Switch-off tv: broadcaster indipendenti chiedono garanzia del pluralismo radio televisivo


Una comunicazione ufficiale al Mise per dare respiro e garanzie alle aziende indipendenti. E Confindustria, intanto, invia le sue richieste

Una lettera al Ministero e una presa di posizione nettamente diversa da quella di Confindustria RTV.
È quanto si è verificato qualche giorno fa con l’appello di 12 aziende appoggiate alle reti di trasmissione di Persidera, che hanno chiesto in maniera ufficiale la possibilità che lo switch-off rimanga obbligatorio e invariato nel calendario.
Tutto questo per non penalizzare le aziende minori, in soldoni, e in questo modo il grande tema al centro del mondo dei broadcaster e degli operatori di rete torna centrale e di attualità.

E nell’ottica che vede il Dvb-T2 entrare in vigore, da calendario, nel 2022 per liberare la banda 700 per il 5G, da una parte i grandi players del settore che ad oggi chiedono una revisione della roadmap ministeriale con l’allungamento dei tempi per compiere lo switch-off e una maggiore libertà con la facoltà di scegliere se adottare il Dvb-T2. Per questi protagonisti del sistema televisivo nostrano, infatti, sono utili anche reti di trasmissione proprietarie, e risulterebbe quindi più semplice organizzarsi anche senza lo switch-off, potendo così optare con libertà sulle modalità di trasmissione dei propri canali, senza vincoli con altri operatori.
D’altro canto, invece, si trovano gli operatori nazionali indipendenti, appoggiati ad una società terza per trasmettere il segnale, favorevoli al quadro normativo già confermato a livello statale, con  il passaggio al Dvb-T2.

Lato suo, Confindustria Radio Tv ha recentemente inviato missiva ai vertici ministeriali con le proprie richieste – tra cui spicca quella di una transizione ordinata e flessibile, con parziale revisione della roadmap del Mise – mentre i 12 broadcaster indipendenti, appoggiati a Persidera, hanno da qualche giorno fatto presenti le proprie ragioni, timorosi dall’idea di venire penalizzati da una variazione normativa e dalla flessibilità nell’adozione dell’Mpeg-4 e del Dvb-T2, standard che arriva anche a raddoppiare la capacità di trasmissione a parità di banda, con la conseguente compensazione per i piccoli operatori della capacità persa con l’addio alla banda a 700 MhZ.

Bonus Tv: quei 250 milioni per lo switch-off

Una cifra complessiva che pare non sufficiente, quella dell’incentivo rivolto ai cittadini, chiamati a cambiare apparecchio o dotarsi di un decoder per poter ricevere le trasmissioni in Dvb-t2/Hevc con deadline sempre più a stretto giro.
Nel frattempo, il Mise e il ministero dell’Economia e delle Finanze sono stanno per pubblicare i decreti attuativi che potranno finalmente sbloccare gli incentivi – 100 euro a famiglia – volti alla sostituzione delle televisioni da oggi al 2022.
E se il nuovo standard in arrivo permetterò una migliore qualità e una risoluzione più elevata con un nuovo standard di codifica per la compressione video, saranno proprio 250 i milioni di euro deputati nel decreto Sostegni, seppur non sufficienti a rispondere alle richieste previste.
Nel frattempo il Governo sta pensando ad un nuovo bonus TV, senza limite ISEE: un bonus tv per tutti, diverso da quello confermato ad oggi, che può esser richiesto solo dalle famiglie con un ISEE fino a 20 mila euro e per un valore massimo di 50 euro e l’incentivo viene erogato sotto forma di sconto da parte del venditore della TV o del decoder e sarà valido fino al 31 dicembre del prossimo anno.
Confindustria Rtv, preme per il rinvio delle scadenze del passaggio al DVB-T2, anche nell’ottica di consentire alle famiglie di dotarsi per tempo di apparecchi e decoder, e al contempo alle imprese di adeguarsi al nuovo standard.