Banda larga, la strategia Europa 2020 in ritardo


L’Europa non ce la farà a garantire a tutti i suoi cittadini una connessione internet a banda larga entro il 2020. Men che meno riuscirà a farlo l’Italia. È il parere della Corte dei conti europea che il 5 giugno scorso ha comunicato che «nonostante un generale miglioramento della copertura della banda larga in tutta l’Ue, non tutti i target fissati per il 2020 verranno raggiunti. L’obiettivo di assicurare ad almeno il 50% delle famiglie europee connessioni alla banda larga ultraveloce entro il 2020 è ancora ben lontano dall’essere raggiunto. Le zone rurali, in particolare, continuano a costituire un problema nella maggior parte degli Stati membri: in 14 Stati su 28, la copertura della banda larga veloce nelle zone rurali era inferiore al 50%. Inoltre, a metà del 2017 solo il 15% delle famiglie era abbonato a connessioni internet ultraveloci».

Nel caso delle zone periferiche e rurali la Corte ricorda che i finanziamenti per la realizzazione dell’infrastruttura banda larga non sempre sono stati adeguati ed il sostegno della Banca europea per gli investimenti non si è focalizzato sulle zone in cui è maggiormente necessario.

Scopriamo, insomma, che il ritardo italiano è condiviso in tutto il continente rispetto all’obiettivo di Europa 2020, la strategia decennale proposta dalla Commissione europea nel 2010 basata su una visione di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva che contiene l’agenda digitale, considerata una delle sette iniziative faro di Europa 2020.

Nello specifico italiano, tuttavia, il nostro Paese «potrebbe trovarsi in una buona posizione per conseguire gli obiettivi della Commissione per il 2025, uno dei quali è l’accesso alla banda larga ultraveloce, estensibile a 1 Giga per tutte le famiglie», afferma ancora la Corte. Potrebbe, la Corte usa prudentemente il condizionale, spetta alle nostre istituzioni far sì che la previsione del 2025 si avveri.

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