Qual è l’intelligenza nella materia? Parla Pier Francesco Moretti (CNR)

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Studiare non-equilibrio e complessità, partendo dalla biologia e per guardare ad un futuro più sostenibile e alternativo”: il Dott. Moretti (CNR) parla del progetto di ricerca sui materiali.

Abituati a cercare soluzioni sempre più innovative e altamente tecnologiche per affrontare le grandi sfide del futuro, spesso si rischia di non riuscire a guardare davvero a lungo termine.
In tal senso, dunque, si fa sempre più urgente la necessità di riflettere su un Umanesimo tecnologico, come si dibatterà in occasione dell’Imperia Smart City Lab in programma i primi mesi del prossimo anno.

 In questa occasione spazio anche ad una ricca riflessione sull’intelligenza nella materia, come delinea Pier Francesco Moretti dell’Ufficio Relazioni Europee e Internazionali del CNR.
“Quattro sono alcune delle sfide globali sulle quali ragionare e per le quali trovare soluzioni e scenari innovativi e fruttuosi: la salute, l’acqua, la medicina e l’energia. Ma, come messo in evidenza da numerosi scienziati negli ultimi anni, in quest’ottica diventa essenziale ragionare anche sui materiali e su come questi possano trovare soluzioni di prioritaria importanza proprio in prospettiva di questa missione per il futuro del pianeta e dell’umanità”.
Quali materiali, quindi, risultano essere più adatti ad affrontare il domani affinché sia più tecnologico e sostenibile? Moretti non ha dubbi: “Dobbiamo ispirarci alla natura, individuando i principi fondamentali su cui si basa. Basti pensare alla nostra pelle, che è capace naturalmente di interagire con l’ambiente circostante, traendo da esso il meglio e rispondendo a pericoli e stimoli”.
Se dunque la biologia è il punto di partenza, l’obiettivo è ottenere maggiore sostenibilità con materiali intelligenti proprio nel senso che possano essere “a disposizione di tutti, quindi non basati su elementi rari, che non facciano scaturire conflitti su scala mondiale e che siano reperibili”.
“Bisogna partire dallo studio degli organismi
, – continua il Dott. Moretti – per capire come funzionano e trovare una strada tecnologica sì, ma viva. Non puntiamo ad inserire, attraverso un chip elettronico, l’intelligenza nella materia, ma a renderla viva in modo che, questa intelligenza, l’abbia per natura”.
Una sfida, senza dubbio di grande difficoltà: “Ovviamente non sappiamo ancora esattamente come fare, ma sappiamo che si può fare, ed è già un ottimo punto di partenza. La natura non andrà quindi copiata ma capita, in particolare per studiare soluzioni che risolvano i due grandi problemi che si sono palesati fin dall’inizio di questo progetto. In primis la complessità, che sta nell’avere a che fare con sistemi che, se affrontati indipendentemente nei loro costituenti, non garantiscono di capire la loro totalità. Basti pensare ai gemelli che, in natura, rispondono in maniera diversa alle malattie. In secondo luogo, il fatto di dover avere a che fare e studiare sistemi di non equilibrio, perché gli organismi naturali sono in continua interazione con l’ambiente e spesso le loro trasformazioni non sono prevedibili”.
Quali saranno quindi i materiali del futuro?Rappresenteranno un’alternativa all’Internet of Things, o quantomeno una compagna, reagendo agli stimoli esterni ma senza l’impostazione dettata da un algoritmo, e dovranno puntare ad una maggior sostenibilità delle risorse, indipendenza a cyber-attacchi, funzionalità e adattabilità. Una missione, questa, che ci pone nell’ottica oggi di studiare la funzione della materia, non prettamente le sue caratteristiche”.

 

Pier Francesco Moretti è laureato in fisica con dottorato in Astronomia. Dal 2007 al 2011 è stato responsabile dell’Ufficio per le attività internazionali del Dipartimento Terra Ambiente del CNR, e nel 2014, durante la presidenza italiana a Bruxelles, ha assunto la vicepresidenza del gruppo ricerca nel Consiglio. Coordina importanti progetti di ricerca internazionali e ha pubblicato più di 60 articoli scientifici. È membro del Comitato Esecutivo e del Comitato Scientifico del progetto Foresight del CNR nell’ambito del quale coordina il Gruppo di lavoro sui materiali intelligenti “Stem Materials”.