Il valore delle “città medie” italiane e dei loro territori


L’Italia è fatta non solo di città metropolitane, ma di città e aree vaste dal grande valore sociale ed economico. Un progetto ANCI per prepararle a diventare “Next Generation City”

L’Istat ad inizio 2019 indicava in 7.919 il numero di comuni italiani. E se solo una decina di anni fa erano 181 in più, sicuramente l’evento più significativo degli ultimi anni in termini di territorio è stato l’istituzione delle città metropolitane qualche anno fa.

Come afferma la Dottoressa Raffaella Florio – Responsabile in ANCI della Consulta Città Medie e del progetto MediAree-Next Generation City, che riflette sull’importanza delle città definite medie: “Sono città numerose e di grande valore per il tessuto sociale ed economico del nostro paese. E per la sua storia. Sono anche definite città-territorio perché su di esse gravitano popolazione e aree molto più ampie dei confini amministrativi, su di esse si dirama un ricco tessuto di piccole e medie imprese che ne fornisce un valore inestimabile e perché svolgono un importante ruolo di cerniera tra aree urbane e non.

In quest’ottica si inserisce il progetto “MediAree Next Generation City”: “Nell’ambito delle azioni per la semplificazione della PA, con questo progetto puntiamo a potenziare il ruolo dei comuni capoluogo di coordinamento delle aree vastesviluppando e consolidando le competenze di amministratori e funzionari rispetto a un’ampia gamma di materie fortemente interconnesse, volte a rafforzare la capacità di governance territoriale, a disegnare e implementare visioni e strategie intelligenti e progetti credibili. E oggi è ancor più importante sia nella prospettiva del Recovery Fund che del nuovo ciclo di programmazione europea 21-27”.
Il progetto di ANCI ha selezionato, nel dettaglio, 10 città capoluogo su cui sperimentare percorsi innovativi di governance: “Si tratta di Siena, Rimini, Avellino, Pordenone, Latina, Treviso, Trapani, Campobasso, Brindisi e Nuoro. Qui stiamo lavorando per trovare modalità ideali per costruire percorsi di pianificazione della città del futuro, la “next generation city”. Con queste città costruiremo grandi azioni di sviluppo che metteranno in sinergia e a sistema interventi sul fronte sociale, economico, culturale, ovviamente nella direzione della trasformazione ecologica e digitale. Non solo, in queste città costruiremo ampie alleanze operative pubblico-privato per sostenere concretamente la realizzazione delle stesse azioni finali a cui sono destinati gli interventi”.
Cosa verrà lasciato in eredità a queste città medie? “Visioni di città da consegnare alle prossime generazioni, strategie e azioni per realizzarle, capacità di costruire i progetti e di governare i territori con strumenti, attori, risorse adeguate. Sono città prese ad esempio e scelte secondo specifici criteri anche su scala europea, e che vanno a rappresentare le più di 100 città medie italiane. Alcune di queste sono sicuramente più pronte alla sperimentazione e digitalizzazione, altre ancora indietro. Ma le città medie tutte sono pronte al cambiamento: hanno una grande expertise sul fronte amministrativo, e una preziosa relazione diretta con i loro territori e attori principali, con le imprese, gli stakeholders e le istituzioni; hanno colto a pieno il rapporto tra centro e periferia in uno sviluppo urbano-rurale fortemente connesso alle vocazioni territoriali,  facendo della cura dei loro territori, della qualità della vita e del benessere degli abitanti, i punti di forza delle loro città.
E quali le difficoltà delle città medie in ottica smart? “Sicuramente il più difficile accesso alle risorse, il personale spesso limitato quantitativamente e la minor competenza nella programmazioneLa chiave del successo delle città medie affinché diventino “next generation cities” è sicuramente la capacità di integrarsi idoneamente con le tecnologie, di digitalizzarsi e connettersi, anche tra loro, oltre con il proprio territorio”.