5G: iniziative dei Comuni e del TAR a confronto

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Sempre acceso il dibattito tra pro e contro tecnologia 5G: numerose le iniziative dei Comuni per sciogliere i dubbi, tra enti preoccupati e favorevoli decisioni del TAR

Recentemente, il Comune di Schio ha avviato un dibattito approfondito sul tema delle diverse sfaccettature sulla questione 5G. L’iniziativa, realizzata in tandem con il Distretto di Scienza e Tecnologia, è stato moderato dal giornalista Luca Fabrello e ha dato spazio a numerosi voci sull’argomento, concentrando l’attenzione sulle eventuali ripercussioni sulla salute del 5G.

Al dibattito hanno partecipato, in particolare, Antonio Capone, docente del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano, Paolo Ravazzani, direttore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Patrizia Gentilini, oncologa dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, Fiorella Belpoggi, direttrice del centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” del Ramazzini e Carmela Marino, che lavora per l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie ed è membro del Comitato Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP).

Ciascun ospite, con generosità comune ma competenze ed esperienze diverse, ha contribuito a donare alla serata contenuti di prim’ordine e vero spessore di confronto scientifico” – ha affermato il moderatore – “Con derivate anche decise, ma sempre all’insegna di massima educazione e rispetto.”

L’intero appuntamento si è sviluppato attorno all’accesa tematica che infiamma ormai da mesi tra aziende, cittadini ed enti pubblici: il 5G fa male alla salute? Se in Italia è presente un limite delle emissioni elettromagnetiche di 6 V/m nelle aree con maggiore passaggio di persone, quello suggerito dall’ICNIRP è di 61 V/m; e per il piano Colao pare avvicinarsi l’ipotesi di alzare i limiti in vigore per accelerare lo sviluppo delle reti 5G, rimanendo nella soglia stabilita dall’Europa.

Se con i sistemi precedenti gli operatori hanno già saturato il limite, l’alternativa che hanno se devono installare il 5G è o spegnere i sistemi precedenti, cosa che non possono fare, o mettere l’antenna da un’altra parte e quindi aumentano il numero delle antenne“, ha sottolineato il Prof. Capone. “Il sistema Paese Italia spenderà di più per dotarsi della tecnologia del 5G. È stato stimato nell’ordine di 10-15 miliardi di euro“.

Per Ravazzani, “uno studio va tenuto in considerazioneMa sulla base di un solo studio, non va presa una decisione. La scienza non è un’opinione: è basata sui fatti e sulla sommatoria dei fatti condivisi. Questi risultati vanno a sommarsi a quelli di tutti gli altri studi“.
D’altra parte, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha inserito una discussione sulla cancerogenicità della radiazioni da campi elettromagnetici da sviluppare nei prossimi anni.

Davanti al fatto che mancano delle certezze sull’assoluta innocuità di queste radiofrequenze e, viceversa, ci sono studi che sollevano dei dubbi, il buon senso impone che ci si fermi e si continui a studiare“, ha sottolineato l’oncologa Gentilini.

Sospensioni, ordinanze e tribunali: il TAR si muove pro 5G

Recenti sono le notizie di alcune ordinanze comunali sfavorevoli al 5G annullate dal TAR, appunto. Come nel caso del TAR siciliano che ha dato via libera a Cefalù all’installazione degli impianti 5G nella cittadina in provincia di Palermo. I giudici amministrativi hanno infatti accolto un ricorso avviato da Fastweb annullando così un’ordinanza del sindaco Lapunzina che aveva vietato l’introduzione della tecnologia perché non ancora noti gli effetti del 5G sulla salute. Lapunzina ha commentato:

“Il provvedimento di annullamento si limita a dire che le motivazioni della mia ordinanza contengono ‘numerosi elementi tecnici che necessitano di adeguato approfondimento’. Deve, quindi, desumersi che il fatto che non sia ancora stata scientificamente accertata l’assenza di danni alla salute non sia, secondo il giudice, di per sé, motivazione sufficiente a vietare l’installazione degli apparati”.

Finita in Tribunale anche l’ordinanza del Sindaco Rucco che nella sua Vicenza aveva bloccato la sperimentazione e l’installazione della tecnologia 5G giusto qualche mese fa. Qui, Telecom e WindTre hanno presentato ricorso per chiedere l’annullamento del provvedimento. Gli operatori hanno ribadito di aver vinto nel 2018 un bando valido in tutto il territorio italiano per i diritti d’uso delle frequenze 5G e di aver subito sul territorio un importante “danno di immagine ed economico“.