Fibra e 5G fra nuovi cantieri e audizioni parlamentari


5G e fibra, dall’inizio di questo 2019 le telco stanno accelerando per coprire l’intero territorio italiano di entrambe le risorse, ritenute fondamentali per un pieno adeguamento tecnologico del Paese agli standard globali. Ma se, da una parte, Vodafone Italia, per bocca dell’amministratore delegato Aldo Bisio, incorona Milano come “capitale europea del 5G”, dichiarando che, con la fine del 2018, l’80% dell’utenza milanese sarà dotata del nuovo internet superveloce, dall’altra si segnalano ancora ostacoli strutturali da superare.

A proposito di questi ultimi, un punto di riferimento rilevante sulle prospettive italiane del 5G è costituito da un recente studio dell’International Communication Union sulle problematiche relative ai limiti stabiliti per l’inquinamento elettromagnetico ambientale, connesso anche alle emissioni della telefonia mobile. In questo ambito la normativa dell’Italia (che è la stessa adottata da Cina, Russia, India, Polonia e Svizzera) si basa su limiti più restrittivi rispetto al resto d’Europa; per effetto di questi limiti la ricerca stima che nei prossimi tre anni in Italia sarà impossibile soddisfare fino al 67% della crescente domanda di trasmissione dati .

È anche sulla base di questa previsione, di cui si vogliono constatare consistenza e implicazioni, che dallo scorso autunno la Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera ha avviato una serie di audizioni e approfondimenti mirati a un’analisi conoscitiva completa e attendibile sulla transizione dell’Italia verso il 5G e la gestione dei Big Data. Un’iniziativa su cui esercitano il loro peso anche le periodiche segnalazioni pervenute dall’Antitrust sugli eccessivi ostacoli normativi posti all’installazione di nuove linee dai numerosi conflitti fra regolamenti nazionali, regionali e comunali.

Fra settembre e oggi la Commissione ha tenuto sedute aperte alle audizioni di rappresentanti delle maggiori telco impegnate sul territorio italiano per l’installazione delle nuove tecnologie. Rilevante è stata in particolare l’ultima sessione, nella quale è intervenuta Elisabetta Ripa, quale amministratrice delegata di Open Fiber, la società attraverso cui il Gruppo Enel ha iniziato a operare nel mercato italiano della fibra ottica. “Nel corso del 2019 apriremo altri duemila cantieri, da sommare ai mille già in attività” ha dichiarato Elisabetta Ripa, sottolineando la fondamentale importanza della fibra ottica nei processi di digitalizzazione industriale del Sistema Italia. “Il nostro è un Paese – ha ricordato a tale proposito l’AD di Open Fiber – dove la velocità media di trasmissione è 9,2 megabit al secondo a fronte di una media Ue di 15 megabit al secondo,  per cui si può cogliere la necessità di investire presto e bene in fibra ottica”.

A tal fine, il piano di Open Fiber si basa su 6,5 miliardi di investimenti di cui due terzi sulle aree metropolitane A e B, zone urbanizzate dove la società interviene con investimenti propri per la costruzione dell’infrastruttura.

Nel frattempo, il governo, nell’ambito del Decreto Semplificazioni ha incluso un emendamento finalizzato a un iter semplificato e più breve per ottenere le autorizzazioni per l’installazione di reti a banda ultralarga. L’autorizzazione dovrà essere rilasciata entro il termine di 90 giorni, e non più 120, da parte della Soprintendenza a condizione che la richiesta sia corredata da idonea e completa documentazione tecnica. In caso di utilizzo di tecnologie a basso impatto ambientale con minitrincea, le attività di scavo saranno precedute da indagini non invasive e, se l’impatto sul sottosuolo risulterà basso, non sarà necessario applicare la circolare del ministero dei Beni culturali sulla verifica preventiva dell’interesse archeologico. In ogni caso, si legge nel testo, “il soprintendente può prescrivere il controllo archeologico in corso d’opera per i lavori di scavo”.

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