Costruzioni, senza competenze non c’è futuro: l’allarme del rapporto Formedil-Cresme

8 Ottobre 2026 Luca Baldin


La formazione cresce, ma non basta a colmare la grave carenza di tecnici qualificati nell’edilizia e nell’impiantistica. Serve una strategia nazionale per governare il ricambio generazionale e accompagnare la transizione energetica e digitale. Il progetto europeo LIFE SKEMA indica una possibile strada

Il settore delle costruzioni continua a crescere, ma rischia di trovarsi presto di fronte a un paradosso: avere lavoro, investimenti e tecnologie disponibili, ma non le persone qualificate per trasformarli in opere e servizi.

È questo il segnale più preoccupante che emerge dal Rapporto Formedil-Cresme 2026, presentato a Bologna, che fotografa un comparto in profonda trasformazione, nel quale la questione delle competenze sta assumendo i contorni di una vera emergenza nazionale.

I numeri della formazione sono incoraggianti: nel 2025 sono stati realizzati 22.925 corsi (+12,1%), coinvolgendo oltre 200.000 allievi per 418.000 ore formative (+11,5%). Ma non basta.

Il settore conta ormai oltre 1,7 milioni di occupati, con una crescita del 26,7% rispetto al 2019, mentre si accentuano squilibri generazionali e professionali. La fascia tra i 30 e i 49 anni, quella che dovrebbe garantire esperienza e trasmissione delle competenze, perde progressivamente peso. Ancora più significativo il dato sulle qualifiche professionali, la cui incidenza scende dall’8,5% al 6,7%.

Il problema è particolarmente grave nelle professioni tecniche, dagli installatori ai manutentori, dai tecnici di cantiere agli specialisti degli impianti intelligenti. Proprio mentre elettrificazione, digitalizzazione e decarbonizzazione richiedono competenze sempre più sofisticate, il sistema formativo fatica a produrle in quantità adeguata.

E qui emerge una questione eminentemente politica. Nonostante la sua rilevanza strategica, la carenza di personale tecnico qualificato non sembra ancora occupare nell’agenda del Governo il posto che meriterebbe. Si continua sostanzialmente a lasciare al mercato, alle imprese e alle associazioni di categoria il compito di risolvere autonomamente un problema che richiederebbe invece una regia pubblica, capace di razionalizzare l’offerta formativa, definire standard professionali e programmare i fabbisogni.

Non si tratta di sostituirsi al mercato, ma di metterlo nelle condizioni di funzionare. Perché senza competenze non ci sarà alcuna transizione energetica e digitale, né sarà possibile cogliere pienamente le opportunità offerte dalla riqualificazione del patrimonio edilizio.

Un approccio interessante arriva dal progetto europeo LIFE SKEMA, che propone una logica sistemica di sviluppo delle competenze legate alla transizione energetica, attraverso il raccordo tra fabbisogni professionali, formazione e attori della filiera. Un modello che meriterebbe di essere studiato e replicato anche in altri ambiti delle costruzioni.

Il messaggio del Rapporto Formedil-Cresme è dunque chiaro: aumentare i corsi è necessario, ma non sufficiente. Occorre costruire una politica industriale delle competenze, che colleghi scuola, formazione professionale, imprese e istituzioni.

Perché il capitale umano non è una variabile accessoria della transizione: ne è la condizione indispensabile.

Luca Baldin

Project Manager di Pentastudio e della piattaforma di informazione e marketing Smart Building Italia. È event manager della Fiera Smart Building Expo di Milano e Smart Building Levante di Bari. Dirige la rivista Smart Building Italia.