La Commissione Telecomunicazioni: “No alla duplicazione delle reti”

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Efficienza, risparmio, neutralità: sembrano questi i paradigmi irrinunciabili di una moderna rete di telecomunicazioni a cui guarda con interesse e qualche preoccupazione Alessandro Morelli, Presidente della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera.
Di fronte alle manovre di Open Fiber e TIM e all’imminente rinnovo dei vertici della società controllata da Enel e Cassa Depositi e Prestiti, il Deputato della Lega ha ritenuto di ribadire la posizione del Governo che diventa anche un viatico per la nuova governance:  Per Open Fiber – ha dichiarato Morelli – serve una dirigenza determinata a ottimizzare le strutture della rete, evitando quei doppioni che rappresentano spreco di investimenti e ritardi nel raggiungimento dell’obiettivo di coprire il territorio nazionale.  L’unica strada possibile per avere la garanzia di restare al passo con i grandi competitor del mercato globale”.

Se è evidente che quello di Morelli è un chiaro invito ad Open Fiber al dialogo con Tim, rivolto alla vigilia del rinnovo dei vertici della società e che trova riscontro negli esiti dell’assemblea di Tim del 29 marzo, sfociata in una tregua per nulla scontata fra i due principali azionisti, la società francese Vivendi e il fondo americano Elliott, favorita da una mediazione strategica di Cassa Depositi e Prestiti favorevole all’accordo con Open Fiber; non di meno la presa di posizione del Governo in tema di non duplicazione delle reti pone un altro problema, ben noto tra gli addetti ai lavori, ma probabilmente meno noto ai decisori politici.

La rete, infatti, se la si intende nell’unica vera soluzione performante e a prova di futuro, che è l’FTTH (fiber to the home), è una struttura complessa. Prevede quindi una molteplicità di soggetti attivi, a partire da quei condomini che si sono trovati, volenti o nolenti, dopo il 1° luglio del 2015 a dover realizzare quegli impianti multiservizi previsti dall’art. 135 bis del Testo Unico dell’edilizia. Se il principio espresso da Morelli va inteso in senso estensivo – e non avrebbe senso non farlo – l’invito ad evitare gli sprechi e a non duplicare le reti vale per tutte le tratte, a maggior ragione per quelle verticali, particolarmente onerose e complesse da realizzare (per ammissione degli stessi operatori di rete) che stanno obiettivamente rallentando la realizzazione dell’infrastruttura in modalità FTTH. Basti al riguardo confrontare i dati AGCOM sull’incremento delle connessioni nel periodo 2014-18 in modalità FTTC e FTTH.

Per creare una sinergia virtuosa in grado di accelerare la realizzazione della rete e di ottimizzare i costi di realizzazione si renderà quindi necessario includere nei principi di non duplicabilità anche le tratte verticali, spingendo gli operatori ad utilizzare gli impianti dove esistenti per legge (negli edifici nuovi e ristrutturati), ma anche, attraverso leve fiscali idonee, ad adeguare quelli più vecchi, dal momento che questo costituisce il vero collo di bottiglia del sistema. Solo attraverso questo meccanismo virtuoso, infatti, sarà possibile accelerare il processo, ancora lento, di infrastrutturazione del Paese attraverso reti autenticamente FTTH.

Ma per ottenere questo risultato sarà non di meno necessario mettere mano ad una precisa regolamentazione dei rapporti tra operatori e proprietari degli immobili (e quindi degli impianti di distribuzione verticali). Va infatti coniugato il diritto dei proprietari a non vedere duplicato l’impianto e a poterlo connettere alla rete BUL con l’esigenza degli operatori di poter assicurare all’utente finale la gestione end to end. Un tema delicato che è rimasto sospeso per troppo tempo e che ora necessita di un intervento urgente.