali di controllo. Installare più tecnologie elettriche senza adeguare infrastrutture e regolazioni rischierebbe di trasferire i problemi anziché risolverli.
Sul versante digitale incombe poi la chiusura del PNRR
Cloud, connettività, interoperabilità delle banche dati e servizi pubblici digitali dovranno superare la prova dell’utilizzo reale. Il raggiungimento formale dei target non basterà se cittadini e imprese continueranno a confrontarsi con piattaforme frammentate e procedure analogiche travestite da servizi online.
A tutto questo si aggiungono intelligenza artificiale, cybersecurity e data center
La crescita dell’AI e del cloud rende evidente quanto la transizione digitale dipenda da energia, reti, territorio e sicurezza. Un data center non è un oggetto immateriale: consuma elettricità, richiede connessioni, produce calore e sollecita infrastrutture spesso già congestionate.
Il punto, in definitiva, è proprio questo: transizione energetica e digitalizzazione non possono più essere governate separatamente. Sono le due facce di una medesima trasformazione industriale, che coinvolge edifici, città, imprese e competenze.
Dopo l’estate il Governo sarà chiamato a dimostrare di averlo compreso. Perché non ci servono soltanto nuove tecnologie, ma una visione capace di far dialogare energia, impianti, reti e dati. È su questo terreno, molto concreto e assai poco ideologico, che si misurerà la credibilità della transizione italiana.





