Data center, operazione verità: IDA smonta i falsi miti e rilancia il ruolo strategico dell’Italia
Al Data Center Symposium di Roma, il presidente di IDA Luca Beltramino presenta numeri e prospettive di un settore in forte espansione. Acqua, energia e consumo di suolo al centro di un confronto basato sui dati, per superare le fake news e costruire un dialogo trasparente con istituzioni e territori
I data center rappresentano una delle infrastrutture strategiche sulle quali si giocherà una parte importante del futuro economico e tecnologico del nostro Paese. Eppure, proprio mentre l’Italia si prepara a cogliere una straordinaria opportunità di sviluppo, il settore deve fare i conti con una crescente diffusione di informazioni distorte, quando non di vere e proprie fake news, che rischiano di compromettere investimenti e consenso territoriale.
È questo il tema centrale emerso oggi a Roma nel corso del Data Center Symposium di IDA (Italian Data Center Association), dove il presidente Luca Beltramino ha presentato una relazione ricca di dati, con un obiettivo preciso: riportare il dibattito sui fatti, sottraendolo a semplificazioni e pregiudizi.
Un mercato che accelera: 205 data center operativi e 83 nuovi progetti
I numeri illustrati da Beltramino fotografano un settore in piena trasformazione. In Italia operano 61 operatori, con 205 data center attivi e una capacità IT complessiva di 760 MW a fine 2025, di cui 460 MW commerciali.
Le prospettive sono altrettanto significative: 83 nuovi progetti previsti tra il 2026 e il 2028, investimenti pianificati per 25,4 miliardi di euro e una capacità potenziale che potrebbe raggiungere i 2 GW entro il 2031.
Nonostante questa accelerazione, il nostro Paese presenta ancora un ritardo infrastrutturale evidente: a fronte di una quota del 13% della popolazione europea e del 12% del PIL, l’Italia rappresenta appena il 4% della capacità data center del continente.
Un divario che costituisce anche un’importante opportunità di crescita, soprattutto se si considera che l’intelligenza artificiale sta imprimendo un’ulteriore accelerazione alla domanda di infrastrutture digitali.
Acqua, energia e suolo: i numeri contro i falsi miti
Particolarmente efficace la parte della relazione dedicata a tre questioni che alimentano frequentemente le contestazioni ai nuovi insediamenti: consumo idrico, fabbisogno energetico e occupazione del territorio.
Acqua. Secondo i dati presentati da IDA, il consumo annuale del settore in Italia è stimato in 2,8 milioni di metri cubi, a fronte dei 130 milardi di metri cubi di prelievi idrici nazionali totali, ovvero lo 0,002%.
Energia. A fronte di richieste di connessione alla rete che hanno raggiunto i 100 GW, Beltramino ha richiamato un dato fondamentale: la potenza richiesta non equivale a quella effettivamente utilizzata. A titolo di esempio, per otto data center connessi in alta tensione in Lombardia, a fronte di circa 400 MW contrattualizzati, il prelievo effettivo indicato è di 100 MW.
Suolo. La superficie complessivamente occupata dai data center italiani è stimata in 400.000 metri quadrati, circa un millesimo della superficie nazionale destinata alla manifattura. Inoltre, l’80% dei nuovi sviluppi si concentra su aree brownfield, favorendo il recupero di siti già urbanizzati o industrializzati.
Numeri che non eliminano la necessità di valutazioni ambientali puntuali, ma che dimostrano quanto sia indispensabile distinguere tra percezioni, richieste teoriche e impatti effettivi.
Il valore economico e occupazionale
IDA ha inoltre presentato una stima dell’impatto generato da 100 MW di nuova capacità tra il 2026 e il 2029: 2,788 miliardi di euro di fatturato complessivo attivato, un miliardo di valore aggiunto e 2.716 occupati medi annui lungo la filiera, considerando effetti diretti, indiretti e indotti.
Un moltiplicatore occupazionale di 3,29 volte che conferma come i data center non siano semplicemente grandi contenitori di server, ma infrastrutture capaci di alimentare un articolato ecosistema industriale, tecnologico e professionale.
I territori devono diventare protagonisti, non spettatori
Dal confronto romano è emersa anche una significativa convergenza politica: i rappresentanti istituzionali presenti hanno riconosciuto il carattere strategico e irrinunciabile dei data center per l’economia del futuro.
Ma la vera sfida è quella del rapporto con i territori. Non si può pensare di governare un processo di questa portata senza coinvolgere amministrazioni locali, comunità, imprese e rappresentanze economiche e sociali.
Occorre lavorare fianco a fianco, mettendo a disposizione informazioni trasparenti, dati verificabili e strumenti di valutazione condivisi. Solo così sarà possibile assumere decisioni consapevoli, individuare le localizzazioni più appropriate e coniugare sviluppo industriale, sostenibilità ambientale e benefici per le comunità.
L’Italia, come ha ricordato Beltramino, ha perso il primo treno del cloud. Oggi, grazie all’intelligenza artificiale e alla crescente importanza della prossimità del dato, può salire sul secondo.
A condizione di non perdere tempo a combattere fantasmi, ma di affrontare con serietà, competenza e trasparenza le sfide reali.





