La tratta terminale della rete BUL infiamma anche la campagna elettorale della capitale


Dopo due bocciature in extremis del Digital Bonus e un’indagine pubblica dell’autorità garante su linee guida che avrebbero dovuto “risolvere” alla radice il nodo della tratta terminale della rete BUL, ovvero quella verticale, la vexata quaestio degli impianti multiservizio in fibra ottica infiamma anche la campagna elettorale della capitale.

Marcello De Vito, attuale Presidente dell’Assemblea capitolina e Capogruppo di Forza Italia in Campidoglio, ha infatti rilasciato alla stampa un’articolata dichiarazione per affermare “urbi et orbi” che “occorre applicare nel territorio cittadino quanto già previsto dalle direttive europee in materia di telecomunicazioni, relativamente all’impianto multiservizio in fibra ottica in grado di gestire tutti i servizi universali di un condominio ed in materia di rifacimento delle colonne montanti elettriche vetuste”. 

“L’applicazione di questi provvedimenti – ha continuato De Vito – permetterebbero ai progettisti e agli impiantisti di realizzare le infrastrutture elettriche e di telecomunicazioni all’interno degli edifici e delle proprietà private, godendo del compenso equo e non discriminatorio previsto dalle norme e gestito dalle Autorità competenti. Infatti, la possibilità per i proprietari di unità immobiliari di gestire queste infrastrutture situate nelle proprietà private, significherebbe tempi molto più brevi nella loro realizzazione, maggiore efficacia ed efficienza nella gestione della loro manutenzione ordinaria e straordinaria, con la possibilità di attivare un mercato indotto molto importante su tutti i nuovi servizi, anche relativi alla transizione energetica”. 

Non solo, ma il noto politico ha concluso che “sarebbe importante sottoscrivere un accordo con le professioni tecniche, per il coordinamento dell’operazione sotto il profilo della stabilità e del livello di servizio offerto ai proprietari che pagano le bollette dei servizi”.

A ben vedere, si tratta di un importante allineamento politico su temi da tempo sollevati, in ogni sede possibile, dai rappresentanti delle categorie interessate e che delinea, peraltro, una inedita visione bipartisan (o filo governativa), rappresentando notoriamente la posizione anche di alcuni noti esponenti del Partito Democratico. 

I concetti chiave che si evincono dalla dichiarazione di De Vito sono anzitutto la necessità di infrastrutturare gli edifici di Roma attraverso gli impianti multiservizio (ovvero quelli descritti dalla guida CEI 306/2) per consentire ai cittadini romani di accedere alla più vasta gamma di servizi innovativi e di farlo approfittando dell’esigenza di rifare le colonne elettriche montanti vetuste, la cui criticità è emersa in tutta la sua evidenza e drammaticità con i numerosi devastanti incendi di questa estate. 

Correttamente De Vito non parla di connettività, ma di servizi universali, dei quali la connettività a banda ultra larga rappresenta soltanto un aspetto (per quanto fondamentale); lasciando intendere che tale infrastruttura non si ottiene con gli impianti FTTH degli operatori.

Altro concetto chiave, ben espresso dal politico romano, riguarda l’unico vero modo per chiudere una volta per tutte la partita dei contenziosi tra operatori di rete e proprietari immobiliari: ovvero affidare a questi ultimi e ai loro tecnici la gestione della tratta verticale della rete come infrastruttura d’edificio atta a fornire “intelligenza” all’edificio stesso, adottando la filosofia dell’edge computing.

Una posizione condivisa in modo assolutamente trasversale da gran parte delle rappresentanze che hanno preso la parola o depositato documenti in occasione dell’indagine pubblica di Agcom sulle fantomatiche “linee guida” che dovrebbero finalmente riordinare il sistema e i cui esiti sono scomparsi dai radar da un tempo decisamente troppo lungo per essere normale.

Marcello De Vito sembra, quindi, riprendere temi cari agli ordini Professionali aderenti alla Rete delle professioni tecniche, ad associazioni di categoria come CNA e Confartigianato, ma anche di associazioni professionali, come ANACI (amministratori di immobili) o Smart Building Alliance e persino di associazioni di consumatori come Adiconsum, chiaramente espressi durante le audizioni e che chiedono con forza a Governo e Autorità garante di fare un passo oltre il già visto e i già noto e di approfittare dell’occasione, unica, del salto tecnologico dal rame alla fibra ottica per ridisegnare con coraggio l’architettura di rete nazionale e per far fare un passo in avanti fondamentale agli edifici in termini di dotazione impiantistica, anche ai fine dell’efficientamento energetico e, quindi, del raggiungimento degli obiettivi sulla decarbonizzazione, estremamente sfidanti, che ci pone l’Unione Europea.

Una posizione pressoché unanime, si diceva, che proprio per la sua compattezza deve aver sorpreso i funzionari dell’Autorità garante, creando qualche comprensibile imbarazzo su un testo preliminare ampiamente discutibile e insoddisfacente.

A quando la prossima puntata?